Domino Letterario – GIUGNO ’16

Buongiorno Lettori!
Oggi, puntuale come (quasi) ogni mese, torna l’appuntamento con il Domino Letterario *_* questa volta non solo ho letto un romanzo stupendo, ma la fortuna mi ha baciata assegnandomi l’onore e onere di cominciare la catena. Quale miglior occasione se non questa per leggere finalmente Tiger Lily di Jody Lynn Anderson?
Probabilente per molti di voi questo sarà un titolo del tutto sconosciuto *perchè molti capolavori sono ahimè ancora inedito in Italia?? perchè??*. Voi ormai mi conoscete, sapete benissimo quanto mi piaccia leggere in lingua inglese, quindi ho colto la palla al balzo e mi sono tuffata in questa nuova storia. Il risultato? Un grande, grandissimo amore è sbocciato pagina dopo pagina per la perla rara che la Anderson ha saputo creare, partendo da un grande classico come Peter Pan per poi intessere un retelling imperdibile. Buona Lettura 😀

Tiger Lily

 

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In questa splendida rivisitazione del celebre classico di J.M. Barrie “Peter Pan”, l’autrice besteller Jodi Lynn Anderson tesse sapientemente una storia avvincente di amore, perdita, e avventura.
Prima di incontrare Wendy, Peter Pan era legato alla ragazza con la piuma di corvo tra i capelli… Giglio Tigrato. A quindici anni, Giglio Tigrato incontra l’affascinante adolescente Peter Pan nei boschi proibiti dell’Isola che non c’è: i due formano un legame impossibile da rompere, ma allo stesso tempo impossibile da custodire per sempre. In qualità di leader dei Bimbi Sperduti, il più temibile gruppo di abitanti dell’Isola che non c’è, Peter è una impensabile compagno per Giglio Tigrato. Tuttavia, quando Wendy Darling, una ragazza che è tutto ciò che Giglio Tigrato non è, arriva sull’isola, Giglio Tigrato scopre fin dove è disposta ad andare per stare Peter, e sull’Isola che non c’è.

Raccontato dal punto di vista della piccola fatina Campanellino, Giglio Tigrato è la storia mozzafiato dei giovani amori che sbocciano, dei momenti in cui ci si lascia andare e delle sofferenze della crescita.

Titolo: Tiger Lily
Autore: Jody Lynn Anderson
Prezzo: $9,99
Pagine: 304
Pubblicazione: 3 luglio 2012
Editore: HarperCollins Children’s Books

la-mia-recensione

Tik Tok, the shaman, had found her while he was out gathering wild lettuce for medicine, under a flower – either abandoned there or hidden from some peril by someone who didn’t survive to come back for her. He’d named her Tiger Lily, after the flower she was under, bundled her into his arms, and taken her home.

Tik Tok, lo sciamano, l’aveva trovata mentre era fuori alla ricerca di lattuga selvatica per una medicina, sotto un fiore – forse abbandonata lì o magari nascosta da un qualche pericolo da qualcuno che non era sopravvissuto per poter tornare indietro da lei. Lui la chiamò Giglio Tigrato, dal dome del fiore sotto cui era stata posata, la prese fra le sue braccia e la portò a casa.

Non tutto è perfetto. Difficoltà, sofferenze, insuccessi… la nostra vita è una strada tortuosa e impervia, piena di bivi, angoli oscuri, faticose salite e ripide discese. Perchè mai sull’Isola che non c’è dovrebbe essere diverso? Per quale assurdo motivo una storia per ragazzi deve per forza essere irreale, utopica, colma di felicità al limite dell’impossibile?

Se sperate di leggere una favola spensierata, una storiella dove tutti vivono felici e contenti, un po’ come se foste in procinto di guardare un film disney, allora Tiger Lily non fa per voi. La Anderson sceglie di raccontare una storia diversa, dove non sempre vincono i buoni e l’amore (nella sua accezione più romantica) fa davvero fatica a trionfare.
Ogni singolo personaggio che tocca le pagine di questa storia è infinitamente complesso, sfaccettato e affascinante. Giglio Tigrato arriva a noi attraverso la lente di una narratrice d’eccezione, la piccola Trilli, che con le sue ali curiose attraversa tutta l’isola e ci porta per mano alla scoperta delle più profonde emozioni dell’uomo, in quella fase della vita dove tutto è nuovo, tutto è scoperta e l’amore, come una rosa piena di spine, abbraccia il cuore in una morsa sempre più stretta, fino a farlo sanguinare.

Let me tell you something straight off. This is a love story, but not like any you’ve heard. The boy and the girl are far from innocent. Dear lives are lost. And good doesn’t win. In some places, there is something ultimately good about endings. In Neverland, that is not the case.

Lasciate che vi dica una cosa di getto. Questa è una storia d’amore, ma non come qualsiasi altra abbiate sentito prima d’ora. Il ragazzo e la ragazza sono tutt’altro che innocenti. Vite prezione vengono perse. E il bene non vince. In alcuni posti, c’è qualcosa di fondamentalmente buono nei finali. Sull’Isola che non c’è, questo non accade.

Sin dalle prime pagine l’autrice ci parla di una storia d’amore, ma c’è molto di più da scoprire sotto la superficie. Ogni parola è scelta ad arte per portare al lettore, su un letto di polvere di fata, emozioni forti. Parliamo del dolore della perdita, della solitudine, della paura paralizzante di dover cambiare: forza e debolezza danzano insieme sotto un cielo di stelle, accompagnando chi non cresce mai, chi non ha mai provato cosa vuol dire dover maturare e addattarsi al mondo in uno scenario dove solo il tempo e la sua carezza possono asciugare le lacrime del cuore.

