A CHRISTMAS CAROL [quarta parte]

Banner

un racconto ad otto mani, scritto da

Lettrice Segreta
Vittorio Tatti ChiaraG
UmanoAlieno

Eccoci arrivati al gran finale! Ci tengo a ringraziate con tutto il cuore quei tre matti che hanno accettato di unirsi a me in questa magica esperienza!
Il mio spiritello del natale passato Chiara, il furetto che naviga nel presente Marco e il terrificante essere incappucciato che scoprirete oggi, ovvero Vittorio! Siete stati fantastici <3

Grazie a tutti VOI che avete letto e seguito con passione la nostra storia in questi giorni, grazie a chi l’ha pubblicata su facebook facendola leggere ai suoi amici, a chi l’ha ribloggata sulla propria piattaforma… se il nostro “Canto di Natale” è stato un piccolo grande successo è anche grazie a VOI!!!

513b77880e87fb577b94c568e74848b0

La storia che segue, nonostante numerosi riferimenti
a luoghi, persone e cose realmente esistenti,
è ovviamente una storia di fantasia,
e come tale va considerata.

divider_zpsae4d5737

IV
L’ultimo degli spiriti

 Un’altra notte era passata. Un altro spirito aveva portato a termine il suo compito ed era poi scomparso nel nulla.
Esattamente come per le precedenti visite, alla fine del viaggio la nostra protagonista era crollata in un profondissimo sonno dal sapore magico, quasi fiabesco. Nessun bacio del vero amore, però, sarebbe stato lì pronto a spezzare l’incantesimo.

Mentre ancora Morfeo tratteneva Lettrice nel suo mondo, una folata gelida spostò la coperta dal corpo della ragazza, che subito si sentì come trafitta da centinaia di aghi.
Aperti gli occhi, non fu facile realizzare cosa le fosse successo attorno. Ogni angolo, ogni mobile ed ogni oggetto della sua stanza era totalmente ricoperto da uno spesso strato di lucidissimo ghiaccio. Sul soffitto centinaia di cristalli di neve galleggiavano sull’aria uno accanto all’alto, come se danzassero in un girotondo scoordinato.

Appena posati i piedi sul freddo pavimento, un brivido le percorse tutto il corpo, arrivando fino al volto, dove i denti cominciarono a battere. Infilò subito la vestaglia e le pantofole, mentre ogni caldo respiro si trasformava in una piccola nuvola biancastra a contatto con l’aria gelida.

La scena davanti agli occhi di Lettrice era impossibile da spiegare, soprattutto per una mente razionale come la sua. Eppure, potremmo dire con assoluta certezza che la ragazza non sembrava affatto sconvolta da tutto questo. Forse per rassegnazione a quel turbinio di eventi che le stavano sconvolgendo la vita, o magari perché una piccola breccia era stata finalmente aperta nell’enorme muro che la ragazza aveva costruito intorno a sé…

Spirito futuroDall’angolo più lontano della sua stanza un’ombra cominciò a scorrere lungo il pavimento. Più si avvicinava al letto di Lettrice, più si ingrandiva, prendendo forma e trasformandosi in un enorme essere incappucciato.
Ogni millimetro d’aria che entrava in contatto con lo spirito sembrava oscurato da un manto più buio della notte. Tutto scompariva al passaggio di quell’essere, come risucchiato in un buco nero senza via di scampo.

Solo alla vista dello Spirito i muscoli di Lettrice si contrassero in una smorfia di vero terrore.
«Voi siete il fantasma del Natale futuro, immagino…» si rivolse all’imponente figura tutta tremante, più per paura che per il freddo.

Il fantasma non disse una sola parola. Strappò una parte del proprio mantello e la gettò di fronte a sé.
Alzò il braccio con fare solenne e dall’ampia manica della veste scura spuntò una mano scheletrica. Col dito indicò alla ragazza la direzione verso cui il drappo del suo abito era finito.

«Mi mostrerete cosa mi accadrà in futuro se non cambierò il mio modo di vivere, esatto?»
Non ottenne nessuna risposta, al che Lettrice si alzò dal letto, proseguì verso quel varco, ignara della destinazione, e venne avvolta da una nebbia scura.

Il buio si dissolse in pochi attimi e di fronte ai due viaggiatori nel tempo apparve una scena gioiosa. Una tipica casetta di montagna dove un gruppo affiatato di persone si stava scambiando gli auguri di Natale.

