A CHRISTMAS CAROL [prima parte]

Le Parole Segrete dei Libri

è orgogliosa di presentarvi

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un racconto ad otto mani, scritto da

Lettrice Segreta
Vittorio Tatti ChiaraG
UmanoAlieno

Eccoci finalmente al grande regalo di natale che insieme a quei tre matti di Vit, Chiara e Marco abbiamo preparato per voi! Spero con tutto il cuore vi piaccia!!! Leggerete il racconto diviso in quattro parti, oggi la prima e nei prossimi giorni le altre tre. Buon divertimento e buona lettura!

La storia che segue, nonostante numerosi riferimenti
a luoghi, persone e cose realmente esistenti,
è ovviamente una storia di fantasia,
e come tale va considerata.

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PROLOGO

La fiducia nell’amore era morta, tanto per incominciare, e su questo non c’è alcun dubbio.

Probabilmente vi suoneranno alquanto familiari tali parole: ebbene, la prima volta che sono state abilmente legate l’una all’altra avevano come soggetto Jacob Marley, defunto socio in affari del celeberrimo Ebenezer Scrooge.
Siamo certi perdonerete la nostra arroganza nell’emulare la penna del grande Charles Dickens, ma non potevamo trovar modo migliore per iniziare la nostra storia , se non con la morte di qualcuno. O, in questo caso, di qualcosa…

Perché, sapete, richieder l’intervento di tre spiriti come quelli corsi in aiuto del vecchio Scrooge, non è cosa facile. Pensate basti una storia che volge a un finale tutt’altro che lieto?

Le regole dall’alto sono chiarissime:

“Requisito imprescindibile, per tale domanda di intervento, dovrà esser la presenza di una speranza, anche piccola e ben nascosta, ma che possa lasciar immaginare una diversa conclusione di vita per l’individuo scelto”.

Ci è sembrato di impazzire fra incartamenti e ricerche, ma alla fine l’abbiamo trovata!
Ed è proprio da lì che la nostra storia comincia. Da un sogno di vita migliore, ricco di affetti e sorrisi sinceri.

I
Il sogno di Lettrice

Non fu il suono della sveglia, quella mattina di dicembre, a far aprire gli occhi alla giovane Lettrice, protagonista della nostra storia, ma una telefonata, di certo inattesa, che costrinse la ragazza ad abbandonare il caldo abbraccio delle coperte.

«Pronto?» sembrava avesse appena risposto un uomo delle caverne.
«Buongiorno tesoro mio! Che brutta voce, non dirmi che stavi ancora dormendo»
«In realtà sì… mamma» le rispose fra uno sbadiglio e un altro.
«Suvvia, oggi è il 21 dicembre: sono giornate impegnative queste, piccolina mia. Non puoi mica poltrire tutto il giorno! Tanto per la cronaca, sono le dieci e mezza, ti sembra questo l’orario di alzarsi? Se non ti avessi svegliata io, chissà a che ora..»
Lettrice al telefono«Frena, frena, frena – interruppe quel tornado di parole che, ancora intontita dal sonno, la stava trascinando via – punto primo: ormai non sono più la “piccolina tua”. Punto secondo: se sono andata a vivere da sola è anche per non dover più ascoltare questi infiniti bla bla bla sulle buone regole di vita che mi facevi quando avevo quindici anni!…»
«Non è passato poi così tanto tempo da allora»
«…e terzo: questi saranno giorni caotici per te forse, ma di certo non lo sono per la sottoscritta!»

Stava per mettere giù la cornetta, quando la voce squillante della madre risuonò all’improvviso attraverso l’apparecchio talmente forte, che alla ragazza sembrò quasi di averla lì accanto.
«Vuoi dire che hai già comprato tutti i regali di Natale? Ma che figlia meravigliosa che ho! Io, come ogni anno, sono in super ritardo e non so neppure cosa compr…»
«No, mamma» disse con voce fredda e stizzita «non ho comprato i tuoi amati regali di Natale, perché avrei dovuto?»
«Perché? Noi siamo la tua famiglia»
«Oh sì, certo! Una famiglia che spunta fuori solo alle feste comandate per incassare regali che, con i quattro soldi che ognuno di voi guadagna, non potrebbe mai permettersi!»
«Non è quello che intendevo» le disse con voce rotta dal pianto.
«Invece è esattamente quello che volevo dire io» e con queste parole sbatté la cornetta sul telefono.

La giornata era stata ufficialmente rovinata, al che Lettrice corse in cucina a preparare quella dose di caffè necessaria alla sua sopravvivenza per le prossime ventiquattr’ore.

Qualsiasi umana forma di affetto era bandita da tempo nella vita di questa ragazza. Niente famiglia, se non qualche sporadica telefonata della madre, niente amici, niente amore… il nulla, Lettrice era perennemente circondata dal nulla.
Quasi sicuramente vi starete chiedendo come sia possibile, in una persona come questa, trovare un briciolo di speranza atta al cambiamento.
Se si osserva con attenzione la casa del soggetto da noi scelto, è possibile notare la quasi totale assenza di fotografie: si dice che i ricordi più belli siano impressi nella memoria, ma quelli che ci piace rivivere ogni giorno sono stampati su carta e messi in bella mostra negli angoli più luminosi della nostra casa.
Considerando questa affermazione come vera per la nostra protagonista, ne avevamo dedotto che c’era un solo ricordo a cui Lettrice era davvero legata: sua nonna. Una donna piccola e dallo sguardo dolce, con capelli d’argento e abiti semplici ma raffinati.
Lei era la nostra speranza, quell’unico affetto in grado di sciogliere il ghiaccio che da troppo tempo ormai aveva congelato il cuore della ragazza. Lei era l’unica persona di cui Lettrice continuava a tenere una foto nella sua camera da letto, l’immagine di loro due teneramente abbracciate al suo undicesimo compleanno, l’ultimo trascorso insieme.

