Blog Tour “Iron Flowers” di Tracy Banghart ~ La colonna sonora del romanzo

Buongiorno Lettori!
Benvenuti alla sesta e conclusiva tappa del tour dedicato a Iron Flowers di Tracy Banghart. Un romanzo intenso, dal forte girlpower, che cattura il lettore con la sua ricchezza di emozioni e il suo ritmo serrato.
Oggi, con mio grande piacere, vi faccio ascoltare la speciale colonna sonora che ha impreziosito la mia lettura di Iron Flowers ♥ Buon ascolto!

Iron Flowers

Non tutte le prigioni hanno le sbarre. In un mondo governato dagli uomini, in cui le donne non hanno alcun diritto, due sorelle non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra. Nomi è testarda e indisciplinata. Serina è gentile e romantica, e sin da piccola è stata istruita per essere un esempio di femminilità, eleganza e sottomissione. Sono queste le doti richieste per diventare una Grazia, una delle mogli dell’erede al trono. Ma il giorno in cui le ragazze si recano nella capitale del Regno, pronte a conoscere il loro futuro, accade qualcosa di inaspettato che cambierà per sempre le loro vite. Perché, contro ogni previsione, è proprio l’indomabile Nomi a essere scelta come compagna del principe, e non Serina. E mentre per Nomi inizia una vita a palazzo, tra sfarzo e pericolosi intrighi di corte, sua sorella, accusata di tradimento per aver mostrato di saper leggere, viene confinata sull’isola di Monte Rovina, un carcere di donne ribelli in cui, per sopravvivere, bisogna combattere e uccidere. È così che entrambe si trovano prigioniere, l’una di una gabbia dorata e l’altra di una trappola infernale. Per le due sorelle la fuga è impossibile: un solo errore potrebbe significare la morte. E allora, quando non c’è soluzione, l’unica soluzione è cambiare le regole.

Sono tutte canzoni che adoro alla follia… mi sono letteralmente saltate in testa mentre leggevo il romanzo. Spero vi piacciano e se avete qualche suggerimento aggiuntivo, sarò felice di arricchire la playlist 🎶♥

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Blog Tour “Odisseo – La forza dell’Amore” di Leonardo Marini ~ REVIEW PARTY

Buongiorno Lettori e benvenuti alla tappa finale del tour, il REVIEW PARTY dedicato Odisseo – la forza dell’amore di Leonardo Marini.
Mi spiace un po’ dover essere la voce fuori dal coro rispetto alle mie colleghe, ma il parere che state per leggere non è positivo. Vi auguro comunque buona lettura ♥

Odisseo
La forza dell’amore

A tutti è stata narrata almeno una volta la storia di Odisseo, grande eroe Greco. Le sue gesta sono state simbolo di ingegno, d’intelligenza e di scaltrezza. Cantate da cantastorie, raccontate da narratori, sono giunte infine alle orecchie di Omero, il quale, secondo la tradizione, le ha riportate nero su bianco, facendo sì che l’eco di quelle avventure potesse arrivare fino ai giorni nostri. Ma siamo davvero sicuri che, quella che sappiamo, sia la vera storia di Odisseo? Possiamo affidarci completamente alle parole di Omero? E se la realtà fosse stata un’altra? Sapete cosa vi dico? È così. Odisseo era un diciassettenne scaltro e intelligente e, come tutti i giovani, sognava una vita ricca di gioie e successo. Egli, però, non aveva fatto i conti con il più crudele degli ostacoli: il Destino. Il labirinto di Cnosso ha scelto lui, e un combattente tale non può sottrarsi a una sfida del genere. Tra intrighi, profezie e rivelazioni, il prode Greco si ritroverà catapultato in una impresa ben più grande di lui.

la-mia-recensione

È sempre un peccato bocciare un romanzo. Vi assicuro che farlo in occasione di un percorso teoricamente promozionale per il libro in questione è ancora più difficile e complicato. Ma sarebbe stato ingiusto nei vostri confronti e nei miei se avessi alterato il mio parere perché condizionata dalla situazione.

Odisseo – la forza dell’amore è un romanzo scorrevole, che impegna poco tempo e lascia vagare la mente in un tempo lontano, fatto di eroi e divinità e avventura.
Peccato che questo sia rovinato da una lunga serie di errori, anacronismi e incongruenze col mito da cui prende origine. Decidere di affrontare storie così famose e importanti è una grande responsabilità, andrebbe fatto con immenso rispetto. E qui, mi spiace tanto dirlo, non ne ho visto…

Avevo già accennato ai molti cambiamenti nella precedente tappa del tour e non vorrei aggiungere altri dettagli sulla trama per coloro ancora interessati a leggere il romanzo. Vi rimando a quello per una più accurata descrizione di trama e personaggi.