«Buone Feste a tutti! Allora? Vi siete divertiti oggi?» chiese a gran voce Vittorio, il padrone di casa.
«Assolutamente sì, grazie per l’ospitalità», rispose Imma. «Non avrei mai immaginato che avresti invitato anche me», intervenne, sorpresa, Silvia.
«Beh, hai fatto parte anche tu della redazione. Invitarti era il minimo. Normalmente non festeggerei il Natale ma, dal momento che il giornale che proprio noi, tutti insieme tanti anni fa, abbiamo fondato ha finalmente venduto la sua milionesima copia, mi è sembrato il caso di festeggiare di persona» disse sorridendo alla compagnia.

Nella casa addobbata a festa c’erano tanti altri invitati. A un certo punto prese la parola la moglie di Vittorio.
«Sbaglio o manca un’altra persona?».
«Chi? No, non mi sembra. Ho invitato lo staff al completo, o almeno credo…» rispose dubbioso Vittorio.
Gli ospiti si guardano tra di loro, cercando di capire a chi si stesse riferendo Lucia.
«Ma certo! Manca lei!» esclamò Imma, colta da un’illuminazione.
«Scusate, ma… lei chi?», chiese Vittorio, stupito da quell’ultimo intervento.
Mentre tutti cercavano di ricordare chi fosse la misteriosa assente, Imma rispolverò la loro memoria: «Manca Lettrice! Ve la ricordate?».

Nessuno rispose affermativamente. Allora Vittorio andò nel suo studio e prese dall’archivio del giornale la prima copia dell’e-zine, per vedere se questa fantomatica “Lettrice” fosse presente nella redazione.
Non risultava in elenco.

brindisiProvò con il secondo numero ed ecco spuntare finalmente il suo nome: «Eccola qui. “Lettrice… Lettrice Segreta”. In effetti c’era una redattrice con questo nome».
«Ma che fine avrà fatto?» si chiese Simone, non ancora molto convinto di ricordarsi di lei.
«Veramente non lo so. Anche io ne ho un ricordo molto vago. Faceva sempre la misteriosa, non voleva mai parlare di sé. Alla fine ce la siamo dimenticata praticamente tutti», rispose Imma. «E anche se, parlando per ipotesi, fosse addirittura morta, non sapendo più nulla di lei da così tanti anni, come potremmo cercarla o pensare persino di ritrovarla?» disse con fare tragico Elena, annoiata da quei discorsi.
«Poco importa, si vede che non era davvero utile al nostro gruppo. Su! Oggi non dobbiamo essere tristi! Festeggiamo!» invitò Vittorio, stappando una bottiglia di champagne in onore dei suoi collaboratori.

Le lacrime rigavano il volto di Lettrice senza sosta. Come potevano i suoi colleghi essersi dimenticati di lei? Aveva fatto così tanto per quel giornale. Non poteva essere colpa solo del suo atteggiamento schivo se avevano cancellato ogni ricordo di lei…

Il fantasma strappò un’altra parte del suo mantello e la lanciò in direzione di Lettrice. Tutto intorno a lei si fece di nuovo buio, fino a quanto comparve una piccola luce in lontananza.
La ragazza, terrorizzata all’idea di scoprire cose ancora peggiori sul suo futuro, restò immobile. Ma di colpo ciò che la manteneva in piedi scomparve, lasciandola precipitare lungo un tunnel che sembrava non avere mai fine.

Cadde all’improvviso su un terreno ciottoloso e l’impatto fu talmente forte da farle sanguinare le mani, con cui aveva tentato di attutire il colpo.
Lettrice si guardò intorno. Era buio, ma alcune candele poste qua e là in quel tetro angolo di mondo lasciavano intravedere inquietanti contorni. Alte statue di angeli piangenti circondavano il luogo in cui lo Spirito aveva condotto la ragazza.
Lettrice provò ad alzarsi facendo leva su una grande pietra accanto a lei, ma dopo essersi appoggiata ad essa con tutto il suo corpo notò il lumino e i fiori postivi alla base e, schifata, si gettò indietro cadendo di nuovo per terra.

Era in un cimitero.

angelo«Spirito, ti imploro… risparmiami la sofferenza di vedere le persone a me care in questo luogo così triste» urlò all’imponente figura che nuovamente non la degnò di alcuna risposta.
Il suo scheletrico braccio ancora una volta si alzò per indicarle la direzione da seguire.