Giglio Tigrato non ha veri amici, è considerata maledetta dalla sua tribù, è sola e lotta da sola per farsi accettare. Chi meglio di Peter Pan, un ragazzino solo come lei, potrebbe farle battere il cuore? Quello stesso Peter Pan da cui tutti si raccomandano di stare lontani, quello stesso ragazzo considerato pericoloso, proibito, da tenere a distanza… I pregiudizi e il sentito dire condiscono le menti di molti, le annebbiano, posano un velo sui loro occhi, alterando la vista della realtà. Tutto sarebbe diverso, se solo ci fosse la vogia di vederlo per ciò che realmente brilla sotto la luce del sole.

Sometimes I think that maybe we are just stories. Like we may as well just be words on a page, because we’re only what we’ve done and what we are going to do.

A volte penso che, forse, siamo solo storie. Come se potessimo essere solo parole su una pagina, perché siamo solo quello che abbiamo fatto e quello che ci accingiamo a fare.

Le parole di Trilli fanno convergere l’attenzione del lettore verso un viaggio profondo, introspettivo, alla ricerca del sè in quegli angoli dove ormai credevamo di aver visto tutto. Perchè forse Tik Tok è semplicemente così e se sembra una donna è nomale come il cielo è azzurro e i prati sono verdi. Perchè Capitan Uncino è solo un anziano e disperato uomo arrivato sull’Isola nella speranza di restare giovane per sempre e che, adesso, scarica la sua frustrazione sul quell’eterno ragazzino che ha tutto ciò che lui vorrebbe. Perchè Peter, Wendy, i Bimbi sperduti, Spugna, il Coccodrillo, Giglio Tigrato e la piccola Campanellino hanno ancora tanto da raccontare. Non tutto deve essere per forza perfetto per essere bello. E Tiger Lily è molto più che bello: nel suo realismo, in quel continuo affrontare i problemi della vita, è assolutamente magico.

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Blogtour “Baby Boomers” di Mario Pacchiarotti – 8ª TAPPA – Recensione & Giveaway

Buongiorno Lettori!
Oggi alteriamo un po’ le nostre solite attività per dare spazio ad un blogtour davvero imperdibile, dedicato al romanzo Baby Boomers – Siamo la goccia che diventa mare di Mario Pacchiarotti. Sapete quanto mi piaccia dare spazio agli autori nostrani, soprattutto quando meritano davvero tutto il tempo che gli viene dedicato 🙂
Baby Boomers rappresenta un ottimo esempio di come la narrativa di qualità non debba necessariamente provenire da oltreoceano per essere tale. Le penne della nostra penisola sanno donare ai lettori storie incredibili e ricche di emozioni, basta solo avere il “coraggio” di scoprirle.

Grazie a Mario Pacchiarotti ci immergiamo in un romanzo distopico che prende a schiaffi la nostra società, la nostra politica e soprattutto la nostra incapacità di affermare un’opinione con fermezza e di trasformarla in azioni. Noi italiani sono bravissimi a lamentarci. E se facessimo davvero qualcosa? Chissà, potremmo ottenere grandi risultati 😉

In calce all’articolo, dopo la recensione, troverete tutte le precedenti tappe del tour e il form per partecipare al giveaway e vincere una copia in edizione speciale del romanzo!!! Buona lettura ❤

Baby Boomers
Siamo la goccia che diventa mare


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Anni Venti del terzo millennio.
L’Italia è dominata dalla Fratellanza, un partito con pericolose tendenze assolutiste che ha ottenuto incredibili risultati elettorali. Vengono approvati provvedimenti iniqui, eppure popolari, come la legge che priva gli ultraottantenni del diritto di voto.
In questo clima autoritario e distopico, dove la corruzione è ormai pervasiva, c’è qualcuno che decide di ribellarsi. Si tratta dei Baby Boomers, sei affiatati vegliardi che decidono di sferrare un colpo al sistema di governo. Congegnando un piano minuzioso e audace, i rivoltosi organizzano un attacco terroristico contro il Nuovo Palazzo del Parlamento, centro nevralgico di un potere arrogante e insaziabile.
I Baby Boomers sono l’ultimo afflato di coraggio in una società assuefatta alla corruzione, l’emblema di una generazione che rischia tutto nel tentativo di risvegliare le coscienze, il gesto estremo e simbolico di un’età non avvezza al consenso: sono la goccia che diventa mare.

Titolo: Baby Boomers
Autore: Mario Pacchiarotti
Prezzo: €9,99 cartaceo – 2,99 ebook
Pagine: 387
Pubblicazione: 28 maggio 2016
Editore: Sad Dog Project

la-mia-recensione

Agli anziani togliamo già la possibilità di guidare, persino i cardinali a quell’età non sono più considerati idonei, non si capisce quindi perché viene sollevata eccezione per la nostra decisione di non farli votare. È una naturale conseguenza dell’invecchiamento. Anche i giovani prima dei diciotto anni non hanno diritto di voto, perché considerati immaturi. Cosa c’è mai di sbagliato nell’applicare lo stesso principio anche ai vecchi, le cui menti ormai regredite e ottenebrate dagli anni sono incapaci di scelte razionali?

Un futuro che fa tremare le ginocchia, che annienta ogni forma di vera libertà e democrazia. Un futuro che fa così paura perchè sembra reale in ogni pagina che scorre sotto le dita, in ogni parola letta. Un futuro che potrebbe essere tanto vicino quanto impossibile, se la mente di chi vive nel nostro paese riuscisse a raddrizzare ciò che è storto.
Ecco cosa ci mostra il romanzo di Mario Pacchiarotti, Baby Boomers – Siamo la goccia che diventa mare.

