Parliamo di… casi editoriali!

PARLIAMO DI

Fortemente ispirata da una chiacchierata fatta ieri con Luca, ho deciso di scrivere per voi un nuovo Parliamo di… dedicato ai casi editoriali!

Quanti di voi hanno letto un romanzo attirati dalle numerose voci in proposito, o da quelle (a mio parere orribili, ma sono gusti) fascette gialle che le CE aggiungono alla sovracopertina, o alle innumerevoli recensioni positive che molti recensori/lettori lasciano sui social?? Io sono la prima ad averlo fatto, a volte spinta dai consigli di persone fidate, a volte semplicemente per curiosità, e come dicevo ieri proprio a Luca spesso per capire quali segreti si celano dietro il grande successo del romanzo in questione.

Il fatto è che non sempre i romanzi che hanno moltissimo successo lo meritano davvero: fatta eccezione per alcuni scrittori (es. D’Avenia, Giordano, Hosseini, Zafon ecc.) che, oltre alla storia scelta e alla struttura che creano sulla trama, hanno dalla loro parte una grande capacità linguistica, stilistica e tecnica, tanti altri fanno leva su alcuni aspetti della storia e sfruttano degli escamotages di marketing per avere successo.

Mi viene subito in mente uno dei best seller più discussi del 2012, Cinquanta sfumature di Grigio (e sequel) di E.L. James. Il discorso fra me e Luca è nato proprio a proposito di questo romanzo, diventando poi uno scambio di idee sulla letteratura erotica e i casi editoriali.
Ho letto questo romanzo per curiosità: tutti ne parlavano, alcuni molto bene, altri molto male… Io volevo farmi la mia idea, capire perchè avesse avuto tanto successo…

Dopo un’attenta lettura, ho tratto le mie personalissime e, ovviamente, anche non condivisibili conclusioni: inserirei questo best seller nella categoria Faccio schifo, ma comunque ho successo. E’ un romanzo fatto di stereotipi, clichè e sesso (peraltro descritto malissimo) ma che ha sapientemente giocato sul fattore “sadomaso” per vendere così tanto. Perchè il proibito fa scoop, tutto ciò che è oltre il normale attira l’attenzione. Chi si è occupato della sponsorizzazione di questa storia ha saputo giocare benissimo le sue carte!

Pensiamo a tanti altri casi famosi dell’editoria negli ultimi anni: famosissimo il romanzo della scrittrice statunitense Stephenie Meyer, Twilight, la cui intuizione ha dato vita ad una serie di romanzi su vampiri e licantropi che continua tutt’oggi ad avere grande successo e riscontro fra i teenager. Oppure, per esempio, il mio amato Codice da Vinci, che ha aperto la strada ad un’ampia pubblicazione di romanzi legati ai misteri della chiesa. Non è un caso se poi le successive trasposizioni cinematografiche di questi romanzi abbiano incassi record al botteghino!!!

Voi cosa ne pensate? Conoscete altri casi editoriali che non meritavano tutto il successo che hanno avuto? Quali best seller, invece, avete amato? Fatemi sapere perchè sono davvero curiosa di sentire la vostra.

firma

9 Pensieri su &Idquo;Parliamo di… casi editoriali!

  1. Ciao Lettrice! Bello questo “Pariamo di…”! Personalmente non apprezzo molto vampiri, licantropi e affini… Ho gradito molto la versione libresca e cinematografica di Il Codice Da Vinci, di Il nome della rosa; di “Angeli e demoni” devo leggere il libro, ma ho visto la versione cinematografica.

  2. Ho fatto un esame all’università (Storia della letteratura moderna e contemporanea) sull’industria editoriale e già allora (parliamo dei primi anni ’80) si diceva che non è scontato che un libro vendutissimo sia anche un bel libro ma soprattutto “venduto” non corrisponde a “letto”. Quanti libri abbiamo in casa, acquistati sull’onda della pubblicità, che non abbiamo letto o abbiamo iniziato e mai finito di leggere? Ricordo che uno dei casi editoriali su cui ci eravamo soffermati era “Il nome della rosa”: pubblicizzato come giallo (in effetti la trama si basa su una serie di inspiegabili omicidi), in realtà è un romanzo che, per essere apprezzato, presuppone delle conoscenze sia in ambito storico medievale sia in quello filosofico. Insomma, non parliamo di un giallo alla Agatha Christie, per essere chiari. Personalmente l’ho letto una prima volta per l’esame, apprezzandolo poco e saltando tutte le parti pallose delle varie digressioni, e una seconda volta da insegnante, quindi con un’esperienza diversa, godendomelo appieno.
    Purtroppo ora sono molto selettiva nelle mie scelte di lettura. Non leggerei mai la trilogia di Mr Gray, né Twilight né Dan Brown. Mai letto Harry Potter. Sono generi che non mi interessano e non sono abituata ad una lettura gastronomica del tipo “quel che c’è basta che si mangi”. E’ un mio limite, lo so.
    Sono contenta che tu abbia apprezzato D’Avenia: sembra impossibile ma sono tanti i giovani, specie donne, che lo mettono sullo stesso piano di un Moccia o di un Volo. Pregiudizi e basta. Trovare degli scrittori che sappiano scrivere è una rarità al giorno d’oggi. Ma forse è stato così in tutti i tempi: pensiamo a Svevo, snobbato e accusato di non sapere affatto scrivere. 🙁

    • Si, Il romanzo di D’Avenia mi piacque molto.
      Diciamo che io sono una lettrice in po’ particolare, a cui piace cercare anche il libro sconosciuto che può stupire. Non seguo sempre le mode del momento, anche perché spesso mi deludono! Bisogna imparare a scegliere e a distinguere dove c’è il talento dello scrittore e dove c’è solo quello di chi lo pubblicizza XD

      Grazie per il tuo contributo!!! 😀 è sempre bello avere un parer più specifico e tecnico, piuttosto che quello di una semplice appassionata 🙂

  3. Credo sia un po’ come per gli oscar: capita spesso che il film tanto acclamato non riscuota poi commenti favorevoli da parte del pubblico. Personalmente, sono sempre scettica di fronte ai lanci pubblicitari stile “illibrochetuttidovrebberoleggere!!”; non mi piacciono i libri scritti (o fatti scrivere?) da personaggi famosi dello spettacolo che raccontano i fatti loro. E poi, non mi interessa che il libro sia un caso editoriale, deve essere un “caso” importante per me 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *