A tu per tu con… REBECCA E SOFIA DOMINO

Buongiorno Amici Lettori e buona domenica!
Oggi per me è un giorno davvero speciale, perchè per la prima volta fra Le Parole Segrete dei Libri ci sarà un incontro paricolare. Vi va di passare un po’ di tempo A tu per tu con uno scrittore? E se vi dicessi che questa prima volta saranno addirittura due scrittrici?

Vi presento Rebecca e Sofia Domino
e i loro romanzi Fino all’ultimo respiro
e Come lacrime nella pioggia.

⇒ Innanzi tutto benvenute nel mio piccolo angolo e complimenti per l’imminente pubblicazione dei vostri lavori. Partiamo con una domanda facile: come e quando nasce il vostro desiderio di scrivere?

Rebecca: Prima di tutto, grazie per ospitarmi sul tuo blog! La mia passione per la scrittura è nata con me. Ho cominciato a scrivere alle scuole elementari, ricordo che nel tempo libero scrivevo brevi racconti su quaderni e che, per tutto il periodo della scuola, mi piaceva moltissimo scrivere temi. A un certo punto ho lasciato perdere la scrittura per ritrovarla qualche anno fa quando, senza neanche sapere come, mi sono ritrovata nuovamente seduta di fronte al computer, con delle idee nella testa e la voglia di trasformarle in storie. Da allora ho scritto numerosi racconti e romanzi che non  pubblicherò mai, che considero una sorta di allenamento, sia per lo stile sia per capire quale genere preferisco scrivere. La scrittura è la mia unica, vera passione e adesso sono felicissima perché le dedico tutto il mio impegno e tutto il mio cuore, e sono sicura che continuerò a scrivere finché potrò.
 
Sofia: Grazie per il tuo supporto e per avermi ospitato nel tuo blog!
Ho cominciato a scrivere all’età di sette anni, cominciando con racconti brevi scritti su dei quaderni. Con il passare degli anni ho maturato la mia passione e a scuola ero molto contenta quando arrivava l’ora d’italiano e, di conseguenza, la possibilità di scrivere temi. Dai quaderni sono passata alla macchina per scrivere e adesso non potrei separarmi dal mio computer, ricco di idee e di appunti.
Scrivere è la mia più grande passione perché posso esprimermi e posso raccontare delle storie. Inoltre, come nel caso di “Come lacrime nella pioggia”, scrivere dei romanzi è anche importante per portare alla luce delle verità nascoste e per parlare delle iniziative benefiche collegate a essi.
 
 
Questa per entrambe è la seconda esperienza in ambito selfpublishing. Avete già pubblicato dei romanzi, per Sofia Quando dal cielo cadevano le stelle e per Rebecca La mia amica ebrea. Come vi sentite rispetto a qualche anno fa e quanto è cambiato il vostro rapporto con i lettori?
 
Sofia: Quando dal cielo cadevano le stelle è il mio romanzo d’esordio. Sono molto legata anche a quel romanzo, che tratta il tema della Shoah. L’ho pubblicato su Lulu il 27 gennaio 2014, per Il Giorno della Memoria, quindi non molto tempo fa.
Ho scritto sia Quando dal cielo cadevano le stelle sia Come lacrime nella pioggia per me, e solo in un secondo momento ho deciso di renderli pubblici, anche se ne ero molto dubbiosa. Pensavo che ai lettori non interessassero molto i libri di autori indipendenti, specialmente che trattano temi “pesi”. Invece, con mia grande meraviglia, non è stato così. Il modo in cui i lettori e i blogger hanno accolto Quando dal cielo cadevano le stelle è stato bellissimo, e lo stesso sta succedendo con Come lacrime nella pioggia. Il supporto dei lettori e dei blogger è molto importante, come sta avvenendo oggi, e ne sono davvero contenta.
Posso quindi dire che nell’arco di questi mesi il rapporto con i miei lettori è cresciuto, e con alcuni, dopo esserci inviati varie e-mail, si è anche instaurato un rapporto di amicizia.
Da quando ho pubblicato Quando dal cielo cadevano le stelle mi sento un po’ diversa, forse un po’ più esperta. Durante la promozione di Quando dal cielo cadevano le stelle il mondo dell’autopubblicazione per me era molto nuovo, adesso invece so come muovermi e come gestire al meglio la promozione e sono sempre contenta di dare consigli ai vari scrittori che muovono adesso i primi passi nel self-publishing.
 