Lettrice, alzatasi da terra, si avviò verso la strada indicatale, mettendo lentamente un piede davanti all’altro.
Non le erano mai piaciuti i cimiteri. Non entrava in un posto del genere da quando sua nonna era venuta a mancare: ritrovarsi lì in quel momento era estremamente doloroso.

Nell’angolo più remoto di quel luogo dimenticato da Dio, accanto alle alte mura di recinzione, c’era una piccola croce in legno, abbandonata, senza fiori né lumini.
«Perché proprio qui, Spirito? Vuoi che raggiunga quella tomba lì infondo?».
Come ogni volta, l’unica risposta fu l’assoluto silenzio.

Quella piccola croce isolata faceva un’immensa tristezza: un’anima dimenticata da tutti, lasciata sola anche nel riposo eterno, il cui nome sarebbe stato cancellato per sempre da qualche pioggia e un po’ di vento.

«Sola e abbandonata… che possa essere la mia?» si domandò fra sé e sé la ragazza, fermatasi all’improvviso a pochi passi dalla tomba.
L’imponente figura le passò di fianco, scivolando accanto alla croce come trascinato dalla forza dell’aria.

«Avvicinati e guarda attentamente» disse finalmente lo Spirito, a gran voce.
Lettrice non se lo fece ripetere una seconda volta e, a piccoli passi, si avvicinò a lui. Inciso sul legno a caratteri semplici c’era proprio il suo nome.
Le gambe della ragazza cedettero e lei cadde a terra, piangendo.
«Non voglio finisca davvero così, queste sono solo ombre… il mio futuro può ancora cambiare, DEVE farlo!»

La terra intorno alla tomba cominciò a tremare, sgretolandosi sempre più e costringendo la ragazza ad indietreggiare. Non riuscì a spostarsi abbastanza in fretta, perché subito il terreno sotto il suo corpo franò, e con esso anche lei
«Spirito aiutami!» gridò verso quell’ombra nera che pian piano svaniva, mentre la gravità la attirava sempre più verso il basso.
«Ho già fatto tutto ciò che dovevo, ora tocca a te!» e con quelle parole ogni luce si spense e il volo di Lettrice si arrestò.

EPILOGO

Jingle bells, jingle bells, jingle all the way.
O, what fun it is to ride in a one-horse open sleigh.

La voce graziosa di una bambina riuscì a interrompere il sonno profondo di Lettrice. La ragazza aprì immediatamente gli occhi, e si mise a sedere sul suo letto.
Spontaneamente si guardò intorno: niente piccoli spiriti riccioluti, nessun animaletto dalle lunghe orecchie nei paraggi, di inquietanti figure incappucciate neppure l’ombra.

finestraSul viso della nostra protagonista si stampò all’istante un sorriso di vera gioia. Non perché quelle visite si fossero concluse, ma per la vita reale che da quel giorno avrebbe preso una piega tutta diversa!

Corse ad alzare le tapparelle e, non appena tutta la stanza fu colma di luce, si sporse all’esterno per godere della fresca brezza mattutina. Una donna anziana, tutta intenta a stendere le lenzuola sul suo balcone, non si era ancora accorta di quella ragazza che sul palazzo accanto al suo sembrava aver scoperto il sole per la prima volta.

«Buongiorno signora!» le urlò Lettrice.
«Ehm… Salve!» rispose incredula la vecchina.
«Saprebbe dirmi che giorno è oggi?»
«Oh santi numi! Si sente bene signorina?» chiese, in preda al panico.
«Io?! Mai stata meglio…» le rispose tutta sorridente.
«Ne è sicura?!»
«Certissima! Ora, vuol dirmi gentilmente che giorno è oggi?»

Dopo aver alzato gli occhi al cielo, l’anziana signora gridò: «E’ la mattina di Natale!»
Gli occhi di Lettrice si illuminarono. Gli spiriti l’avevano riportata indietro in tempo per godere di quella festa con le persone che amava!