caffè specialeLettrice era tutta intenta a bere il suo caffè caldo, quando sia accorse che più i sorsi scendevano lungo la gola, più le sue palpebre subivano la forza incontrollabile della gravità. Come fosse possibile che la panacea di qualsiasi stanchezza stesse agendo come un sonnifero non sapremmo spiegarlo neppure noi, ma ci è sempre risultato chiaro come il sole che affidarsi alle vie infinite del Cielo era un ottimo modo per agire in questi casi.
Un ultimo sorso e Lettrice sprofondò in un sonno che solo una carezza “speciale” poteva interrompere: si era da poco accasciata in avanti sul tavolo della cucina, quando una voce delicata cominciò a risuonare per la stanza.

«Svegliati, Lettrice»
«Co… cosa?» tutta intontita cominciò ad aprire gli occhi
«Svegliati, ho poco tempo per parlarti»
Aperti gli occhi, l’immagine che si trovò davanti fu quasi insostenibile per la sua mente. «Aaaaaaahhh!»
Tanto fu l’impeto dell’urlo, che Lettrice cadde all’indietro scivolando dalla sedia e finendo di faccia a terra.
«Calmati tesoro, sono io»
«No, no, no, no, no… NO! Non sei tu, non sei reale: tu sei morta più di dieci anni fa» gridava e si dimenava come una bambina.
Si alzò da terra con un movimento al limite dell’umano e cominciò a camminare avanti e indietro per la casa: «Cosa diavolo mi hanno venduto al posto del caffè? Sono sotto effetto di stupefacenti, questo è sicuro» continuava ad urlare, dandosi adesso anche degli schiaffi in faccia, nella speranza che infliggersi dolore potesse riportarla alla normalità.

«Vuoi darti una calmata, neppure da bambina hai mai fatto tutti questi capricci!»
«Non starla a sentire, quella cosa non è reale» si ripeteva come un mantra, ma l’immagine della nonna continuava ad essere lì qualunque cosa facesse.
«Vuoi smetterla per favore? Ho un lasso di tempo estremamente limitato quaggiù!»
«Senti, immagine prodotta dalla mia testa, dato che non riesco a mandarti via in nessun modo possibile ti ascolto! Che vuoi?»
«Davvero non riesci a capire che grande fortuna stai avendo in questo momento? – le disse la donna con sguardo dolce e pieno d’amore – Comunque, veniamo a noi: è fondamentale che tu mi stia ad ascoltare, non mi importa il perché!»
Più la osservava, e più Lettrice si rendeva conto che la donna che aveva davanti assomigliava in tutto e per tutto alla persona che tanti anni prima aveva amato con tutta se stessa, nello sguardo, nel modo di fare, nel portamento, nel modo di parlare. Possibile che la sua mente fosse in grado di creare un’immagine così perfetta traendo spunto da ricordi vecchi oltre dieci anni?

«Lettrice, tu stai perdendo tutto quello che la vita può donarti! Non esci quasi mai, non frequenti un uomo da non so più quanto tempo, non vai a trovare tua madre da un secolo… Ti stai trasformando sempre di più in quella “Regina delle Nevi” che da bambina ti faceva paura! Amavi così tanto il Natale, e adesso? Sembra un giorno come tanti altri, anzi peggio… sembra il più triste dell’anno! E’ per questo che sono stata mandata qui ad avvisarti»
Christmas«Non so perché, ma sento che il seguito di questo bel discorso non porterà a nulla di buono»
«Ti sbagli di grosso! Potrei mai farti qualcosa di brutto?»
«Spero di no, ma non si sa mai… »
«Ora ascoltami bene. Riceverai la visita di tre spiriti. Aspetta il primo domani, quando l’orologio suonerà l’una. Il secondo la notte successiva alla stessa ora. Il terzo la notte seguente, quando cesserà di vibrare l’ultimo colpo delle dodici»
«Ah, ora ho capito… è uno scherzo televisivo questo! Dove sono le telecamere?»
«Smettila, nessuno scherzo! Loro ti aiuteranno a capire»
«Si si, certo… come nella storia di Dickens! Molto originale, devo ammetterlo» disse, mentre era sul punto di scoppiare a ridere.
«Ora devo andare, è stato meraviglioso rivederti di nuovo, mio piccolo pezzettino di donna» con queste parole un raggio accecante comparve alle spalle della donna. Il fantasma si girò solo dopo aver accarezzato il volto della ragazza e andò via, scomparendo per sempre in quell’arcobaleno di luce.

to be continued…

0 Pensieri su &Idquo;A CHRISTMAS CAROL [prima parte]

  1. Reblogged this on Ordine e Caos and commented:
    Ricordate quando accennavo a una versione di “A Christmas carol” scritta da quattro blogger?
    Eccola qua, in tutto il suo splendore.
    Sarà composto da quattro parti in totale.
    Io sarò presente nell’ultima (quella del 25), spero piaccia a voi e ad una persona un particolare 🙂
    Buona lettura.

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