Sarà che queste storie hanno fatto parte della mia vita durante tutti gli anni del liceo e le conosco molto molto bene (avendo anche affrontato studi specifici sui testi in lingua originale), ma durante la lettura del libro di Marini sono rimasta estremamente turbata dalle eccessive discordanze col mito. Era come se stessi seguendo personaggi mai incontrati prima d’ora, senza una tradizione alle spalle, senza quel manto di pura luce e aura epica che in realtà li contraddistingue da secoli e secoli nella letteratura globale.

Permettetemi un ultimo appunto, giusto per capire il perché del mio essere tanto contrariata: che senso logico ha scrivere un intero romanzo che si basa sulla tradizione greca epica (lasciando tutti i nomi e le località con le nomenclature originali tradotte o italianizzate) e concludere la storia con con un incisione sulle colonne d’Ercole IN LATINO (e tutti i personaggi la capiscono perfettamente, anche se parlano – almeno in teoria – il greco)?? 😱😒 mah… forse sono esagerata io, forse pretendo troppo. Forse, invece, no.


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Blog Tour “Odisseo – La forza dell’Amore” di Leonardo Marini ~ Miti e leggende a confronto col libro

Buongiorno Lettori e benvenuti ad una nuova tappa del tour dedicato a Odisseo – la forza dell’amore di Leonardo Marini.
L’articolo di oggi è dedicato a tutti i grandi amanti del mito e della letteratura greca. Buona lettura ♥

Odisseo
La forza dell’amore

A tutti è stata narrata almeno una volta la storia di Odisseo, grande eroe Greco. Le sue gesta sono state simbolo di ingegno, d’intelligenza e di scaltrezza. Cantate da cantastorie, raccontate da narratori, sono giunte infine alle orecchie di Omero, il quale, secondo la tradizione, le ha riportate nero su bianco, facendo sì che l’eco di quelle avventure potesse arrivare fino ai giorni nostri. Ma siamo davvero sicuri che, quella che sappiamo, sia la vera storia di Odisseo? Possiamo affidarci completamente alle parole di Omero? E se la realtà fosse stata un’altra? Sapete cosa vi dico? È così. Odisseo era un diciassettenne scaltro e intelligente e, come tutti i giovani, sognava una vita ricca di gioie e successo. Egli, però, non aveva fatto i conti con il più crudele degli ostacoli: il Destino. Il labirinto di Cnosso ha scelto lui, e un combattente tale non può sottrarsi a una sfida del genere. Tra intrighi, profezie e rivelazioni, il prode Greco si ritroverà catapultato in una impresa ben più grande di lui.

Miti e leggende

ἄνδρα μοι ἔννεπε, μοῦσα, πολύτροπον , ὃς μάλα πολλὰ
πλάγχθη, ἐπεὶ Τροίης ἱερὸν πτολίεθρον ἔπερσεν

Narrami, o musa, dell’eroe dal multiforme ingegno, che tanto vagò, dopo che distrusse la rocca sacra di Troia.

È con queste parole che Omero apre il lungo, tormentato e magico viaggio dell’Odissea. Un viaggio che la penna di Leonardo Marini ha deciso di cambiare totalmente, dalla A alla Z.

Se nella tradizione mitologica era il Re di Itaca disposto a tutto pur di tornare a casa… per Marini Odisseo si trasforma in un diciassettenne ateniese molto intelligente, ma impulsivo e dalla lingua schietta, che non ha mai sentito parlare dell’isola greca di nome Itaca.

Una storia che nessuno si aspetta, questo è sicuro.

Tutti conosciamo le gesta di Odisseo (o Ulisse alla latina): il suo cavallo di legno che dopo dieci anni di guerra espugnò Troia, il “Nessuno” che accecò Polifemo, le sirene al cui canto furbamente sfuggì, la magia di Circe che riuscì a ingannare e infine la freccia scoccata attraverso dodici scuri sotto lo sguardo incredulo dei tracotanti Proci.

Quello che l’autore Leonardo Marini ci presenta nel suo esordio è lontanissimo da tutto questo. A Odisseo viene affidata una leggenda che di tradizione non è affatto sua. Affrontare il Minotauro attraverso il celebre labirinto e rubare il cuore della bella Arianna è l’impresa che spetterebbe a Teseo, o almeno così ci racconta il mito…
Il  ben noto Principe Ateniese, figlio di Egeo, diventa sotto la penna di Marini solo uno sfortunato prescelto fra quattordici offerte per il Minotauro, costretto a raggiungere Creta come sacrificio per la grave offesa recata a Minosse anni prima, l’uccisione di suo figlio Androgeo.

Teseo diventa quindi marginale e assume un ruolo del tutto diverso, lasciando campo libero al nostro giovane Odisseo, le cui vere origini sono ciò che di più lontano gli appassionati di mitologia (come la sottoscritta) si aspetterebbero di leggere.