Inutile dirvi che Lettrice colse l’occasione al volo per rimediare a molti degli errori fatti negli anni passati. Corse subito in strada, alla ricerca di ogni negozio rimasto aperto per comprare i regali alla sua famiglia.
Trovò solo una piccola bottega dell’artigianato. Varcata la porta, un suono di dolci campanelle riempì la stanza e un anziano signore uscì fuori dal retro per aiutare la cliente nella scelta.
«Regali dell’ultimo momento?» chiese, avvicinatosi a lei.
«Direi di sì!» gli rispose sorridente.

vecchinoIl negoziante le mostrò numerosi articoli realizzati a mano, in legno e ceramica, e Lettrice se ne innamorò. Ne acquistò una decina da dividere fra i parenti e qualche amica a cui avrebbe telefonato nel pomeriggio.
Stava per uscire dal negozio, quando il padrone la richiamò indietro.
«Venga, vorrei farle un omaggio!»
«Oh, ma… non ce n’è alcun bisogno! E’ stato fin troppo gentile con me»
«Non vorrà fare un torto ad un vecchietto come me… tenga!»
Le porse un piccolo pacchetto, con annesso un bigliettino con scritto “A Lettrice”.
«Grazie, ma… come conosce il mio nome?»
«L’hai detto tu proprio un minuto fa» ammiccò l’anziano negoziante e, dopo averle augurato buone feste, tornò nel retro bottega.

Lettrice uscì in fretta e furia, carica di pacchetti fra le braccia, girò l’angolo e corse verso casa di sua mamma. Appena arrivata, trovò il portone aperto, così salì al primo piano senza citofonare.

Suonò il campanello e nell’istante in cui la porta si aprì gridò: «SORPRESA!!!»
La madre non riusciva a credere ai suoi occhi che, alla vista della figlia così sorridente sulla porta di casa, si riempirono di lacrime.
«Buon Natale tesoro mio! Vieni, entra… quei pacchetti sembrano davvero pesanti»
«Non più di tanto! Ho scoperto un negozietto carinissimo qui vicino, ti ci devo portare assolutamente»
«Quando vuoi, piccolina mia!»
Lettrice le sorrise, posizionando i pacchetti sotto l’albero. Poi gli occhi caddero su quel piccolo omaggio che il negoziante le aveva fatto.
«Mamma, vengo subito a darti una mano, prima devo fare una cosa!»
«Si si, fai con calma! Ieri ti sei persa una gran bella serata, sai?» le urlò dalla cucina, tagliuzzando alcune verdure
«Davvero?!» rise, senza farsi sentire. Sapeva molto bene quanto quella serata fosse stata meravigliosa.

La madre le stava ancora parlando, ma in quel momento tutta l’attenzione di Lettrice era concentrata su quel piccolo e misterioso pacchetto.
Aprì per primo il bigliettino allegato:

Cara Lettrice,
spero ti piaccia il mio piccolo dono.
Non appena hai messo piede nel mio negozio,
ho sentito che questo era il regalo perfetto per te.
Buon Natale!

Non riuscì a resistere ulteriormente alla curiosità e strappò via la carta lucida che avvolgeva il regalo.
Era una piccola sfera di neve, quelle tipiche decorazioni che spesso troviamo nelle nostre case a Natale. Fu il soggetto all’interno a lasciare Lettrice senza parole. Una piccola bambina dai capelli dorati, un animaletto dalle grandi orecchie e un fantasma dal mantello nero stavano lì, uno accanto all’altro, con le bocce spalancate e uno spartito fra le mani.

«Tutto bene tesoro?!» entrò in sala la madre
«Si si! Guarda… il negoziante mi ha regalato questa palla con la neve» disse, mostrandole la sfera.
«E’ bellissima! Questi tre angioletti hanno uno sguardo talmente dolce»
«Questi tre… cosa?!»
sfera neveLettrice riprese in mano il dono ricevuto, e al posto delle statuine che prima aveva visto, ora c’erano tre angeli dalle ali dorate, in coro su una candida nuvoletta.
«Terra chiama Lettrice!»
«Scusa Mamma, mi era sembrato… oh nulla! Non ho dormito bene questa notte!» disse, cambiando discorso al volo!
«Su vieni con me, un buon caffè è quello che ti serve».

Non vogliamo svelarvi il segreto di quella piccola palla con la neve. Diremo soltanto che gli occhi di Lettrice, seppur stanchi per i tanti magici viaggi, non erano poi così mal funzionanti 😉

Il grande Dickens usa una frase speciale per concludere la sua storia e, per la seconda volta, ci permettiamo di emularlo, condividendo questo augurio con tutti voi che avete riso, pianto, tremato, viaggiato e gioito con Lettrice e i suoi quattro giovani cantori.

Che Dio ci benedica, tutti quanti!

FINE <3

24 Pensieri su &Idquo;A CHRISTMAS CAROL [quarta parte]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *