Speciale MAN BOOKER PRIZE 2016 – Paul Beatty vince con “Lo Schiavista”

Buongiorno miei dolci Lettori!
È proprio vero, con i premi letterari non sai mai quanto puoi rimanere sorpreso… con mio grande piacere ieri, in diretta su BBC News, ho visto trionfare al Man Booker Prize Paul Beatty e il suo romanzo The Sellout (tradotto in Italia da Fazi con il titolo Lo Schiavista). È stata una vittoria assolutamente inaspettata, tanto per noi lettori quanto per l’autore stesso che, in preda ad una grande commozione, è salito sul palco per ricevere il premio. Una dolcezza incredibile che si è accompagnata ad una immensa gratitudine verso i suoi cari e il suo team da parte di Beatty, il primo scrittore americano in assoluto ad aver vinto questo prestigioso premio letterario.

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Il cinquantaquattrenne afroamericano, nato a Los Angeles nel ’62, si è aggiudicato, oltre alla notorietà e al primato nella sua categoria, il premio in denaro di £50.000. Parlando del suo The Sellout, Beatty ha detto “readers might find it a difficult book to digest” (i lettori potrebbero considerarlo un libro difficile da digerire), ma forse è proprio la sua durezza, ben delineata da un ironia incredibilmente spassosa e una satira pungente, che lo ha reso il candidato perfetto per la vittoria.

Un grande successo per il piccolo editore Oneworld, che per il secondo anno di fila (dopo Breve storia di sette omicidi di Marlon James, vincitore dello scorso Man Booker) vede un suo romanzo premiato nella suggestiva Guildhall di Londra. Un mio personale complimento e ringraziamento va alla Fazi, che ci ha permesso di godere della storia di Bonbon nella nostra bella penisola.

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Da un’iniziale lista di 155 libri, scesi poi a tredici e infine uteriormente selezionati nella rosa dei sei finalisti, Lo Schiavista ha sorpreso tutti. Adesso non ci resta che farlo entrare nelle nostre librerie (se ancora non lo avete fatto) e godere della sua piacevole e preziosa compagnia.

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Parole in musica #9 – Antoine, Ulisse e il dolore…

Bentrovati cari Lettori!
Il protagonista del romanzo di oggi è Antoine, figlio unico di genitori separati. La storia raccontata nel romanzo Tre giorni e una vita di Pierre Lemaitre è un crescendo di emozioni.

Alla fine di dicembre del 1999, una serie singolare di fatti tragici si abbatté su Beauval, il più terribile dei quali fu la scomparsa del piccolo Rémi Desmedt.

Antoine vive con la madre e ha come migliore amico Ulisse, il cane del suo vicino di casa. Un giorno Desmedt, il padrone di Ulisse, lo uccide dopo che era stato investito da un pirata della strada. Antoine sconvolto dalla rabbia compie un atto che lo segnerà per sempre. Vivrà giorni angoscianti, ma alla fine un colpo di scena metterà tutto in gioco.

Il suo dolore era così grande che la sera non trovò la forza di parlarne con la madre, a cui in ogni caso l’episodio era sfuggito. Con un nodo in gola, un macigno sul cuore, rivedeva la scena senza sosta: il fucile, il muso di Ulisse, gli occhi in particolare, la sagoma massiccia del signor Desmedt… Incapace di esprimersi e persino di mangiare, finge di non stare bene, salì in camera e pianse a lungo.

Un brano che può accompagnare molto bene la lettura di questo bel romanzo è Daniel di Elton John.

♫♪♫ Oh, Daniel, fratello mio,
Tu sei più vecchio di me
Senti ancora il dolore
Delle ferite che non vogliono chiudersi?
I tuoi occhi sono morti, ma tu vedi più di me.
Daniel sei una stella sul viso del cielo.

Daniel sta viaggiando in aereo questa sera
Posso vedere le luci rosse della coda
che vanno verso la Spagna
E vedo Daniel che saluta con la mano,
Dio, sembra Daniel,
forse sono le nuvole nei miei occhi.
Dio, sembra Daniel,
forse sono le nuvole nei miei occhi♫♪♫ 

Quando ci si trova in momenti dove non si vede via d’uscita, si possono commettere errori irreparabili. Il dolore istiga alla guerra, finché non viene digerito per rafforzare l’anima.