Siamo negli anni venti del ventunesimo secolo. In Italia silenziosamente viene messa a tacere la democraza in favore della Fratellanza, un partito che, anno dopo anno, pone un numero sempre più alto dei suoi al potere, portando ad una maggioranza così forte da non lasciare possibilità alcuna all’opposizione di far sentire la propria voce. Le leggi vengono piegate al volere dei membri della Fratellanza, mettendo in un angolo tutti coloro che possono rappresentare un ostacolo alla loro supremazia. In particolare chi ha vividi ricordi di un periodo, anche se non il migliore per il nostro paese, in cui c’era ancora un vago ideale di libertà e vita democratica: gli anziani.

Si fermò un attimo indeciso, poi riprese con tono più determinato: «C’è una cosa che potremmo fare, una cosa che nessuno potrebbe ignorare, una cosa enorme. Ma dovremo intraprendere una strada senza ritorno.»
Non disse altro e rimase in attesa delle reazioni dei suoi amici. Dopo un lungo silenzio fu Adele a parlare: «Tra non troppi anni saremo tutti morti, caro mio, quindi dicci quello che ci devi dire e poi decideremo.»

Cosa potrebbe mai fare un gruppetto di sei persone, ormai non più nel fiore degli anni, se spinte ad agire da un senso inarrestabile di rivincita, libertà e giustizia? Loro sono i Baby Boomers, accaniti giocatori di Ironearth, un gioco fantasy di simulazione virtuale grazie al quale si sono conosciuti, definiti così perchè tutti “classe 1960” o giù di lì, nati mentre il boom economico faceva fiorire come mai prima la nostra penisola.
Sono proprio loro ad architettare un piano per dare definitivamente una scossa all’Italia della Fratellanza, con l’intento di mettere sotto scacco politici, forze dell’ordine e l’intera nazione, pur di far passare il giusto messaggio a chi la abita.

Non è poi così tanto difficile immaginare il destino di una nazione sulle spalle di sei vecchietti. Personalmente ho visto e vedo tutt’oggi la generazione dei miei nonni dare il massimo fino all’ultimo giorno, mettere anima e corpo in ogni cosa e avere energia da vendere, probabilmente molta più di quante ne abbia io adesso nei miei giovani vent’anni *eheheheheh, non ci sono più le persone di una volta* 😀
I sei protagonisti hanno tanto da insegnare ai lettori. Ognuno di loro ha un passato da raccontare e con cui fare i conti, una vita da sistemare prima che il piano vada in porto, un bagaglio di esperienze ed emozioni che difficilmente non lasciano il segno. Con loro il lettore fa un salto nel vuoto, nella speranza che solo quelle azioni, forti e rumorose, possano capovolgere una situazione di stallo che non potrerebbe a nulla di buono.

Se i Baby Boomers riusciranno nella loro grande impresa è un mistero che lascerò a voi scoprire. Una cosa però è certa: Mario Pacchiarotti ha creato un romanzo prezioso, che diverte, coinvolge e fa riflettere. Una storia che insegna tanto, ma senza avere l’ardore di porsi come un libro dalla morale rigida e pressante. Baby Boomers racconta un mondo che spero nessuno vorrà mai vedere con i propri occhi, un futuro orribile dove il rispetto e la libertà di opinione vengono calpestate in favore del potere, un ipotetico scenario così catastrofico da riuscire finalmente a risvegliare la fiamma della rivolta. Abbiamo bisogno che si arrivi a tanto per far risuonare la nostra voce?


Blogtour & Giveaway

1 TAPPA | 18 giugno
Lancio e inizio giveaway su Pagine Sporche
2 TAPPA | 20 giugno
I Personaggi su Aratakblog
3 TAPPA | 21 giugno ore 22:00
Video intervista Youtube di Leonardo Vannucci
4 TAPPA | 22 giugno
Nascita di una copertina, anzi due su Le Tazzine di Yoko
5 TAPPA | 23 giugno
Intervista all’autore su Il Piacere di Scrivere
6 TAPPA | 24 giugno
Scrittura ed editing di Baby Boomers” su La bella e il cavaliere
7 TAPPA | 26 giugno
Quella sottile distopia su GiuseppeMonea.com
8 TAPPA | 27 giugno
Recensione su Le Parole Segrete dei libri
9 TAPPA | 29 giugno
Chiusura giveaway su Pagine Sporche

Giveaway Baby Boomers

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Cantami, o Diva #5

Buongiorno Cuori Vibranti!
Chi è appassionato di cinema come me, probabilmente, oggi riuscirà a cogliere ancor di più l’essenza di ciò che sta leggendo.
Ci sono film che puoi vedere mille volte, ma che trovi sempre avvincenti come la prima e, forse, ancora di più. Ne impari perfino le battute a memoria, eppure ogni volta c’è sempre una nuova scoperta, un brivido in più che ti scorre sulla schiena, guardando una sequenza, ascoltando una musica, seguendo un dialogo…
E’ questo il caso (almeno per me) di Blade Runner, un “cult” della fantascienza, diretto da Ridley Scott e interpretato da un giovane Harrison Ford e dall’affascinante Rutger Hauer.
Questa pellicola di ambientazione distopica, a cui fa da cornice la meravigliosa musica elettronica di Vangelis, contiene una delle frasi più celebri del cinema moderno, di quelle che si conservano indissolubili nei cassetti della memoria, per poi saltar fuori quando meno te l’aspetti!

