Blogtour “Il filo rosso” di Alessia Coppola – 3ª TAPPA – Le ambientazioni del romanzo

Buongiorno miei dolci Lettori!
È sempre un piacere ospitare su Le Parole Segrete dei Libri la tappa di un blogtour 😉 se poi aggiungiamo che il romanzo di oggi è scritto dalla talentuosa penna di Alessia Coppola e, soprattutto, che ad accogliere questa sua nuova avventura d’inchiostro è stata niente meno che la HarperCollins Italia… allora direi che il successo è assicurato!

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Parliamo infatti di Il filo rosso, l’ultimo figlio d’inchiostro di Alessia, scrittrice e illustratrice brindisina che conoscerete sicuramente tutti ❤ In collaborazione con questa grande Casa Editrice, l’autrice intesse una storia dal sapore nuovo, fresco, diverso dalle sue precedenti opere. Lascia tuttavia spazio ad una piccola spruzzata di polvere di fata, così che mito, realtà e destino si possano amalgamare alla perfezione e far battere il cuore ad ogni Lettore 😀

Oggi, in questa terza tappa del tour, scopriremo quali luoghi sono stati scelti da Alessia per dare vita alla storia della sua protagonista Allyson. Suoni e colori contornano un’incantevole avventura del cuore, dove la paura di rischiare e la voglia di amare lottano fra loro per emergere. Quale delle due avrà la meglio lo lascio scoprire a voi 🙂

Il filo rosso

 

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Non nasconderti dietro il destino. Quello lo costruiamo noi, con i nostri propositi e le nostre azioni.
Secondo la leggenda cinese del filo rosso del destino, ognuno di noi nasce con un invisibile filo rosso legato al mignolo della mano sinistra: questo ci lega indissolubilmente a coloro cui siamo destinati. Tempo, spazio, circostanze non contano. Finché le anime sono in vita il filo le lega.
Allyson non sa chi troverà in fondo al suo filo. È amareggiata, certa ormai che il vero amore sia solo una chimera, come quel dragone azzurro di cui favoleggiava l’amica cinese Lin Mei, e che avrebbe dovuto guidare la sua strada per la felicità mentre invece l’ha solo illusa. L’unica soluzione è cercare rifugio in quella stanza che profuma di trementina e ha i colori di una tavolozza d’artista.
Ally si fa curare dalla pittura, il suo primo amore, e chissà che cosa emergerà da quella tela, forse il futuro che lei desidera per se stessa…

Titolo: Il filo rosso
Autore: Alessia Coppola
Prezzo: €3,49
Pagine: 175
Pubblicazione: 29 luglio 2016
Editore: HarperCollins Italia

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La fresca brezza autunnale irruppe nella stanza. La vista era meravigliosa. Il Golden Gate brillava sotto la luce del tramonto e l’acqua sembrava un drappo d’oro. Anche i miei occhi brillarono per l’emozione di quella vista.

La città californiana di San Francisco è il principale scenario delle vicende della nostra storia. È nei suoi palazzi e fra le sue strade che la vita di Allyson prende schiaffi e carezze. La città attraversa stagioni e colori, ma la sua incredibile bellezza rimane inaterata mentre il Destino completa, pennellata dopo pennellata, il suo incantevole quadro. Il cuore di Allyson si specchierà nelle acque della baia, alla ricerca di quella parte di se stessa che il Lettore, insieme a lei, vuole imparare a conoscere e amare.

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Un’esplosione di colori ci invase non appena varcammo i confini che delimitano quel quartiere dal resto della città. La porta di accesso a Chinatown, con i suoi tre piccoli tetti a spiovente con tegole verde smeraldo, i dava il benvenuto.
Mi piaceva quel posto, era surreale e folle.

Profumi e colori orientali abbracciano i momenti più magici della storia di Allyson, attimi in cui realtà e fato si fondono per dare corpo a ciò he la vita dovrà essere. Bancarelle, negozi, ristoranti… ogni angolo di Chinatown è impregnato di quella poesia che da tempo ha abbandonato il cuore della protagonista. Sono gli incontri che facciamo a donare speranza dove sembra vincere il buio. Quando è il Destino a scegliere cosa piazzare sulla sua scacchiera e a muovere le pedine affinchè la partita sia vincente, sta poi a noi coglierne i segnali… ad Allyson il compito di credere in qualosa al di là di ciò che si può vedere e toccare. Un’immersione nel paradiso della fantasia (dove luminarie, spezie e dragoni fanno da padrone) potrebbe essere la cura per ogni cuore spezzato ❤

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Giveaway Time!

Vi lascio il calendario completo del tour:

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Ecco le regole per partecipare al giveaway 😀 Se volete provare a vincere una copia digitale del romanzo, non dovrete fare altro che compilare il form che trovate cliccando sul link qui sotto e rispettare le semplici regole che seguono. Il Giveaway terminerà il 1° Agosto.

1) Mettere “Mi piace” alla pagina di HarperCollins Italia
2) Diventare lettori fissi dei blog partecipanti
3) Commentare tutte le tappe
4) Condividere l’evento sui vari social (Facebook, Twitter, Google+ etc…)
5) Mettere “Mi piace” alla pagina autore di Alessia Coppola

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Parole in musica #6 – Era “Una famiglia quasi perfetta”

Bentrovati miei cari Lettori!
Una famiglia quasi perfetta è un thriller molto ben costruito, una lettura piacevole, nonostante i temi che, nel corso del romanzo, possono far emergere emozioni negative. La storia raccontata è opprimente, tutte le pagine sono impregnate di suspense.

