RECENSIONE IN ANTEPRIMA: I Figli del Male (A. Lanzetta)

Ben ritrovati miei dolci Lettori!

Sono felicissima di portarvi sul blog la recensione del nuovo romanzo di Antonio Lanzetta, uscito oggi per La Corte Editore, I Figli del Male. Lo scrittore salernitano si immerge nuovamente nel mondo thriller, mettendo un nuovo tassello alle vicende cominciate con Il buio dentro.
Ringrazio di cuore la Casa Editrice per avermi mandato il romanzo in anteprima e Antonio per la fiducia ❤ è stato un piacere immmenso!

I Figli del Male


È ancora notte quando Damiano Valente viene svegliato da una telefonata e in pochi minuti si ritrova sulla scena di un crimine atroce e inspiegabile: davanti ai suoi occhi un uomo con la gola tagliata, riverso in un’auto su una spiaggia vicino Castellaccio. Sporco di sangue e conficcato nella ferita, un biglietto con un messaggio contenente solo due parole: Lui vede.
Damiano, lo Sciacallo, uno scrittore diventato famoso ricostruendo i casi di cronaca nera nei suoi libri, aveva promesso di non farsi più coinvolgere, di non scrivere più. Per dimenticare. Per sfuggire a un passato di morte e sangue che invece continua a tormentarlo.
Ma gli incubi non sono finiti e lui non può tirarsi indietro. Anche perché il suo amico Flavio viene inghiottito dal buio, mentre cerca di aiutare una paziente della clinica psichiatrica in cui lavora.
Quale può essere il collegamento?
Per scoprire la verità Damiano dovrà tornare indietro fino al 1950, nel suo Sud profondamente segnato dalla guerra e dal regime fascista.
Sono gli anni del giovane Mimì e del suo amore per Teresa. Gli anni del piccolo Tommaso e del pomeriggio in cui ritrova il corpo martoriato di un bambino sulla riva di un fiume.
Gli anni in cui tutto ebbe inizio

Titolo: I Figli del Male
Autore: Antonio Lanzetta
Prezzo: ebook €9,99 – cartaceo €17,90
Pagine: 356
Pubblicazione: 15 marzo 2018
Editore: La Corte Editore

la-mia-recensione

Cos’è il male?
Da dove nasce? Cosa lo scatena?
Come cresce nel cuore dell’uomo?
Può essere fermato?

Se per Darwin la natura di un individuo è scritta nel suo sangue, stampata quasi totalmente in ogni minuscolo filamento di DNA, per il filosofo seicentesco Locke sono le esperienze a determinare ciò che siamo, a formare la persona nel suo essere più profondo.
Una disputa che va avanti da secoli, sul bordo della quale Antonio Lanzetta sceglie di camminare per dare nuovamente vita ai suoi personaggi Damiano, Flavio e Stefano nel thriller fresco di pubblicazione I Figli del Male.

Aveva promesso a se stesso che non si sarebbe fatto trascinare in una nuova indagine, non più. Niente più libri, niente più morte. Il commissario però era suo amico e Damiano gli doveva un favore. Era riuscito a mettere le cose a posto anche grazie a lui.

Un mistero color sangue viene portato all’attenzione dello Sciacallo, lo scrittore Damiano Valente, di nuovo in gioco dopo silenzio editoriale sul caso dell’Uomo del Salice che lo aveva visto coinvolto tempo prima. Ancora una volta la polizia si rivolge al suo occhio attento e alla sua mente brillante per riuscire a sciogliere i nodi di questo omicidio. Un uomo con la gola tagliata e un biglietto lasciato in quella ferita mortale con sopra scritto due sole parole: “Lui vede“.

Anche quando le parole non ci sono, mangiate dal trauma e dal terrore, fanno rumore. Come per Fabio e la sua paziente numero 68 nella clinica La Quiete, chiusa in un mondo senza suoni e senza emozioni, una bolla da cui fatica ad uscire e che spinge il medico a fare il possibile per aiutarla.

È da qui che passato e presente si intrecciano, percorsi narrativi che convergono pagina dopo pagina in un solo destino che non farà sconti a nessuno: il 1987 quando Flavio viene preso in affido da una famiglia di Salerno dopo la morte del nonno, l’estate del ’50 a Castellaccio quando il piccolo Tommaso ritrova il corpo dilaniato di un bambino, e il presente che porta addosso le profonde cicatrici di domande a cui mai è stata data risposta.

Tornò a guardarsi allo specchio, gocce d’acqua impigliate alla barba screziata di grigio, poi abbassò gli occhi sulla mano e accarezzò quel vecchio taglio con un dito. Un movimento lento e cadenzato.
Il primo, si disse. Il primo di tutto.

Non ho ancora avuto il piacere di leggere i romanzi fantasy precedenti a Il buio dentro, ma con la sua penna noir Antonio Lanzetta mi ha conquistata. La trama complessa e mai scontata si poggia su uno stile narrativo di alto livello, senza nulla da invidiare ai grandi nomi del thriller internazionale. La punta di diamante sono i personaggi e la loro affascinante (e, a volte, inquietante) psicologia, che colpisce, coinvolge e sconvolge in quel gioco di luci e ombre che è insito nella natura umana, perfino nella più spezzata e lacerata.

Una lettura imperdibile per tutti gli amanti del genere e per chi vorrebbe scoprirsi tale.

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