 I’ve seen things you people wouldn’t believe
Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi

Ora, ne sono certa, vi starete chiedendo cosa c’entra la fantascienza con Calliope? Ed ecco in soccorso arrivare a risolvere il quesito una bellissima poesia di Josè Saramago, premio Nobel per la letteratura nel 1998…

 La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro

“Non è vero. Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto:”Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero.

 

La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.
Bisogna vedere quel che non si è visto,
vedere di nuovo quel che si è già visto,
vedere in Primavera quel che si era visto in Estate,
vedere di giorno quel che si è visto di notte,
con il sole dove la prima volta pioveva,
vedere le messi verdi,
il frutto maturo,
la pietra che ha cambiato posto,
l’ombra che non c’era.
Bisogna ritornare sui passi già dati,
per ripeterli,
e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.
Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

Josè Saramago (da Viaggio in Portogallo)

Ogni viaggio è dunque un’esperienza diversa, ricca di emozioni, di quelle che trapassano la pelle ed entrano nel cuore, fino a farlo battere forte. Non hai bisogno di fotografare le emozioni, perché resteranno impresse nella mente e potrai rispolverarle ogni volta che vorrai, riaprendo l’album della memoria… E anche in un luogo già visto, i sensi riusciranno a cogliere un particolare mutato o sfuggito che ti lascerà nuovamente stupito!
A presto, Cuori Vibranti!

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Parole in musica #4 – Un bagaglio a mano da aprire e comprendere

Bentrovati miei cari Lettori!
Oggi, vi porto in giro per il mondo. Come? Seguitemi in questo viaggio con Mario Levi e il suo romanzo La vita è un bagaglio a mano.

Questo è un libro che ripercorre il passato dell’autore, l’opera è in parte autobiografica e risale all’89-90. Mario Levi, con uno stile che rispecchia il senso confuso dell’esistenza, ci porta quasi su un “tappeto magico” a sorvolare i posti della sua infanzia: compaiono visioni di Parigi, Rio de Janeiro, Istanbul fino ad arrivare alla sua città interiore piena di macerie, amarezza, malinconie.

Fuggo dal mio passato e dal mio spettro che cammina sempre accanto a me. Fuggo da me stesso, dalle mie sconfitte, per non restare faccia a faccia con certe persone”. Il punto è proprio questo: fuggire dalla città, ma dove si può fuggire se il passato è dentro di noi? Ovunque andiamo il groviglio di fatti accaduti, ricordi, intensi frammenti, mete da raggiungere o da rimpiangere, ce lo portiamo appresso come un bagaglio a mano.

La vita è un bagaglio a mano è un libro intenso, fragile, onesto.

L’unica cosa che so è che i problemi irrisolti che ho cercato per anni di reprimere dentro di me con dura violenza, ora riesco a esprimerli molto più facilmente. Ciò dimostra che certe amarezze prima o poi potranno cancellarsi dall’agenda della vita di una persona. È un progresso o un arretramento? Penso che anche questo sarà il tempo di dimostrarlo. Ma qualunque sia la conclusione, non dobbiamo dimenticarci affatto che siamo sempre rimasti in qualche punto, incalzati dal nostro fantasma, costretti a vivere un esilio e una prigionia ininterrotti, nella nostra personale vicenda, malgrado tutti i nostri sforzi. Il resto è vano cianciare.

L’atmosfera creata da questo romanzo mi ricorda le calde note di I don’t want to miss a thing degli Aerosmith.

♫♪♫ Potrei stare sveglio per ascoltare il tuo respiro
Guardo il tuo sorriso mentre stai dormendo
Mentre stai sognando lontana
Posso passare la mia vita in questo dolce abbandono
Posso perdermi in questo momento e per sempre
Ogni momento passato con te è un momento che colleziono
Non voglio chiudere gli occhi
Non voglio addormentarmi
Perché ti perderei, baby
E io non voglio perdere niente
Perché anche quando sogno te
Il più dolce sogno non sarebbe uguale
Ti perderei lo stesso baby
E io non voglio perdere niente ♫♪♫

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Ripensare al passato non è sempre facile emotivamente, soprattutto se si cerca di vivere una vita consapevole. Ma mettere ordine nelle nostra mente, nei nostri sentimenti  e di conseguenza nelle nostre azioni sembra essere lo strumento migliore che abbiamo per salvarci.

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Cantami, o Diva #4

Ben ritrovati Cuori Vibranti!
Eccoci ancora una volta a parlare di poesia, a raccontare di come ognuno di noi potrebbe trasformarsi in un poeta, se solo riuscisse a tradurre in versi una sensazione vissuta con passione.

A volte, davanti a un posto conosciuto riaffiorano i ricordi… Basta un profumo, una musica, una luce e, in un attimo, si torna indietro nel tempo a rivivere situazioni che inebriano l’anima e fanno nuovamente fremere i sensi… E lì, all’improvviso, è il silenzio a vincere!!!
È in quell’armonia di suoni invisibili, lontani dal resto del mondo, che sentiamo il nostro cuore vibrare più forte… un sorriso illumina il nostro viso, o una lacrima lo bagna, ma la sensazione alla fine, in un caso o nell’altro, sarà quella di aver rivissuto, con la stessa intensità di un giorno lontano, un’esperienza che il tempo aveva scolorito, ma che il cuore non aveva dimenticato.

Se, in quei momenti, ognuno di noi avesse davanti a sé un foglio bianco e riuscisse a scrivere ciò che sente, nascerebbe un poeta!