Rebecca: Il mio romanzo d’esordio non è uscito anni fa ma il 27 gennaio di quest’anno, in occasione della Giornata della Memoria, quindi sono passati solamente quattro mesi da La mia amica ebrea a Fino all’ultimo respiro. Prima dell’uscita de La mia amica ebrea ammetto che ero piuttosto sfiduciata, perché le persone solitamente leggono altri tipi di romanzo e pensavo che non molti lettori si sarebbero avvicinati al mio lavoro; invece, con mia stessa sorpresa, ho trovato grande disponibilità sia da parte delle blogger sia da parte dei gestori dei siti Internet per promuovere La mia amica ebrea e ricordare i “giusti”, coloro che durante l’Olocausto aiutarono degli ebrei, spesso rischiando la vita. Con Fino all’ultimo respiro sapevo già che cosa aspettarmi, e infatti al momento sono felicissima di come stanno andando le cose. Adesso che rispondo a questa domanda, Fino all’ultimo respiro non è ancora ufficialmente uscito, pertanto l’hanno letto solo pochissime persone in anteprima, ma sia i blogger sia i siti mi stanno concedendo molto spazio. Penso che ciò sia fondamentale perché, se è importante ricordare gli orrori del passato perché non si ripetano più (come nel caso dell’Olocausto) e dar voce agli “eroi silenziosi” che nella Germania nazista salvarono degli ebrei, penso che sia altrettanto importante soffermarsi anche su temi attuali come, appunto, gli adolescenti che vivono con il cancro. In Italia non se ne parla mai abbastanza, quindi penso che ogni segnalazione sul mio romanzo, ogni articolo al riguardo, possa fare la differenza.
 
Parliamo delle vostre nuove pubblicazioni, disponibili sul web dal 19 maggio. Partiamo da Rebecca e dal suo romanzo FINO ALL’ULTIMO RESPIRO. Hai scelto un tema molto particolare, a me personalmente molto caro: ti va di raccontarci qualcosa?
 
beautiful smiling girl with dandelion in handCerto. Fino all’ultimo respiro è nato in maniera inaspettata. Quando non sono in un periodo particolarmente carico d’impegni dal punto di vista della promozione, il mattino cerco sempre di scrivere qualcosa, semplicemente perché scrivere è la mia passione. Stavo lavorando a un romanzo di quelli che scrivo per il solo piacere di farlo, quando mi è venuta in mente la trama di Fino all’ultimo respiro. Ho smesso di lavorare sull’altro romanzo e mi sono dedicata alla mia nuova idea. Ammetto che, prima di cominciare a fare le ricerche al riguardo, mi sono chiesta più di una volta se non avrei interrotto il romanzo a metà strada, perché per dargli lo sfondo necessario avrei dovuto informarmi sul cancro, leggere e ascoltare storie di adolescenti malati… e non ero sicura di voler passare così tanto tempo a sentir parlare di dolore e di morte, specialmente quando questi riguardano persone così giovani. Ebbene, non potevo sbagliarmi di più!
Come faccio prima di cominciare ogni romanzo, mi sono messa alla ricerca di testimonianze e mi sono ritrovata a leggere le storie degli adolescenti che vivono con il cancro, a guardare e ascoltare i loro video e, certo, a volte parlano di dolore, di tristezza, di preoccupazione e di morte, come penso che sia normale data la loro situazione, ma parlano principalmente di vita. E non solo! Parlano di altruismo, dell’importanza dell’aiutare gli altri.
Sono rimasta a bocca aperta di fronte a tantissime vicende che ho letto o ascoltato e a quel  punto ho capito non solo che avrei scritto tutto il romanzo, ma che, probabilmente, ci sono tante altre persone che, come credevo io, pensano che gli adolescenti con il cancro siano delle persone già mezze morte e che le loro storie parlano solo di dolore fisico ed emotivo e di morte. Non potrebbe essere più falso. Ho deciso di scrivere il romanzo dal punto di vista di Allyson, una diciassettenne scozzese come tante, perché ho la fortuna di non aver mai avuto il cancro e non conosco nessun adolescente che ha dovuto affrontare quella battaglia e Allyson si avvicina a quel mondo come ho fatto io, improvvisamente, senza saperne niente se non le piccole informazioni che sappiamo tutti (che la chemio fa cadere i capelli, che il cancro è potenzialmente letale…). Attraverso la protagonista del romanzo, ho dato voce ad alcune delle mie domande e dei miei pensieri, ma, caratterialmente, Allyson è molto diversa da me. Coleen, la co-protagonista del romanzo, è una diciassettenne che lotta da due anni e mezzo contro la leucemia. Noi la conosciamo insieme ad Allyson, quando Coleen si trova già piuttosto avanti nella sua lotta. Non sappiamo tutto, non abbiamo idea di cosa succedesse nella sua vita giorno per giorno, prima dell’arrivo di Allyson. Coleen rappresenta l’insieme di testimonianze che ho letto e sentito. A volte io stessa mi sono chiesta: “come? Com’è possibile avere cosi tanta fiducia nella vita quando questa ti ha pugnalata alle spalle?”. Coleen, come tutti, ha anche dei momenti “no”, e, soprattutto, li ha avuti in passato, nel periodo immediatamente successivo alla diagnosi. Leggendo le testimonianze dei ragazzi con il cancro ho visto che molti di loro pensano di essere cresciuti molto rispetto ai loro coetanei, e anche Coleen si sente così; è una cosa che non metto in dubbio, data l’esperienza che devono affrontare. Allyson è una diciassettenne comune, con i piccoli problemi in famiglia, con gli amici, con il ragazzo che le piace, deve decidere che cosa fare dopo le superiori, mentre Coleen ha già affrontato delle prove molto dure e deve prendere delle decisioni irreversibili. Eppure, entrambe impareranno qualcosa l’una dall’altra. Nonostante il mio romanzo parli anche di chemio, radiazioni, effetti collaterali e mostri la realtà di chi, a causa della chemio, non ce la fa neanche ad alzarsi dal letto, di chi a diciassettenne anni deve rinunciare a una vita normale, è essenzialmente un romanzo sulla vita, perché è questo il messaggio che io ho recepito dalle testimonianze degli adolescenti con il cancro.
Molte persone sane non fanno altro che lamentarsi per delle sciocchezze e non si rendono conto di cosa conta davvero. Questi ragazzi, come Coleen nel mio romanzo, vogliono vivere intensamente ogni attimo, e per intensamente non intendo dire necessariamente facendo chissà quale esperienza, ma principalmente godendosi ogni momento, passandolo con i loro cari e facendo qualcosa per aiutare gli altri.
Fino all’ultimo respiro è un romanzo che parla della paura di morire, ma anche di quella di vivere, la paura che blocca Allyson che, a diciassette anni, si sente sospesa fra l’adolescenza e l’età adulta, è un romanzo che parla dell’amicizia vera, del dolore che il cancro porta in una famiglia ma, lo ripeto, parla principalmente di quello che rende speciale la vita, di come la qualità del tempo che abbiamo sia più importante della quantità.
 
Anche Sofia ha fatto una scelta importante a livello di tematiche per il suo romanzo COME LACRIME NELLA PIOGGIA. Le tue protagoniste, Sarah e Asha, vivono una storia estremamente delicata e toccante. Cosa puoi dirci in proposito?
 
Come lacrime nella pioggiaScrivere Come lacrime nella pioggia mi ha regalato centinaia di emozioni, specialmente per la storia delicata e allo stesso tempo dolorosa in cui Sarah e Asha sono coinvolte. Sarah è una ventiduenne newyorkese, grande appassionata di fotografia e perdutamente innamorata di Abhai, venticinquenne indiano che da bambino si trasferì con suo padre a New York. Il giorno in cui Sarah prende la decisione di voler scoprire meglio l’India, e in questo modo le origini del suo fidanzato, è certa che vivrà una meravigliosa avventura, un viaggio indimenticabile. Ma non sa quello che la aspetta.
Quando Sarah arriva a Kailashpur, il villaggio remoto indiano in cui è nato Abhai, rimane affascinata da tutto ciò che la circonda, perché l’India è un paese misterioso, ma lentamente si renderà conto di molte altre verità. Una donna in India, specialmente nei villaggi rurali, non è nessuno. Non ha diritti, non ha voce, è picchiata, violentata, venduta in matrimoni combinati, costretta a smettere di studiare… Questa verità ha colpito anche la vita di Asha, abitante di Kailashpur, ma quando Sarah ha occasione di parlare con lei, di leggere la forza nel suo sguardo e di guardare il suo bellissimo sorriso, capisce che nonostante quelle leggi severe, Asha non vuole abbassare la testa. Asha vuole dire basta, vuole avere un futuro, vuole scegliere e Sarah, femminista, si schiera immediatamente dalla sua parte.
Sullo sfondo dell’India sboccia una meravigliosa amicizia tra una ragazza americana e una indiana. Sarah e Asha vivono numerose esperienze insieme, lottando per i diritti delle donne indiane, nonostante questo comporti andare contro gli uomini.
Il giorno in cui Sarah, allo scadere dei documenti che le permettono di rimanere in India, dovrà tornare a New York, saluterà Asha promettendole molte cose, tra cui che tornerà da lei per continuare a lottare al suo fianco. Al ritorno di Sarah in India, però, Asha è scomparsa.
Per Sarah comincia una corsa contro il tempo e si ritroverà a essere una pedina qualunque tra le mani degli uomini indiani, ma vuole salvare Asha, liberarla, abbracciarla di nuovo e confermarle che le donne hanno gli stessi diritti degli uomini.
Per non rischiare di svelare troppo non posso aggiungere altro, ma il personaggio di Asha è un insieme di testimonianze, perché le donne in India sono ancora vendute, picchiate, abusate, costrette a prostituirsi…
E la polizia, corrotta, non offre loro nessun sostegno.
Ho scritto Come lacrime nella pioggia per accendere i riflettori sull’India, definito il Paese peggiore in cui nascere donna, per mostrare la forza delle donne e per dare voce a una bellissima amicizia come quella tra Sarah e Asha, un’amicizia che, se pura, non ha limiti.
 
 
So che attraverso i vostri romanzi promuovete alcuni enti importanti a livello mondiale. Potete spiegare in maniera più dettagliata ai miei lettori di cosa si tratta?
 
Sofia: Certo, Come lacrime nella pioggia è leggibile gratuitamente (per riceverlo basta inviarmi un’email a sofiaromanzo@yahoo.it) e ho deciso di non venderlo perché in questo modo incoraggio i lettori a donare i soldi con i quali altrimenti avrebbero comprato il mio libro ad Amnesty International, che da cinquanta anni difende i diritti umani. Penso sia meglio aiutare chi ha davvero bisogno che ricavare io qualche soldo.
Inoltre, incoraggio i lettori a firmare la petizione che ho lanciato su Change.org, indirizzandola al governo indiano, per migliorare le condizioni di vita delle donne in India. Firmare la petizione è veloce e gratuito!
Come sostenere Amnesty?
Ci sono moltissimi modi per sostenere Amnesty, e sostenerlo vuol dire difendere i diritti e le libertà fondamentali di ogni essere umano!
Chiunque può sostenere Amnesty, un privato, un’associazione, una famiglia e anche uno studente.
Una persona può donare ad Amnesty una quota libera, oppure può attivarsi con Amnesty contattando il Gruppo Locale o l’ufficio regionale della sua zona. Può partecipare alle manifestazioni di Amnesty, firmare gli appelli dell’associazione, iscriversi alla Newsletter per tenersi aggiornata o fare shopping acquistando gli articoli a marchio Amnesty International, prodotti dal commercio equo e solidale.
 