La figlia quindicenne di una famiglia in apparenza perfetta, sparisce nel nulla dopo essere uscita di casa sbattendo la porta.

Le giornate si accorciano. Sul prato sono sparse le mele cadute, la polpa beccata dai corvi. Oggi, prendendo dei ciocchi dalla catasta al riparo dal tetto, ne ho calpestata una già rammollita; si è sfatta sotto il mio piede.
Novembre.
Ho sempre freddo, ma lei potrebbe averne di più. Perché dovrei cercare di star bene? Come potrei?
Quando scende la sera, il cane comincia a tremare. La stanza si oscura; accendo il fuoco e la fiamma mi chiama a sé, mentre i rimpianti tornano a divampare, bruciando e sibilando nella mia mente.

Naomi è scomparsa da un anno, ma la madre Jenny non si dà pace e continua a cercarla. Mette insieme gli indizi che trova e scopre che le persone intorno a lei non sono davvero quelle che pensava.

Dovevamo raggiungere la donna che forse aveva intravisto il viso di Naomi dietro il finestrino di una macchina in una città sconosciuta, e la sua bocca aprirsi per chiedere aiuto. Dovevamo attirare l’attenzione dell’uomo che serviva nel negozio dell’angolo, che forse aveva notato qualcosa di diverso nel tipo tranquillo che di solito si limitava a comprare le sigarette; ora acquistava altre cose: cibo, nastro adesivo, assorbenti per le perdite.

La lettura di Una famiglia quasi perfetta si accompagna alla canzone Ameno degli Era come se fosse stata scritta per lei.

♫♪♫ Assorbimi, accoglimi
senti il mio dolore
liberami, liberami
scoprimi, scopri i miei segnali
senti il mio dolore

Rendi soave (questo dolore) confortami
percepiscimi, percepiscimi
mi mutilarono ,mi ferirono, liberami
rendi soave (questo dolore)

Confortami liberami
confortami liberami
liberami, attenuami il dolore
Attenua il mio dolore
attenua il mio dolore ♫♪♫

Spesso capita che le persone a noi vicine si dimostrino diverse da quello che pensavamo o immaginavamo fossero. La rappresentazione che nella nostra mente creiamo dell’altro è una prigione per noi e per tutti quelli che faticano – ovviamente – a essere conformi a tale idea. Liberarsi dalle convenzioni dell’idealizzazione è un primo passo verso la felicità.

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A presto 🙂

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Parole in musica #5 – “Il profumo” dell’Inferno

Bentrovati cari Lettori!
Questa settimana vi parlo di un romanzo che a tratti può sembrare – anzi è – macabro e pungente, a tratti inverosimile, ma vi invito a leggerlo considerandolo come un’opera d’arte a sé. L’argomento non è piacevole, ma lo stile, la costruzione della trama e l’idea di fondo lo sono.

Il profumo di Patrick Suskind, tra mito e storia,  ci racconta la vita di Jean-Baptiste Grenouille: geniale e scellerato personaggio del Diciottesimo secolo. Nato da una madre deprecabile che lo abbandona sotto un banco del pesce, dove ha partorito di nascosto, il piccolo viene affidato ad una balia che lo ripudierà, a causa della sua enorme voracità e della totale mancanza di odore, entrambi segni, secondo la donna, di possessione demoniaca.

Ciò che aveva sempre agognato, e cioè che gli uomini lo amassero, nel momento del suo successo gli era intollerabile, perché lui stesso non li amava, li odiava. E d’un tratto seppe che non avrebbe mai tratto soddisfazione dell’amore, bensì sempre e soltanto dall’odio, dall’odiare e dall’essere odiato.

In contrasto con la mancanza di odore, il piccolo ha la straordinaria capacità di cogliere ogni più piccola sfumatura di fetore o fragranza del mondo e in poco tempo si costruirà una mappa mentale della città attraverso l’olfatto.

Il profumo ha una forza di persuasione più convincente delle parole, dell’apparenza, del sentimento e della volontà. Non si può rifiutare la forza di persuasione del profumo, essa penetra in noi come l’aria che respiriamo penetra nei nostri polmoni, ci riempie, ci domina totalmente, non c’è modo di opporvisi.

Si accorge, preso come aiutante in una profumeria di Parigi, di non possedere un odore e per questo non essere mai esistito. Sempre più ossessionato dalla creazione del profumo ideale, cioè quello che può far innamorare gli uomini e quindi gestirne la volontà, si spinge a compiere azioni estreme.

Centinaia di migliaia di odori sembravano non valere più nulla di fronte a quest’unico odore. Questo solo era il principio superiore secondo il quale si dovevano classificare gli altri profumi. Era pura bellezza.

L’abbinamento ideale con Il profumo è la fantastica Highway to Hell degli AC/DC. Un testo forte e profondo, dai toni aspri come il romanzo di Suskind.

 

♫♪♫ Sono sull’autostrada per l’inferno
Non ci sono segnali di stop
O limiti di velocità
Nessuno riuscirà a farmi rallentare
Lo farò girare come una ruota
Nessuno mi rovinerà i piani

Sono sull’autostrada per l’inferno
Non fermarmi
E sto andando giù, per tutta la strada
Sono sull’autostrada per l’inferno ♫♪♫

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Se avete voglia di emozioni forti e di confrontarvi con queste due opere d’arte, vi consiglio di farlo senza pregiudizi riguardo i temi borderline. Buon divertimento!

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Domino Letterario – GIUGNO ’16

Buongiorno Lettori!
Oggi, puntuale come (quasi) ogni mese, torna l’appuntamento con il Domino Letterario *_* questa volta non solo ho letto un romanzo stupendo, ma la fortuna mi ha baciata assegnandomi l’onore e onere di cominciare la catena. Quale miglior occasione se non questa per leggere finalmente Tiger Lily di Jody Lynn Anderson?
Probabilente per molti di voi questo sarà un titolo del tutto sconosciuto *perchè molti capolavori sono ahimè ancora inedito in Italia?? perchè??*. Voi ormai mi conoscete, sapete benissimo quanto mi piaccia leggere in lingua inglese, quindi ho colto la palla al balzo e mi sono tuffata in questa nuova storia. Il risultato? Un grande, grandissimo amore è sbocciato pagina dopo pagina per la perla rara che la Anderson ha saputo creare, partendo da un grande classico come Peter Pan per poi intessere un retelling imperdibile. Buona Lettura 😀

Tiger Lily

 

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In questa splendida rivisitazione del celebre classico di J.M. Barrie “Peter Pan”, l’autrice besteller Jodi Lynn Anderson tesse sapientemente una storia avvincente di amore, perdita, e avventura.
Prima di incontrare Wendy, Peter Pan era legato alla ragazza con la piuma di corvo tra i capelli… Giglio Tigrato. A quindici anni, Giglio Tigrato incontra l’affascinante adolescente Peter Pan nei boschi proibiti dell’Isola che non c’è: i due formano un legame impossibile da rompere, ma allo stesso tempo impossibile da custodire per sempre. In qualità di leader dei Bimbi Sperduti, il più temibile gruppo di abitanti dell’Isola che non c’è, Peter è una impensabile compagno per Giglio Tigrato. Tuttavia, quando Wendy Darling, una ragazza che è tutto ciò che Giglio Tigrato non è, arriva sull’isola, Giglio Tigrato scopre fin dove è disposta ad andare per stare Peter, e sull’Isola che non c’è.

Raccontato dal punto di vista della piccola fatina Campanellino, Giglio Tigrato è la storia mozzafiato dei giovani amori che sbocciano, dei momenti in cui ci si lascia andare e delle sofferenze della crescita.

Titolo: Tiger Lily
Autore: Jody Lynn Anderson
Prezzo: $9,99
Pagine: 304
Pubblicazione: 3 luglio 2012
Editore: HarperCollins Children’s Books

la-mia-recensione

Tik Tok, the shaman, had found her while he was out gathering wild lettuce for medicine, under a flower – either abandoned there or hidden from some peril by someone who didn’t survive to come back for her. He’d named her Tiger Lily, after the flower she was under, bundled her into his arms, and taken her home.

Tik Tok, lo sciamano, l’aveva trovata mentre era fuori alla ricerca di lattuga selvatica per una medicina, sotto un fiore – forse abbandonata lì o magari nascosta da un qualche pericolo da qualcuno che non era sopravvissuto per poter tornare indietro da lei. Lui la chiamò Giglio Tigrato, dal dome del fiore sotto cui era stata posata, la prese fra le sue braccia e la portò a casa.

Non tutto è perfetto. Difficoltà, sofferenze, insuccessi… la nostra vita è una strada tortuosa e impervia, piena di bivi, angoli oscuri, faticose salite e ripide discese. Perchè mai sull’Isola che non c’è dovrebbe essere diverso? Per quale assurdo motivo una storia per ragazzi deve per forza essere irreale, utopica, colma di felicità al limite dell’impossibile?

Se sperate di leggere una favola spensierata, una storiella dove tutti vivono felici e contenti, un po’ come se foste in procinto di guardare un film disney, allora Tiger Lily non fa per voi. La Anderson sceglie di raccontare una storia diversa, dove non sempre vincono i buoni e l’amore (nella sua accezione più romantica) fa davvero fatica a trionfare.
Ogni singolo personaggio che tocca le pagine di questa storia è infinitamente complesso, sfaccettato e affascinante. Giglio Tigrato arriva a noi attraverso la lente di una narratrice d’eccezione, la piccola Trilli, che con le sue ali curiose attraversa tutta l’isola e ci porta per mano alla scoperta delle più profonde emozioni dell’uomo, in quella fase della vita dove tutto è nuovo, tutto è scoperta e l’amore, come una rosa piena di spine, abbraccia il cuore in una morsa sempre più stretta, fino a farlo sanguinare.

Let me tell you something straight off. This is a love story, but not like any you’ve heard. The boy and the girl are far from innocent. Dear lives are lost. And good doesn’t win. In some places, there is something ultimately good about endings. In Neverland, that is not the case.

Lasciate che vi dica una cosa di getto. Questa è una storia d’amore, ma non come qualsiasi altra abbiate sentito prima d’ora. Il ragazzo e la ragazza sono tutt’altro che innocenti. Vite prezione vengono perse. E il bene non vince. In alcuni posti, c’è qualcosa di fondamentalmente buono nei finali. Sull’Isola che non c’è, questo non accade.

Sin dalle prime pagine l’autrice ci parla di una storia d’amore, ma c’è molto di più da scoprire sotto la superficie. Ogni parola è scelta ad arte per portare al lettore, su un letto di polvere di fata, emozioni forti. Parliamo del dolore della perdita, della solitudine, della paura paralizzante di dover cambiare: forza e debolezza danzano insieme sotto un cielo di stelle, accompagnando chi non cresce mai, chi non ha mai provato cosa vuol dire dover maturare e addattarsi al mondo in uno scenario dove solo il tempo e la sua carezza possono asciugare le lacrime del cuore.

Giglio Tigrato non ha veri amici, è considerata maledetta dalla sua tribù, è sola e lotta da sola per farsi accettare. Chi meglio di Peter Pan, un ragazzino solo come lei, potrebbe farle battere il cuore? Quello stesso Peter Pan da cui tutti si raccomandano di stare lontani, quello stesso ragazzo considerato pericoloso, proibito, da tenere a distanza… I pregiudizi e il sentito dire condiscono le menti di molti, le annebbiano, posano un velo sui loro occhi, alterando la vista della realtà. Tutto sarebbe diverso, se solo ci fosse la vogia di vederlo per ciò che realmente brilla sotto la luce del sole.

Sometimes I think that maybe we are just stories. Like we may as well just be words on a page, because we’re only what we’ve done and what we are going to do.

A volte penso che, forse, siamo solo storie. Come se potessimo essere solo parole su una pagina, perché siamo solo quello che abbiamo fatto e quello che ci accingiamo a fare.

Le parole di Trilli fanno convergere l’attenzione del lettore verso un viaggio profondo, introspettivo, alla ricerca del sè in quegli angoli dove ormai credevamo di aver visto tutto. Perchè forse Tik Tok è semplicemente così e se sembra una donna è nomale come il cielo è azzurro e i prati sono verdi. Perchè Capitan Uncino è solo un anziano e disperato uomo arrivato sull’Isola nella speranza di restare giovane per sempre e che, adesso, scarica la sua frustrazione sul quell’eterno ragazzino che ha tutto ciò che lui vorrebbe. Perchè Peter, Wendy, i Bimbi sperduti, Spugna, il Coccodrillo, Giglio Tigrato e la piccola Campanellino hanno ancora tanto da raccontare. Non tutto deve essere per forza perfetto per essere bello. E Tiger Lily è molto più che bello: nel suo realismo, in quel continuo affrontare i problemi della vita, è assolutamente magico.

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Blogtour “Baby Boomers” di Mario Pacchiarotti – 8ª TAPPA – Recensione & Giveaway

Buongiorno Lettori!
Oggi alteriamo un po’ le nostre solite attività per dare spazio ad un blogtour davvero imperdibile, dedicato al romanzo Baby Boomers – Siamo la goccia che diventa mare di Mario Pacchiarotti. Sapete quanto mi piaccia dare spazio agli autori nostrani, soprattutto quando meritano davvero tutto il tempo che gli viene dedicato 🙂
Baby Boomers rappresenta un ottimo esempio di come la narrativa di qualità non debba necessariamente provenire da oltreoceano per essere tale. Le penne della nostra penisola sanno donare ai lettori storie incredibili e ricche di emozioni, basta solo avere il “coraggio” di scoprirle.

Grazie a Mario Pacchiarotti ci immergiamo in un romanzo distopico che prende a schiaffi la nostra società, la nostra politica e soprattutto la nostra incapacità di affermare un’opinione con fermezza e di trasformarla in azioni. Noi italiani sono bravissimi a lamentarci. E se facessimo davvero qualcosa? Chissà, potremmo ottenere grandi risultati 😉

In calce all’articolo, dopo la recensione, troverete tutte le precedenti tappe del tour e il form per partecipare al giveaway e vincere una copia in edizione speciale del romanzo!!! Buona lettura ❤

Baby Boomers
Siamo la goccia che diventa mare


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Anni Venti del terzo millennio.
L’Italia è dominata dalla Fratellanza, un partito con pericolose tendenze assolutiste che ha ottenuto incredibili risultati elettorali. Vengono approvati provvedimenti iniqui, eppure popolari, come la legge che priva gli ultraottantenni del diritto di voto.
In questo clima autoritario e distopico, dove la corruzione è ormai pervasiva, c’è qualcuno che decide di ribellarsi. Si tratta dei Baby Boomers, sei affiatati vegliardi che decidono di sferrare un colpo al sistema di governo. Congegnando un piano minuzioso e audace, i rivoltosi organizzano un attacco terroristico contro il Nuovo Palazzo del Parlamento, centro nevralgico di un potere arrogante e insaziabile.
I Baby Boomers sono l’ultimo afflato di coraggio in una società assuefatta alla corruzione, l’emblema di una generazione che rischia tutto nel tentativo di risvegliare le coscienze, il gesto estremo e simbolico di un’età non avvezza al consenso: sono la goccia che diventa mare.

Titolo: Baby Boomers
Autore: Mario Pacchiarotti
Prezzo: €9,99 cartaceo – 2,99 ebook
Pagine: 387
Pubblicazione: 28 maggio 2016
Editore: Sad Dog Project

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Agli anziani togliamo già la possibilità di guidare, persino i cardinali a quell’età non sono più considerati idonei, non si capisce quindi perché viene sollevata eccezione per la nostra decisione di non farli votare. È una naturale conseguenza dell’invecchiamento. Anche i giovani prima dei diciotto anni non hanno diritto di voto, perché considerati immaturi. Cosa c’è mai di sbagliato nell’applicare lo stesso principio anche ai vecchi, le cui menti ormai regredite e ottenebrate dagli anni sono incapaci di scelte razionali?

Un futuro che fa tremare le ginocchia, che annienta ogni forma di vera libertà e democrazia. Un futuro che fa così paura perchè sembra reale in ogni pagina che scorre sotto le dita, in ogni parola letta. Un futuro che potrebbe essere tanto vicino quanto impossibile, se la mente di chi vive nel nostro paese riuscisse a raddrizzare ciò che è storto.
Ecco cosa ci mostra il romanzo di Mario Pacchiarotti, Baby Boomers – Siamo la goccia che diventa mare.

Siamo negli anni venti del ventunesimo secolo. In Italia silenziosamente viene messa a tacere la democraza in favore della Fratellanza, un partito che, anno dopo anno, pone un numero sempre più alto dei suoi al potere, portando ad una maggioranza così forte da non lasciare possibilità alcuna all’opposizione di far sentire la propria voce. Le leggi vengono piegate al volere dei membri della Fratellanza, mettendo in un angolo tutti coloro che possono rappresentare un ostacolo alla loro supremazia. In particolare chi ha vividi ricordi di un periodo, anche se non il migliore per il nostro paese, in cui c’era ancora un vago ideale di libertà e vita democratica: gli anziani.

Si fermò un attimo indeciso, poi riprese con tono più determinato: «C’è una cosa che potremmo fare, una cosa che nessuno potrebbe ignorare, una cosa enorme. Ma dovremo intraprendere una strada senza ritorno.»
Non disse altro e rimase in attesa delle reazioni dei suoi amici. Dopo un lungo silenzio fu Adele a parlare: «Tra non troppi anni saremo tutti morti, caro mio, quindi dicci quello che ci devi dire e poi decideremo.»

Cosa potrebbe mai fare un gruppetto di sei persone, ormai non più nel fiore degli anni, se spinte ad agire da un senso inarrestabile di rivincita, libertà e giustizia? Loro sono i Baby Boomers, accaniti giocatori di Ironearth, un gioco fantasy di simulazione virtuale grazie al quale si sono conosciuti, definiti così perchè tutti “classe 1960” o giù di lì, nati mentre il boom economico faceva fiorire come mai prima la nostra penisola.
Sono proprio loro ad architettare un piano per dare definitivamente una scossa all’Italia della Fratellanza, con l’intento di mettere sotto scacco politici, forze dell’ordine e l’intera nazione, pur di far passare il giusto messaggio a chi la abita.

Non è poi così tanto difficile immaginare il destino di una nazione sulle spalle di sei vecchietti. Personalmente ho visto e vedo tutt’oggi la generazione dei miei nonni dare il massimo fino all’ultimo giorno, mettere anima e corpo in ogni cosa e avere energia da vendere, probabilmente molta più di quante ne abbia io adesso nei miei giovani vent’anni *eheheheheh, non ci sono più le persone di una volta* 😀
I sei protagonisti hanno tanto da insegnare ai lettori. Ognuno di loro ha un passato da raccontare e con cui fare i conti, una vita da sistemare prima che il piano vada in porto, un bagaglio di esperienze ed emozioni che difficilmente non lasciano il segno. Con loro il lettore fa un salto nel vuoto, nella speranza che solo quelle azioni, forti e rumorose, possano capovolgere una situazione di stallo che non potrerebbe a nulla di buono.

Se i Baby Boomers riusciranno nella loro grande impresa è un mistero che lascerò a voi scoprire. Una cosa però è certa: Mario Pacchiarotti ha creato un romanzo prezioso, che diverte, coinvolge e fa riflettere. Una storia che insegna tanto, ma senza avere l’ardore di porsi come un libro dalla morale rigida e pressante. Baby Boomers racconta un mondo che spero nessuno vorrà mai vedere con i propri occhi, un futuro orribile dove il rispetto e la libertà di opinione vengono calpestate in favore del potere, un ipotetico scenario così catastrofico da riuscire finalmente a risvegliare la fiamma della rivolta. Abbiamo bisogno che si arrivi a tanto per far risuonare la nostra voce?


Blogtour & Giveaway

1 TAPPA | 18 giugno
Lancio e inizio giveaway su Pagine Sporche
2 TAPPA | 20 giugno
I Personaggi su Aratakblog
3 TAPPA | 21 giugno ore 22:00
Video intervista Youtube di Leonardo Vannucci
4 TAPPA | 22 giugno
Nascita di una copertina, anzi due su Le Tazzine di Yoko
5 TAPPA | 23 giugno
Intervista all’autore su Il Piacere di Scrivere
6 TAPPA | 24 giugno
Scrittura ed editing di Baby Boomers” su La bella e il cavaliere
7 TAPPA | 26 giugno
Quella sottile distopia su GiuseppeMonea.com
8 TAPPA | 27 giugno
Recensione su Le Parole Segrete dei libri
9 TAPPA | 29 giugno
Chiusura giveaway su Pagine Sporche