Urbino – Piazza del Duomo
Urbino - Piazza Duomo

LA STRADA SUONA

La strada suona.
Un passante frettoloso
continua il suo cammino.
Solo le pietre
consumate dal tempo
ascoltano indifferenti,
mentre la musica sale
verso il cielo!

(R. C.)

A presto, Cuori Vibranti!

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Parole in musica #3 – Peter nel “Campo di nessuno”

Bentrovati Lettori!
Oggi vi parlo di un romanzo dal sapore dolce… anzi dal sapore di caffelatte. Sì perché ne Il campo di nessuno Daniel Picouly racconta la sua infanzia nella Francia degli anni cinquanta, tra boom economico e guerra d’Algeria.

Nel romanzo tutto si svolge nell’arco di una giornata vissuta in prima persona dal protagonista, il piccolo Daniel di dieci anni con la mania di collezioni particolari: parole complicate, elenchi, titoli strani dei giornali, etichette del camembert e soldatini Mokarex dei pacchetti di caffè.

Il campo di nessuno è prima di tutto un pezzo di terra, dove tutti i ragazzini del quartiere si ritrovavano dopo la scuola. Un luogo di apprendistato e una metafora della memoria… dal risveglio mattutino, passando alle esperienze della giornata di scuola, ai giochi nel campo, fino al ritorno a casa la sera.

Stanotte posso essere ovunque. Alla domenica la partita di tarocchi finisce sempre tardi e devono avermi messo a dormire dove rimaneva posto. Di sicuro mi ero già addormentato raccontandomi le “ventuno meravigliose storie illustrate delle ventuno briscole”. È così che dico.

Mi piace guardare mio padre, i miei fratelli e gli amici della famiglia giocare a carte, soprattutto quando c’è André, il parroco che lavora in fabbrica.

Molti i sapori di questa lettura: il caffelatte, appunto, con  la giusta quantità di caffè per colorarlo come la pelle del Piccolo Daniel (padre originario della Martinica, madre francese), i clafoutis di ciliegie bruciati dalla mamma e le tante scoperte del padre.

Mi chiedo ser riuscirò a imitare la firma di mio padre ricalcandola. Serge mi ha fatto vedere come si fa. Ma stanotte mi trema la mano. La fronte mi scotta. Di sicuro ho la febbre: spero a 40. È un numero magico che scatena la mamma in un vero e proprio vortice. Termometro, latte caldo, succo di limone, rum della Martinica, lettone dei genitori, guanciale, cuscini, la mamma tutta per me, lettura dell’ultima puntata dello sceneggiato Un uomo un destino su “Le Parisien”.

Una storia autobiografica al 98,84%, a cominciare dalla famiglia – con tredici figli – del piccolo protagonista. Una storia che fa subito pensare ai libri di Pennac sia per le descrizioni del quartiere dove il protagonista abita, sia per le sue vicissitudini scolastiche. Per quel modo, unico e speciale, di raccontare i ragazzi.

“Come fai a berlo così caldo?”
“Quando uno ha la bocca da calderaio!”

Papà fa una strizzatina d’occhio marpioncella alla mamma che abbassa gli occhi sullo strofinaccio. Quando cerco di imitarlo devo mordermi la bocca per non urlare. Ma un giorno ci riuscirò. Nonostante il caffè bollente le labbra di papà rimangono morbide. Soprattutto quando torna dal lavoro e la sua barba punge un po’.

“Pr’mo!”
“S’condo!”
“T’rzo!”

Ogni volta è una gara con le mie sorelline per sapere chi lo bacerà per primo. Quando arrivo ultimo, rimango triste tutta la sera.

Picouly affascina per l’immediatezza e la freschezza nelle descrizioni del pensiero infantile: è senza dubbio un uomo e uno scrittore che si ricorda di essere stato bambino e ne conserva ancora l’essenza.
Rileggendo questo romanzo ho pensato a Father, son di Peter Gabriel. Un brano intenso che racconta di un rapporto tra un padre e un figlio. Non voglio spiegare molto di questa canzone, perché la sua essenza è racchiusa nelle parole e nelle note che le accompagnano.

♫♪♫ Padre, figlio
Come una cosa sola
Chiusi in una stanza d’albergo
Schiena contro schiena
La tua contro la mia
Finché il calore non passa

Puoi ricordare
Come mi portavi a scuola
Non potevamo parlare molto
È  stato così tanti anni fa
E adesso tutte queste lacrime
Credo di essere ancora il tuo bambino

Fuori sulla brughiera
Ci fermiamo un attimo
Guardiamo quanta strada abbiamo fatto
Ti muovi lentamente
Quanta strada possiamo fare
Padre e figlio ♫♪♫

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L’unione di queste due opere è un’esperienza interattiva unica. Allora cosa aspettate? Fazzolettini alla mano… e avanti tutta!

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Lucinda e i suoi pensieri: Cosa significa essere donna

Eccoci giunti al secondo appuntamento con la rubrica “Lucinda e i suoi pensieri”. L’argomento di questa settimana è la donna.

Non so dire con esattezza se essere Donna oggi sia più semplice di quanto non fosse tre o magari quattro secoli fa. A quei tempi, se da un lato i maschi erano destinati alla carriera militare e, in seguito, a ereditare i beni ed i titoli nobiliari, dall’altro la donna veniva educata in collegio, per poi intraprendere quella che potremmo chiamare la “carriera casalinga”: stare a casa, fare i lavori/doveri che le competevano e accudire i bambini con l’aiuto delle balie. L’autrice che ha saputo rendere meglio la condizione femminile nel secolo scorso è stata indubbiamente Jane Austen, di cui abbiamo parlato nella prima puntata di questa rubrica.