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Blog Tour “Fangirl” di Rainbow Rowell – Recensione

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Buongiorno miei dolci Lettori!
Spero abbiate fatto un’abbondante colazione questa mattina, perchè dopo aver letto la recensione di oggi non perderete un solo secondo prima di correre in libreria a recuperare la vostra copia di Fangirl! Sì sì, avete letto benissimo… Parlo proprio del dolcissimo romanzo di Rainbow Rowell, finalmente in Italia grazie alla Piemme (per acquistarlo, cliccate qui) *lo sentite il coro degli angeli, vero??*
Se avete per caso perso una delle tappe del nostro blog tour ufficiale, vi rimando ai simpaticissimi articoli dei miei colleghi sui blog Devilishly Stylish, Bookish Advisor, Reading at Tiffany, Oh ma che ansia e Everpop.

Fangirl


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Approdata all’università, dove la sua gemella Wren vuole solo divertirsi tra party, alcool e ragazzi, la timidissima Cath si trova sola per la prima volta e si rinchiude nella sua stanza a scrivere la fan fiction di cui migliaia di fan attendono il seguito. Ma una compagna di stanza scontrosa con un ragazzo carino che le sta sempre intorno, una professoressa di scrittura creativa che pensa che le fan fiction siano solo un plagio e un compagno bellissimo che vuole lavorare con lei, obbligheranno Cath ad affrontare la sua nuova vita.

Titolo: Fangirl
Autore: Rainbow Rowell
Prezzo: €17,00
Pagine: 516
Pubblicazione: 18 ottobre 2016
Editore: Piemme

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“Perché scrivo?” Cath provò a pensare a una risposta profonda, sapendo che non avrebbe mai parlato, nemmeno se l’avesse trovata.
«Per esplorare nuovi mondi» disse qualcuno.
«Per esplorarne di vecchi» intervenne qualcun altro.
“Per essere altrove” pensò Cath.
[…] «Per condividere una verità» disse una ragazza. Un altro paio di Ray-Ban.
Cath scosse la testa.
«Perchè scriviamo narrativa?» chiese la professoressa Piper.
Cath abbassò lo sguardo sul quaderno.
“Per sparire.”

Quanto può essere difficile affrontare ciò che per noi è nuovo?
Tutti, presto o tardi, ci troviamo davanti alla soglia dell’oscura e inquietante novità: quella che da un lato inevitabilmente ci attira col suo manto di mistero e dall’altro ci allontana, ricordandoci quanto il nostro presente sia sicuro, senza alcuna necessità di essere modificato.
Ma se, come per Cath, il cambiamento proprio non si può evitare, eccoci lì, armati di (in)sano pessimismo e totale assenza di entusiasmo, non così tanto pronti a farci sconvolgere la vita… *aiuto!*

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Speciale MAN BOOKER PRIZE 2016 – La Shortlist

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Buongiorno miei dolci Lettori!
Ebbene sì, anche quest’anno è arrivato il momento di parlare del Man Booker Prize! Sapete benissimo che, ormai da un paio di edizioni a questa parte, mi piace seguire lo sviluppo (dalla longlist, fino alla cerchia dei sei finalisti) di questo importante premio letterario inglese.

Amanda Foreman, presidente di giuria di quest’anno, ha dichiarato: “The final six reflect the centrality of the novel in modern culture – in its ability to champion the unconventional, to explore the unfamiliar, and to tackle difficult subjects” (I sei finalisti riflettono ciò che è centrale nel romanzo moderno – la sua capacità di difendere ciò che non è convenzionale, di esplorare l’ignoro e di affrontare tematiche spinose). La rosa dei libri candidati alla vittoria, devo ammettere, non è stata una grande sorpresa, se non per la mancanza di un paio di titoli che in molti davano per possibili vincitori.

Ma passiamo a scoprire quali romanzi potrebbero aggiudicarsi il Man Booker 2016. La cerimonia di premiazione si terrà il 25 ottobre, quindi abbiamo un po’ di tempo per leggere qualcosa e fare le nostre ipotesi sul vincitore. Ahimè uno solo dei sei romanzi è stato già tradotto, mentre tutti gli altri sono reperibili in lingua inglese: proprio ieri, infatti, Lo schiavista di Paul Beatty  ha fatto il suo debutto nelle librerie italiane grazie alla Fazi, non lasciatevelo scappare.

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E partiamo il nostro percorso proprio da Lo schiavista (The Sellout) di Paul Beatty.
Una storia pungente e irriverente, che parla di razza, vita urbana e giustizia sociale. Un romanzo che si pone l’obiettivo di stravolgere l’ordine naturale delle cose, rimettendo in piedi modi di vivere ormai grazie al cielo superati come la schiavitù e la segregazione nei ghetti.