Giveaway Baby Boomers

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Cantami, o Diva #5

Buongiorno Cuori Vibranti!
Chi è appassionato di cinema come me, probabilmente, oggi riuscirà a cogliere ancor di più l’essenza di ciò che sta leggendo.
Ci sono film che puoi vedere mille volte, ma che trovi sempre avvincenti come la prima e, forse, ancora di più. Ne impari perfino le battute a memoria, eppure ogni volta c’è sempre una nuova scoperta, un brivido in più che ti scorre sulla schiena, guardando una sequenza, ascoltando una musica, seguendo un dialogo…
E’ questo il caso (almeno per me) di Blade Runner, un “cult” della fantascienza, diretto da Ridley Scott e interpretato da un giovane Harrison Ford e dall’affascinante Rutger Hauer.
Questa pellicola di ambientazione distopica, a cui fa da cornice la meravigliosa musica elettronica di Vangelis, contiene una delle frasi più celebri del cinema moderno, di quelle che si conservano indissolubili nei cassetti della memoria, per poi saltar fuori quando meno te l’aspetti!

 I’ve seen things you people wouldn’t believe
Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi

Ora, ne sono certa, vi starete chiedendo cosa c’entra la fantascienza con Calliope? Ed ecco in soccorso arrivare a risolvere il quesito una bellissima poesia di Josè Saramago, premio Nobel per la letteratura nel 1998…

 La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro

“Non è vero. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto:”Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero.

 

La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.
Bisogna vedere quel che non si è visto,
vedere di nuovo quel che si è già visto,
vedere in Primavera quel che si era visto in Estate,
vedere di giorno quel che si è visto di notte,
con il sole dove la prima volta pioveva,
vedere le messi verdi,
il frutto maturo,
la pietra che ha cambiato posto,
l’ombra che non c’era.
Bisogna ritornare sui passi già dati,
per ripeterli,
e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.
Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

Josè Saramago (da Viaggio in Portogallo)

Ogni viaggio è dunque un’esperienza diversa, ricca di emozioni, di quelle che trapassano la pelle ed entrano nel cuore, fino a farlo battere forte. Non hai bisogno di fotografare le emozioni, perché resteranno impresse nella mente e potrai rispolverarle ogni volta che vorrai, riaprendo l’album della memoria… E anche in un luogo già visto, i sensi riusciranno a cogliere un particolare mutato o sfuggito che ti lascerà nuovamente stupito!
A presto, Cuori Vibranti!

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Parole in musica #4 – Un bagaglio a mano da aprire e comprendere

Bentrovati miei cari Lettori!
Oggi, vi porto in giro per il mondo. Come? Seguitemi in questo viaggio con Mario Levi e il suo romanzo La vita è un bagaglio a mano.

Questo è un libro che ripercorre il passato dell’autore, l’opera è in parte autobiografica e risale all’89-90. Mario Levi, con uno stile che rispecchia il senso confuso dell’esistenza, ci porta quasi su un “tappeto magico” a sorvolare i posti della sua infanzia: compaiono visioni di Parigi, Rio de Janeiro, Istanbul fino ad arrivare alla sua città interiore piena di macerie, amarezza, malinconie.

Fuggo dal mio passato e dal mio spettro che cammina sempre accanto a me. Fuggo da me stesso, dalle mie sconfitte, per non restare faccia a faccia con certe persone”. Il punto è proprio questo: fuggire dalla città, ma dove si può fuggire se il passato è dentro di noi? Ovunque andiamo il groviglio di fatti accaduti, ricordi, intensi frammenti, mete da raggiungere o da rimpiangere, ce lo portiamo appresso come un bagaglio a mano.

La vita è un bagaglio a mano è un libro intenso, fragile, onesto.

L’unica cosa che so è che i problemi irrisolti che ho cercato per anni di reprimere dentro di me con dura violenza, ora riesco a esprimerli molto più facilmente. Ciò dimostra che certe amarezze prima o poi potranno cancellarsi dall’agenda della vita di una persona. È un progresso o un arretramento? Penso che anche questo sarà il tempo di dimostrarlo. Ma qualunque sia la conclusione, non dobbiamo dimenticarci affatto che siamo sempre rimasti in qualche punto, incalzati dal nostro fantasma, costretti a vivere un esilio e una prigionia ininterrotti, nella nostra personale vicenda, malgrado tutti i nostri sforzi. Il resto è vano cianciare.

L’atmosfera creata da questo romanzo mi ricorda le calde note di I don’t want to miss a thing degli Aerosmith.

♫♪♫ Potrei stare sveglio per ascoltare il tuo respiro
Guardo il tuo sorriso mentre stai dormendo
Mentre stai sognando lontana
Posso passare la mia vita in questo dolce abbandono
Posso perdermi in questo momento e per sempre
Ogni momento passato con te è un momento che colleziono
Non voglio chiudere gli occhi
Non voglio addormentarmi
Perché ti perderei, baby
E io non voglio perdere niente
Perché anche quando sogno te
Il più dolce sogno non sarebbe uguale
Ti perderei lo stesso baby
E io non voglio perdere niente ♫♪♫

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Ripensare al passato non è sempre facile emotivamente, soprattutto se si cerca di vivere una vita consapevole. Ma mettere ordine nelle nostra mente, nei nostri sentimenti  e di conseguenza nelle nostre azioni sembra essere lo strumento migliore che abbiamo per salvarci.

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Cantami, o Diva #4

Ben ritrovati Cuori Vibranti!
Eccoci ancora una volta a parlare di poesia, a raccontare di come ognuno di noi potrebbe trasformarsi in un poeta, se solo riuscisse a tradurre in versi una sensazione vissuta con passione.

A volte, davanti a un posto conosciuto riaffiorano i ricordi… Basta un profumo, una musica, una luce e, in un attimo, si torna indietro nel tempo a rivivere situazioni che inebriano l’anima e fanno nuovamente fremere i sensi… E lì, all’improvviso, è il silenzio a vincere!!!
È in quell’armonia di suoni invisibili, lontani dal resto del mondo, che sentiamo il nostro cuore vibrare più forte… un sorriso illumina il nostro viso, o una lacrima lo bagna, ma la sensazione alla fine, in un caso o nell’altro, sarà quella di aver rivissuto, con la stessa intensità di un giorno lontano, un’esperienza che il tempo aveva scolorito, ma che il cuore non aveva dimenticato.

Se, in quei momenti, ognuno di noi avesse davanti a sé un foglio bianco e riuscisse a scrivere ciò che sente, nascerebbe un poeta!

Urbino – Piazza del Duomo
Urbino - Piazza Duomo

LA STRADA SUONA

La strada suona.
Un passante frettoloso
continua il suo cammino.
Solo le pietre
consumate dal tempo
ascoltano indifferenti,
mentre la musica sale
verso il cielo!

(R. C.)

A presto, Cuori Vibranti!

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Parole in musica #3 – Peter nel “Campo di nessuno”

Bentrovati Lettori!
Oggi vi parlo di un romanzo dal sapore dolce… anzi dal sapore di caffelatte. Sì perché ne Il campo di nessuno Daniel Picouly racconta la sua infanzia nella Francia degli anni cinquanta, tra boom economico e guerra d’Algeria.

Nel romanzo tutto si svolge nell’arco di una giornata vissuta in prima persona dal protagonista, il piccolo Daniel di dieci anni con la mania di collezioni particolari: parole complicate, elenchi, titoli strani dei giornali, etichette del camembert e soldatini Mokarex dei pacchetti di caffè.

Il campo di nessuno è prima di tutto un pezzo di terra, dove tutti i ragazzini del quartiere si ritrovavano dopo la scuola. Un luogo di apprendistato e una metafora della memoria… dal risveglio mattutino, passando alle esperienze della giornata di scuola, ai giochi nel campo, fino al ritorno a casa la sera.

Stanotte posso essere ovunque. Alla domenica la partita di tarocchi finisce sempre tardi e devono avermi messo a dormire dove rimaneva posto. Di sicuro mi ero già addormentato raccontandomi le “ventuno meravigliose storie illustrate delle ventuno briscole”. È così che dico.

Mi piace guardare mio padre, i miei fratelli e gli amici della famiglia giocare a carte, soprattutto quando c’è André, il parroco che lavora in fabbrica.

Molti i sapori di questa lettura: il caffelatte, appunto, con  la giusta quantità di caffè per colorarlo come la pelle del Piccolo Daniel (padre originario della Martinica, madre francese), i clafoutis di ciliegie bruciati dalla mamma e le tante scoperte del padre.

Mi chiedo ser riuscirò a imitare la firma di mio padre ricalcandola. Serge mi ha fatto vedere come si fa. Ma stanotte mi trema la mano. La fronte mi scotta. Di sicuro ho la febbre: spero a 40. È un numero magico che scatena la mamma in un vero e proprio vortice. Termometro, latte caldo, succo di limone, rum della Martinica, lettone dei genitori, guanciale, cuscini, la mamma tutta per me, lettura dell’ultima puntata dello sceneggiato Un uomo un destino su “Le Parisien”.

Una storia autobiografica al 98,84%, a cominciare dalla famiglia – con tredici figli – del piccolo protagonista. Una storia che fa subito pensare ai libri di Pennac sia per le descrizioni del quartiere dove il protagonista abita, sia per le sue vicissitudini scolastiche. Per quel modo, unico e speciale, di raccontare i ragazzi.

“Come fai a berlo così caldo?”
“Quando uno ha la bocca da calderaio!”

Papà fa una strizzatina d’occhio marpioncella alla mamma che abbassa gli occhi sullo strofinaccio. Quando cerco di imitarlo devo mordermi la bocca per non urlare. Ma un giorno ci riuscirò. Nonostante il caffè bollente le labbra di papà rimangono morbide. Soprattutto quando torna dal lavoro e la sua barba punge un po’.

“Pr’mo!”
“S’condo!”
“T’rzo!”

Ogni volta è una gara con le mie sorelline per sapere chi lo bacerà per primo. Quando arrivo ultimo, rimango triste tutta la sera.

Picouly affascina per l’immediatezza e la freschezza nelle descrizioni del pensiero infantile: è senza dubbio un uomo e uno scrittore che si ricorda di essere stato bambino e ne conserva ancora l’essenza.
Rileggendo questo romanzo ho pensato a Father, son di Peter Gabriel. Un brano intenso che racconta di un rapporto tra un padre e un figlio. Non voglio spiegare molto di questa canzone, perché la sua essenza è racchiusa nelle parole e nelle note che le accompagnano.