Essere donna oggi è una grande responsabilità. Nel tempo, la figura femminile ha guadagnato importanza nella società, facendo valere i propri diritti, primo fra tutti quello di voto, privilegio inizialmente di pertinenza maschile; e poi il diritto ad un’occupazione degna e di pari valore all’altro sesso.

Ma cosa significa essere Donna? Cosa comporta?
Molti sono i testi che ne parlano diffusamente; io stessa, ignorando le radici in cui affonda l’Essere Donna, mi sono fatta suggerire dei testi per poter capire a fondo. Finora ne ho letti solo una parte e ve li riporto di seguito:

Jane Austen — Orgoglio e Pregiudizio
Sibilla Aleramo — Una donna
Oriana Fallaci — Il sesso inutile
Oriana Fallaci — Lettera a un bambino mai nato
Oriana Fallaci — Penelope alla Guerra
Clarissa Pinkola Estés — Donne che corrono con i lupi
Robin Norwood — Donne che amano troppo
Elena Gianini Belotti — Dalla parte delle bambine
Loredana Lipperini — Ancora dalla parte delle bambine
Lorella Zanardo — Il corpo delle donne

La maggior parte dei testi qui elencati sono dei saggi, anche se non mancano dei romanzi (pochi, per la vertà). In effetti, penso che un romanzo difficilmente potrebbe contenere tutte le tematiche che ruotano attorno al complesso, ma emozionante Universo Donna!

In ciascuno dei testi qui presentati il tema centrale affrontato è sempre diverso: si parte con Lorella Zanardo che affronta la mercificazione del corpo femminile, per poi arrivare quasi alle soglie del femminicidio con il libro di Robin Norwood, passando poi per un figlio mai stretto fra le proprie braccia fino all’analisi della situazioni delle donne nel mondo, con Oriana Fallaci.
Per capire infine le dinamiche che si muovono attorno alla donna di oggi, la figura forte e indipendente del XXI Secolo, occorre andare indietro e tuffarsi nel mare del tempo. Proprio di questo parla Clarissa Pinkola Estés nel suo Donne che corrono con i lupi, un testo di pregio inestimabile.
Prendendo spunto dagli studi che ha compiuto, a contatto con persone autoctone dei luoghi che ha visitato, o prendendo in esame numerose storie che le erano state raccontare da piccola, in questo saggio l’Autrice tratteggia le linee della “Urfrau”, quella Donna originaria da cui è nata la Donna moderna.

Non ricordo l’ordine in cui ho letto i testi la prima volta però, se dovessi rileggerli un giorno, inizierei proprio dal libro della Pinkola Estés, in quanto è (a mio avviso, naturalmente) il motore dal quale può partire un meraviglioso percorso letterario alla scoperta della femminilità moderna e al quale poi si ritorna per riscoprire ciò che siamo oggi.

Ma siamo arrivati davvero ad un punto definitivo? Oppure è ancora molto lontano il suo raggiungimento?
Visto quello che è successo negli ultimi giorni, cronache di lacrime e morte, sono propensa a credere che quel mondo migliore, un tempo in cui la donna non dovrà più subire soprusi ed angherie da parte dell’uomo è ancora molto, molto lontano.Torniamo indietro, come i gamberi, piuttosto che migliorare. Bruciamo la donna, la strega, piuttosto che innalzarla ad angelo della vita.

Lord Baden-Powell of Gilwell, il fondatore dello scautismo, diceva: «Procurate di lasciare il mondo un po’ migliore di cui l’avete trovato.» Per fare questo occorre che tutti diano una mano e contribuiscano a rendere quello in cui viviamo un mondo migliore per le generazioni di domani.

Cantami, o Diva #3

Buongiorno Cuori Vibranti!
Vi è mai capitato di svegliarvi fin dal mattino con una canzone in mente, un motivetto che vi accompagna per tutta la giornata e vi segue fino a quando, ormai stanchi, poggiate la testa sul cuscino, pronti a scivolare tra le dolci braccia di Morfeo?
A me succede spessissimo e proprio oggi, neanche fosse il mio cantante preferito (anzi tutt’altro direi…), c’è Vasco Rossi a martellare il mio cervello con una canzone che, in realtà, non è poi tanto male!

Voglio trovare un senso a questa vita
Anche se questa vita un senso non ce l’ha…
… Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà…
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà…

Io sono convinta che nulla accade per caso ed ecco che, pensando alla poesia da proporvi quest’oggi, con ancora in testa le parole di Vasco, mi sono venute alla mente quelle molto più profonde di una delle penne più autorevoli del XX secolo, Jorge Luis Borges, scrittore, poeta, saggista e traduttore argentino, conosciuto però in tutto il mondo.

L’OROLOGIO DI SANGUE NEL MIO PETTO
BATTE IL PAUROSO TEMPO DELL’ATTESA

Ci sono momenti in cui si deve vivere la propria vita per capire se stessi. Perché si cambia, il nostro mondo cambia, cambiano le cose senza che te ne accorgi, un mattino è come se ti svegliassi dopo i cento anni della Bella Addormentata. E ti chiedi cos’è successo a te, nel frattempo: se tutto è cambiato così, dov’eri tu che non te ne accorgevi.
Chiedi, ma nessuno risponde.

Ci sono momenti in cui si deve vivere la vita attraverso la vita degli altri. Altri che soffrono, altri che ti hanno aspettata a lungo, altri che dopo anni di silenzio finalmente parlano. Altri che hanno bisogno di un compagno nell’attesa delle loro attese. E altri per i quali il tempo che passa nell’aspettare è già un dono.

Non sai bene se la vita è viaggio, se è sogno, se è attesa, se è un piano che si svolge giorno dopo giorno e non te ne accorgi se non guardando all’indietro. Non sai se ha senso. In certi momenti il senso non conta. Contano i legami.

Creare legami. È, dunque, questo il senso della vita? Che siano legami familiari, d’amicizia o amorosi, l’importante è che siano profondi, sinceri e persistenti nel tempo, perché solo attraverso il loro svolgersi ed evolversi ogni cuore troverà una ragion d’essere e di battere!

A presto, Cuori Vibranti!

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W…W…W… Wednesdays #8

Buongiorno Lettori!
Non potete immaginare la mia gioia nel vedere il blog così ricco di colori, musica e parole! Le anime delle fanciulle che stanno arricchendo quotidianamente questo angolo virtuale mi riempiono il cuore di tante… tantissime cose belle, dico davvero!
Ma torniamo a noi e al WWW del mercoledì. Non riesco quasi mai a scriverlo ogni settimana, ma principalmente perchè non sempre ho qualcosa di nuovo da raccontarvi. Questa settimana abbiamo parecchie cosine interessanti da dirci, perciò basta cincischiare e passiamo alle domande 😀

∗ What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)

∗ What did you recently finish reading? (Qual è il libro che hai appena finito?)

∗ What do you think you’ll read next? (Quale sarà la tua prossima lettura?)

Cosa stai leggendo?

Giusto perchè non avevamo abbastanza romanzi in lettura, la vostra brava Lettrice ha aggiunto qualche nuovo titolo alla lista. Perchè farsi del male con già quattro romanzi *sì, sono stata brava… sono scesa da sei a quattro! Applausiiiii* quando si vogliono iniziare/proseguire alcune serie libresche?? In  realtà uno dei nuovi titoli lo troverete nel prossimo punto, dedicato ai romanzi conclusi *doppi applausiiiiii* 😉

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Ragazzi, qua siamo entrati nel girone di Sarah J. Maas e non ne usciamo più!!! Per chi non la conoscesse, è un’autrice americana molto molto amata, creatrice della trilogia, ancora inedita in Italia, ACOTAR (A Court of Thorns and Roses) e della serie del Trono di Ghiaccio, pubblicata dalla Mondadori. In realtà, qui nella nosta penisola siamo parecchio indietro rispetto alle pubblicazioni in lingua originale, motivo per cui ho scelto di leggere il tutto direttamente in inglese. Quelli in foto sono il secondo capitolo della trilogia, pubblicato un mesetto fa, e il primo della lunghissima serie: di entrambi ho letto solo pochi capitoli, vi dirò meglio la prossima volta!
Ultimo della lista, ma non per importanza, è la rilettura di Alice from Wonderland di Alessia Coppola. Ormai la serie si è conclusa e io voglio, anzi DEVO sapere cosa succederà alla meravigliosa Alice e ai suoi Matti ❤

Qual è il libro che hai   finito?

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Sono super felice di potervi parlare di ben tre letture in questo episodio del WWW. Il romanzo di Matteo Strukul, Il Sangue dei Baroni, è un sonoro schiaffo alla nostra società. Il romanzo racchiude nelle sue pagine una storia intrigante, coivnolgente, d’impatto, di quelle che non solo ti lasciano pienamente soddisfatto a fine lettura, ma che scatenano un’infinità di riflessioni su quanto marcio la nostra vita possa nascondere dietro ipocrite facciate di perfezione. Assolutamente consigliato (e a breve recensito più nel dettaglio).
L’ufficio stampa della Rizzoli mi ha omaggiata con una delle loro pubblicazioni da me più attese, Ti darò il sole di Jandy Nelson. È un romanzo molto particolare, narrato su due percorsi temporali differenti da due gemelli, Noah e Jude. Le loro voci costruiscono pagina dopo pagina un quadro sempre più dettagliato del loro rapporto, una storia fatta di incomprensioni, lacrime, segreti e amore. Ho tanto tanto da dire, ma fra pregi e difetti, questo libro mi è entrato nel cuore 😉
Ultimo della compagnia è A Court of Thorns and Roses di Sarah J Maas, che in realtà non ho letto ma ascoltato su Audiobook. Definirlo fantastico è riduttivo. Questo romanzo apre  una trilogia che, sono certa, avrà ancora molto da dire ai lettori. È un retelling della celebre fiaba della Bella e la Bestia, ma non solo. Alla storia che tutti conosciamo si mescolano la fiaba norvegese “East of the Sun and West of the Moon” e la leggenda scozzese del Tam Lin, dando vita ad una vera e propria nuova storia che profuma di magia e amore. Se amate leggere in lingua inglese, questo è un must have!

Quale sarà la tua prossima lettura?

Per le prossime settimane ho vari titoli in mente. Vi lascio un paio di copertine, così potete farvi un’idea 😁 Ho un mix di fari generi e autori, non vedo l’ora di completare le letture in corso per passare a queste!!!

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Parole in musica #2 – Jane e David, un incontro molto particolare

Ben ritrovati Lettori!
Oggi vado sul classico! Ho deciso di parlarvi del Diario di Jane Somers di Doris Lessing, perché penso che qualunque donna dovrebbe leggerlo.

La vita al femminile è difficile, introspettiva, dura. Doris Lessing, Premio Nobel per la letteratura 2007, ci racconta uno spaccato della vita di Jane Somers, attraverso il quale ha voluto comunicare qualcosa a ogni donna. Ognuna di noi può ritorovare, in questo libro dalle mille sfaccettature, quella lezione di vita di cui ha bisogno.