schiavista-light-675x1024“So che detto da un nero è difficile da credere, ma non ho mai rubato niente. Non ho mai evaso le tasse, non ho mai barato a carte. Non sono mai entrato al cinema a scrocco, non ho mai mancato di ridare indietro il resto in eccesso a un cassiere di supermercato, incurante delle regole del mercantilismo e delle prospettive di salario minimo. Non ho mai svaligiato una casa, né rapinato un negozio di alcolici. Non mi sono mai seduto in un posto riservato agli anziani su un autobus o su un vagone della metropolitana strapieni, per poi tirare fuori il mio pene gigantesco e masturbarmi fino all’orgasmo con un’espressione depravata e un po’ avvilita sul volto. Eppure eccomi qui, nelle cupe sale della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America, con l’auto, quasi per ironia della sorte, parcheggiata in divieto di sosta su Constitution Avenue, le mani ammanettate dietro la schiena, il diritto di restare in silenzio che mi ha detto addio da un bel pezzo; seduto su una sedia dall’imbottitura spessa che, proprio come questo paese, non è affatto comoda come sembra.

Sono stato convocato tramite una busta dall’aria ufficiale col timbro «IMPORTANTE!» in grossi caratteri rossi, come l’avviso di una vincita alla lotteria, e da quando sono arrivato in questa città non ho mai smesso di stare sulle spine”

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Il secondo libro in gara è Hot Milk di Deborah Levy.
Non ho ancora avuto il piacere di leggerlo, ma in molti si aspettavano di trovarlo fra i finalisti. Questo nuovo romanzo della Levy racconta la storia di due donne, madre e figlia, che in qualche modo svolgono i loro ruoli al contrario. Sophie si trova costretta a ipotecare la sua stessa casa pur di portare sua madre Rose in una misteriosa clinica spagnola per curare l’inspiegabile paralisi che affligge la donna. Ma ahimè le due non trovano le risposte che cercano e rimangono coinvolte in un nuovo mondo che le costringe ad affrontare il loro complicato rapporto, fino a testare quel fatidico punto di rottura da cui difficilmente si ritorna indietro.

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Parole in musica #8 – Angelica, Tommaso, Bruce… una rinascita tra buio e luce

Bentrovati cari lettori!
Oggi vi parlo di un romanzo molto interessante di un’autrice italiana: Non aspettare la notte di Valentina d’Urbano.

L’autrice ci regala una storia che sembra all’inizio infelice, ma in realtà lo è solo in parte. Ci racconta di due ragazzi colpiti dalla sventura in tenera età. Tommaso, affetto da una malattia che lo porterà alla cecità e Angelica che da bambina è stata vittima di un grave incidente nel quale ha perso la madre.

Da sette anni, alle tre del mattino, Angelica si svegliava. Non importava dove fosse, non importava a che ora fosse andata a letto o a che ora avrebbe dovuto svegliarsi il giorno dopo. Alle tre in punto il suo orologio interno la obbligava ad aprire gli occhi. E Angelica li apriva, con la sensazione di soffocare e cadere insieme. Dopo, per un po’ non riusciva a addormentarsi.

Angelica è chiusa in se stessa, si copre con vestiti lunghi e un cappello a tesa larga per non far vedere le cicatrici che hanno deturpato il suo corpo. Tommaso se ne innamora e la contagia con la sua allegria… non voglio dire altro.

Il problema era che certe volte di punto in bianco diventava completamente cieco, e gli occhiali non servivano a nulla. Inforcò le lenti, attento a non ficcarsi le stanghette negli occhi, e sbattè le palpebre un paio di volte.
Adesso al posto del nero c’erano delle ombre vaghe, avevano la forma dei mobili della sua stanza. Ma mancavano i particolari e non c’erano colori.

Questa storia può essere vista come una metafora della vita, dove capitano avvenimenti traumatizzanti, ci si chiude, non si vuole più comunicare col mondo… ma poi succede qualcosa, si incontra qualcuno e si comincia a rinascere.

Per questo ho pensato che l’abbinamento ideale sia con The Rising di Bruce Springsteen

♫♪♫ Non riesco a vedere niente davanti a me
Non riesco a vedere niente arrivare da dietro
Mi faccio strada attraverso questa oscurità
Non sento niente, a parte questa catena che mi tiene
Ho perso il conto di quanto sono andato lontano
Quanto sono andato lontano, quando sono salito in alto
Sulla mia schiena una pietra da sessanta libbre
Sulla mia spalla una corda di mezzo miglio

Vieni su per la rinascita
Vieni su, metti le tue mani nelle mie
Vieni su per la rinascita
Vieni su per la rinascita stasera

Sono uscito di casa stamattina
Il suono degli allarmi riempiva l’aria
Portavo la croce della mia chiamata
Su scale di fuoco sono arrivato quaggiù barcollando ♫♪♫ 

Non vorremmo mai vivere momenti tristi e devastanti, ma senza il buio non capiremmo la luce. Sembra banale, ma è così.

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