Ho inoltre deciso di lanciare una petizione su Change.org (piattaforma online gratuita di campagne sociali) perché dopo aver appreso come sono costrette a vivere le donne in India ho voluto attivarmi meglio che potevo. Nella mia petizione ho scritto (sia in italiano sia in inglese) che cosa sono costrette a subire giornalmente le donne in India (abusi, diritti negati, stupri….) sperando davvero in un miglioramento. Quando la mia petizione avrà raggiunto un elevato numero di firme, allora la invierò non solo al governo indiano, ma a chiunque possa fare qualcosa per salvare le donne dell’India.
Per crescere, però, la mia petizione ha bisogno della firma di molte persone.
Ricordo che firmare è veloce e gratuito.
In India, specialmente nei villaggi rurali, bambine, ragazze, donne e madri vivono nascoste, ma non dobbiamo dimenticare le loro lacrime silenziose. Lacrime vere, lacrime versate da bambine abbandonate o uccise solo perché femmine, da ragazzine costrette a smettere di studiare e obbligate a lavorare, da bambine vendute in sposa, da ragazze e donne costrette a prostituirsi, da donne abusate… in India, per una bambina la persecuzione comincia ancora prima della nascita.
Per firmare la mia petizione: QUI
Grazie a nome mio e a nome di tutte le donne dell’India.
 
Rebecca: Sì, ho scelto di rendere leggibile gratuitamente Fino all’ultimo respiro per incitare i miei lettori a donare quanto possono a Teenage Cancer Trust, l’ente benefico inglese che si occupa dal 1990 degli adolescenti con il cancro. Teenage Cancer Trust è un ente unico nel suo genere, perché oltre a disporre di 27 reparti a misura di adolescente sparsi per tutto il Regno Unito (e ad averne altri 7 in programmazione) si occupa a tutto tondo dei giovani con il cancro. I pazienti hanno dai 13 ai 24 anni e sono tutti in una fase molto delicata della vita, dove una diagnosi di cancro ha ancora più impatto. Un giovane dovrebbe pensare solo a studiare o lavorare, uscire con gli amici e fare programmi per il futuro; la diagnosi invece pigia il tasto “pausa” nelle vite di questi ragazzi che, improvvisamente, si ritrovano a sospendere tutte le loro attività quotidiane (molti lasciano, anche se solo per un periodo, la scuola; a causa degli effetti collaterali delle cure, come la stanchezza, tanti ragazzi spesso non hanno neanche la forza di alzarsi dal letto o passano pomeriggi interi a dormire) e in generale si ritrovano a posporre a data da definire tutti i loro progetti per il futuro, sia quelli a breve sia quelli a lungo termine. Il cancro fa paura a tutti, ma gli adolescenti si ritrovano ad affrontare la propria mortalità, spesso per la prima volta. Eppure, nonostante Teenage Cancer Trust sia impegnato anche dal punto di vista della ricerca (per aumentare sempre di più la speranza di sopravvivenza) quello che conta è che l’adolescente malato di cancro è vivo, adesso, anche quando la sua malattia è considerata terminale. Teenage Cancer Trust considera i ragazzi prima come degli adolescenti, poi come dei pazienti di oncologia. Nei reparti di Teenage Cancer Trust lavora del personale specializzato in adolescenti e giovani adulti, i ragazzi hanno a disposizione film, musica, attivita’ ricreative e possono tenersi in contatto con i professori delle loro scuole, così da non rimanere indietro con il programma. Ma l’aspetto fondamentale di Teenage Cancer Trust è come, con un mondo completamente dedicato ai giovani con il cancro, questi non si sentano soli. Nei reparti gestiti dall’ente benefico ragazzi e ragazze passano il tempo insieme e possono condividere con dei coetanei le loro paure e i loro successi.
Un altro esempio molto importante di questa necessità di unire gli adolescenti con il cancro è “Find your sense of tumour”, un evento organizzato da Teenage Cancer Trust in cui gli adolescenti che hanno sconfitto il cancro o che sono in remissione possono incontrarsi, divertirsi e fare nuove amicizie con chi si trova nella loro stessa situazione. Teenage Cancer Trust organizza anche eventi per raccogliere fondi, i più famosi sono i concerti alla Royal Albert Hall, uno dei luoghi artistici più famosi e belli di Londra, dove celebrità musicali si esibiscono a favore dell’ente benefico.
Teenage Cancer Trust, infatti, fa affidamento solamente sulle donazioni di aziende e di privati. L’ente si occupa di molti altri aspetti del cancro nei giovani, incluso il supporto a famigliari e amici, l’organizzare conferenze per l’aggiornamento di medici e infermiere che lavorano a contatto con gli adolescenti, la creazione del sito Jimmyteens, dove gli adolescenti che hanno o hanno avuto il cancro possono caricare i loro video e condividere con gli altri le loro esperienze e molto altro. Teenage Cancer Trust si avvale di ventiquattro anni di esperienza e passione a beneficio degli adolescenti con il cancro, e fa davvero la differenza nelle esistenze di coloro che, a causa delle malattie e degli effetti collaterali delle cure, sono obbligati ad avere delle vite diverse rispetto a quelle dei loro coetanei.
Teenage Cancer Trust s’impegna perché ogni adolescente con il cancro viva una vita il più normale possibile.
Purtroppo in Italia manca un ente benefico del genere e, nonostante ci siano delle realtà dedicate agli adolescenti con il cancro, secondo me manca proprio il nucleo centrale, ovvero un ente benefico così ben organizzato che si occupa in toto degli adolescenti con dei tumori. Con il mio romanzo, e portando l’esempio di Teenage Cancer Trust, spero di spronare la gente a fare qualcosa di più attivo anche qui in Italia e a cominciare a parlare di più dei bisogni e dei desideri degli adolescenti con il cancro, una fascia che spesso, qui da noi, è in una sorta di “terra di nessuno”.
Per chi volesse aiutarmi nella mia raccolta fondi a favore di Teenage Cancer Trust (potete donare quanto volete, anche solo 1 Euro) vi lascio direttamente il link alla mia pagina su Justgiving (la piattaforma ospita solo enti benefici regolarmente registrati e le donazioni, tramite il link di cui sotto, vanno direttamente a Teenage Cancer Trust): 
Ringrazio in anticipo tutti quelli che vorranno unirsi a me per dare una mano a questi ragazzi che, credetemi, con le loro storie, i loro sorrisi e la loro forza, ci danno tantissimo.
 
Un’ultima domanda prima di concludere questo nostro piacevole incontro virtuale.
Quanto vi influenza il fatto di essere sorelle scrittrici? Quanto riuscite a ritrovare di voi stesse nei vostri lavori e nei romanzi dell’altra?
 
Rebecca: Sicuramente essere sorelle scrittrici è bellissimo, perché possiamo condividere la stessa passione e possiamo aiutarci reciprocamente, ad esempio con suggerimenti oppure nelle varie fasi dell’editing. Nei romanzi di Sofia trovo degli aspetti che sono presenti anche nei miei, come delle protagoniste forti, dei temi toccanti (sia passati sia attuali) e il voler lanciare dei messaggi ai lettori. Nei miei romanzi, naturalmente, ci sono degli aspetti di me, di quello che penso e che provo, anche se solitamente le mie protagoniste ed io non potremmo essere più diverse.
Sofia ed io siamo sicuramente molto fortunate a condividere questa passione senza alcuna gelosia o invidia per l’altra; siamo entrambe felici dei successi dell’altra e continueremo a lungo su questa strada.
 
Sofia: Condividere la mia passione per la scrittura con Rebecca è bellissimo! Ci unisce un legame profondo e ci supportiamo sempre a vicenda, senza però mentirci. Se a una delle due non piace il romanzo dell’altra, allora ce lo diciamo, e solo in questo modo possiamo aiutarci davvero.
Sicuramente il lato che più mi rende vicina ai personaggi creati da Rebecca è la forza che dà a ognuno di essi. Se un personaggio è forte, e crede nel giusto, allora mi sento molto vicina a quest’ultimo. Inoltre, i personaggi principali di Rebecca sono, anche nel suo caso, prevalentemente femmine, e questo è sicuramente un punto a suo vantaggio.
 
Vi ringrazio per essere state qui e aver condiviso un piccolo pezzetto di voi con me e i miei lettori.

Rebecca e Sofia: Siamo noi a ringraziare te per averci ospitato. Mandiamo un caro saluto anche ai tuoi lettori invitandoli a visitare i nostri blog per rimanere sempre in contatto!

sidebardividerCome fatto in passato per altri autori, vi lascio alcuni link utili 🙂

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