Il diario di Jane Somers è un romanzo che non ha paura di mostrarsi per quello che è: una ricerca, a tratti angosciante, del sé in mezzo a una società dove lo stereotipo impera. Stereotipo di cosa? Di tutto. Dal modo di vestirsi al lavoro, al modo di lavorare stesso, dall’essere ricchi e quindi rispettabili, all’essere poveri e vecchi e quindi da abbandonare o quanto meno da allontanare dalla vita e dalla vista di chi viene “pompato” come vincente.

Jane è completamente concentrata su se stessa. Non si cura del marito mentre sta morendo, cerca di non pensarci, cerca di fare finta che sia tutto normale; non si cura nemmeno della madre, che pure vive con lei gli ultimi due anni della sua vita, cerca di stare fuori il più possibile e di rincasare quando la madre dorme.

Ora so che non mi ero mai posta la domanda di come fossi in realtà, che avevo solo preso in considerazione il pensiero degli altri.

Quello che non riuscivo a smettere di pensare, però, era che avevo deluso Freddie, che avevo deluso mia madre, e che in definitiva ero quel tipo di persona. Se dovesse succedere qualcos’altro, se dovessi affrontare un’altra situazione difficile, come la malattia o la morte, se dovessi dire a me stessa, Ora, cerca di comportarti come un essere umano, non come una bambina – non ci riuscirei, non potrei. Non è questione di volontà, ma di chi si è, di come si è. Ecco perché decisi di imparare qualcos’altro.

La svolta avviene quando conosce Maudie Fowler, una novantenne indigente del suo quartiere, abbandonata a se stessa. Attraverso questa frequentazione si produce uno scavo all’interno della vita delle due donne che porta Jane verso la presa di coscienza di sé e di cosa significhi relazionarsi da “veri adulti”. Si rende conto, infatti, di essere stata fino a quel momento una moglie-bambina e una figlia assente.

A che cosa serve Maudie Fowler? Stando ai criteri che mi sono stati inculcati, a niente.

Sono andata da Maudie, e quando mi ha aperto, molto lentamente, arrabbiata, le ho detto, “Ti porto a fare una passeggiata al parco.” Lei mi ha guardata, furiosa. “Oh, no,” le ho detto. “Oh, cara Maudie, non arrabbiarti, non arrabbiarti, vieni invece con me.”
“Ma come faccio?” dice lei. “Guardami!”

E alza gli occhi, oltre la mia testa, verso il cielo. È così bello, azzurro, e Maudie dice, “Ma… ma… ma…”

Poi all’improvviso sorride. Si mette quella sua spessa giacca nera da scarafaggio, e il cappello estivo, di paglia nera, e ce andiamo al Rose garden Restaurant. Trovo un tavolo un po’ in disparte, lontano dal passaggio, vicino ad alcuni cespugli di rose, riempio un vassoio di paste alla crema, e restiamo sedute lì tutto il pomeriggio. Lei ha continuato a mangiare ininterrottamente, in quel suo modo lento, struggente, che dice, Questo me lo metto nella pancia finché c’è! – poi è rimasta seduta a guardare, guardare. Sorrideva, felice. Oh, carini, continuava a cantilenare sommessamente, carini… i passeri, le rose, un bambino in carrozzina lì vicino. Ho capito che era fuori di sé per la gioia, una gioia selvaggia, quasi furibonda, quel mondo caldo, assolato, dai colori brillanti, era per lei uno splendido regalo. Perché ormai l’aveva dimenticato, là sotto, in quel suo squallido seminterrato, in quelle orribili strade.

Io mi preoccupavo che fosse troppo per lei dentro quel suo spesso guscio nero, e faceva così caldo, c’era tanto rumore. Ma lei non voleva andarsene. È restata là seduta fino alla chiusura.

E quando l’ho riportata a casa canticchiava con aria sognante tra sé e sé. L’ho accompagnata alla porta, e lei ha detto, “No, vai, vai, voglio sedermi a pensare a questa giornata. Oh, che cose deliziose da pensare.”

La cosa che più mi ha colpita quando l’ho vista là fuori, nella luce forte del sole: il suo colorito giallo. Occhi azzurri brillanti in una faccia che sembra dipinta di giallo.

Rileggendo questi brani, mi è venuta in mente Life on Mars di David Bowie. Una sequenza di immagini apparentemente slegate che vanno da John Lennon a Topolino, da Ibiza ai Norfolk Broads. Un’esplosione di situazioni contrapposte all’esistenza grigia della protagonista, che costantemente cerca una via di fuga nei vari canali televisivi.
Cerchiamo sempre una via di fuga, come Jane, dalle nostre responsabilità. Non parlo di cose da fare, ma di cose da conoscere.

La più grande responsabilità che abbiamo è conoscere noi stessi, ma sembra sia più facile fare progetti per andare su Marte che fare un giro nella nostra anima.

♫♪♫ È una piccola terribile storia
Per la ragazza dai capelli grigi
Ma sua madre sta gridando “No”
E suo padre le ha detto di andarsene
Ma il suo amico non si è fatto vivo
Adesso lei cammina
Nel suo sogno sommerso
Verso il posto con la visuale migliore
E lei è rapita dallo schermo d’argento
Ma il film è noioso in modo deprimente
Perché lei lo ha vissuto
Dieci volte, o forse più
{…} Oh, amico! Mi chiedo se saprà mai
Che è nello spettacolo di punta
C’è vita su Marte? ♫♪♫

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