♫♪♫ Padre, figlio
Come una cosa sola
Chiusi in una stanza d’albergo
Schiena contro schiena
La tua contro la mia
Finché il calore non passa

Puoi ricordare
Come mi portavi a scuola
Non potevamo parlare molto
È  stato così tanti anni fa
E adesso tutte queste lacrime
Credo di essere ancora il tuo bambino

Fuori sulla brughiera
Ci fermiamo un attimo
Guardiamo quanta strada abbiamo fatto
Ti muovi lentamente
Quanta strada possiamo fare
Padre e figlio ♫♪♫

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L’unione di queste due opere è un’esperienza interattiva unica. Allora cosa aspettate? Fazzolettini alla mano… e avanti tutta!

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Lucinda e i suoi pensieri: Cosa significa essere donna

Eccoci giunti al secondo appuntamento con la rubrica “Lucinda e i suoi pensieri”. L’argomento di questa settimana è la donna.

Non so dire con esattezza se essere Donna oggi sia più semplice di quanto non fosse tre o magari quattro secoli fa. A quei tempi, se da un lato i maschi erano destinati alla carriera militare e, in seguito, a ereditare i beni ed i titoli nobiliari, dall’altro la donna veniva educata in collegio, per poi intraprendere quella che potremmo chiamare la “carriera casalinga”: stare a casa, fare i lavori/doveri che le competevano e accudire i bambini con l’aiuto delle balie. L’autrice che ha saputo rendere meglio la condizione femminile nel secolo scorso è stata indubbiamente Jane Austen, di cui abbiamo parlato nella prima puntata di questa rubrica.

Essere donna oggi è una grande responsabilità. Nel tempo, la figura femminile ha guadagnato importanza nella società, facendo valere i propri diritti, primo fra tutti quello di voto, privilegio inizialmente di pertinenza maschile; e poi il diritto ad un’occupazione degna e di pari valore all’altro sesso.

Ma cosa significa essere Donna? Cosa comporta?
Molti sono i testi che ne parlano diffusamente; io stessa, ignorando le radici in cui affonda l’Essere Donna, mi sono fatta suggerire dei testi per poter capire a fondo. Finora ne ho letti solo una parte e ve li riporto di seguito:

Jane Austen — Orgoglio e Pregiudizio
Sibilla Aleramo — Una donna
Oriana Fallaci — Il sesso inutile
Oriana Fallaci — Lettera a un bambino mai nato
Oriana Fallaci — Penelope alla Guerra
Clarissa Pinkola Estés — Donne che corrono con i lupi
Robin Norwood — Donne che amano troppo
Elena Gianini Belotti — Dalla parte delle bambine
Loredana Lipperini — Ancora dalla parte delle bambine
Lorella Zanardo — Il corpo delle donne

La maggior parte dei testi qui elencati sono dei saggi, anche se non mancano dei romanzi (pochi, per la vertà). In effetti, penso che un romanzo difficilmente potrebbe contenere tutte le tematiche che ruotano attorno al complesso, ma emozionante Universo Donna!

In ciascuno dei testi qui presentati il tema centrale affrontato è sempre diverso: si parte con Lorella Zanardo che affronta la mercificazione del corpo femminile, per poi arrivare quasi alle soglie del femminicidio con il libro di Robin Norwood, passando poi per un figlio mai stretto fra le proprie braccia fino all’analisi della situazioni delle donne nel mondo, con Oriana Fallaci.
Per capire infine le dinamiche che si muovono attorno alla donna di oggi, la figura forte e indipendente del XXI Secolo, occorre andare indietro e tuffarsi nel mare del tempo. Proprio di questo parla Clarissa Pinkola Estés nel suo Donne che corrono con i lupi, un testo di pregio inestimabile.
Prendendo spunto dagli studi che ha compiuto, a contatto con persone autoctone dei luoghi che ha visitato, o prendendo in esame numerose storie che le erano state raccontare da piccola, in questo saggio l’Autrice tratteggia le linee della “Urfrau”, quella Donna originaria da cui è nata la Donna moderna.

Non ricordo l’ordine in cui ho letto i testi la prima volta però, se dovessi rileggerli un giorno, inizierei proprio dal libro della Pinkola Estés, in quanto è (a mio avviso, naturalmente) il motore dal quale può partire un meraviglioso percorso letterario alla scoperta della femminilità moderna e al quale poi si ritorna per riscoprire ciò che siamo oggi.

Ma siamo arrivati davvero ad un punto definitivo? Oppure è ancora molto lontano il suo raggiungimento?
Visto quello che è successo negli ultimi giorni, cronache di lacrime e morte, sono propensa a credere che quel mondo migliore, un tempo in cui la donna non dovrà più subire soprusi ed angherie da parte dell’uomo è ancora molto, molto lontano.Torniamo indietro, come i gamberi, piuttosto che migliorare. Bruciamo la donna, la strega, piuttosto che innalzarla ad angelo della vita.

Lord Baden-Powell of Gilwell, il fondatore dello scautismo, diceva: «Procurate di lasciare il mondo un po’ migliore di cui l’avete trovato.» Per fare questo occorre che tutti diano una mano e contribuiscano a rendere quello in cui viviamo un mondo migliore per le generazioni di domani.