Raccontarvi altro potrebbe rovinare la lettura a chi di voi è stato colpito o magari incuriosito dalle mie parole. La storia originale del mito e quella di questo romanzo trovano davvero pochi punti d’incontro, forse troppo pochi.

Il mito ci racconta di come Teseo si offrì volontario per sconfiggere il famigerato Minotauro, stanco di vedere la sua gente offerta come carne da macello ad un mostro senza cuore. Ci narra dell’amore inaspettato fra i figli di due rivali, il principe Ateniese Teseo e la principessa Cretese Arianna, e di come lei lo aiutò a uccidere il fratellastro metà uomo e metà toro. O infine di come per Odisseo e Teseo fosse impossibile incontrarsi, perché le loro storie si svolgono in periodi totalmente diversi, con situazioni storiche, politiche e mitologiche che non sono sovrapponibili.

La bellezza delle riscritture risiede nella capacità di modellare un intreccio con le proprie mani, adattandolo alla penna di chi scrive ma lasciandone intatta l’essenza.
Quando parliamo di retelling esiste una linea estremamente sottile fra l’omaggio ad una storia già raccontata e l’ahimè irrispettoso atto di stravolgerla totalmente, sperando di essere originali. Con mio dispiacere credo che l’ago della bilancia si spinga verso il secondo punto, ma lascio a voi lettori e al vostro insindacabile giudizio la scelta in merito 😉

Il Tour

Vi aspetto di nuovo qui il 25 per il review party!
Nell’attesa non perdetevi le altre tappe del tour 😊

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COVER REVEAL: “Né a Dio né al Diavolo” di Aislinn

Buongiorno Lettori!
Oggi il blog si unisce al grande flash-mob digitale per il nuovo romanzo di Aislinn Né a Dio né al Diavolo. Pronti a saperne di più??

Biveno. “Capitale del nulla”. Sessantamila anime dimenticate da Dio ai piedi delle Alpi piemontesi. Da lì un giorno d’estate del 2010 parte una macchina diretta a un colossale festival metal in Germania, con a bordo il terzetto peggio assortito della storia: Ivan, senza lavoro ma con qualche segreto, depresso con l’orlo del baratro a portata di mano; Tom, idraulico per professione e giullare per vocazione, troppo abituato a fingere di essere un idiota; e il tizio silenzioso che tutti chiamano Lucifero, capelli lunghi e occhiali scuri d’ordinanza, vampiro da quasi quattrocento anni. E non serve a nulla che lui parli tranquillamente della sua vera natura, tanto nessuno ci crede, Tom meno di chiunque altro. Dovranno cominciare a balenare gli artigli e a scorrere il sangue perché i due ragazzi si rendano conto che frequentare un mostro non è innocuo come una canzone black metal. Men che meno un mostro che si trascina dietro amanti immortali, vendette secolari e una sete che nulla al mondo può spegnere. Ma le notti sono lunghe a Biveno, e c’è tempo per imparare…

Estratto

“Il sangue gli riempiva la gola. Inzuppava la paglia. Lui tremò, tremò più forte. Scivolò su un fianco. Il respiro era più faticoso. Un’ombra gelida sommerse la cella, lo strinse in un’ultima morsa. Era un buio aggressivo, eppure quasi rassicurante. Tutto scorreva via. Anche le parole si perdevano, e se pure avesse avuto ancora voce, le parole che gli rimanevano non le avrebbe rivolte né a Dio, né al diavolo. La promessa che aveva infranto non l’aveva fatta nel loro nome.”


L’Autrice

Aislinn è nata a Biella nel 1982, ama scrivere ascoltando rock e metal e ha una passione inesauribile per la lettura. Nel 2013 ha pubblicato con Fabbri Editori il suo primo romanzo urban fantasy Angelize; nel 2014 è uscita la seconda e ultima parte della storia, Angelize II – Lucifer. Ha partecipato al romanzo storico In territorio nemico di Scrittura Industriale Collettiva (minimum fax, 2013) e a diverse antologie. Vive ad Arona, ma potreste incontrarla spesso anche a Milano; tiene corsi e workshop di scrittura, è traduttrice, editor e consulente editoriale per vari studi, agenzie e case editrici. Gestisce il blog http://aislinndreams.blogspot.it e pagine sui principali social network. Quando non è impegnata con tutte queste cose si aggira per i boschi cercando divinità, canta per la gioia dei vicini di casa e fa da schiava a due gatti.

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Blog Tour “Anche la morte ascolta il jazz” di Valeria Biuso – AMBIENTAZIONE: la New York di fine anni ’40

Buongiorno miei dolci Lettori!
Vi do il benvenuto alla quinta tappa del tour dedicato a Anche la morte ascolta il jazz di Valeria Biuso. Mi raccomando ad arrivare fino alla fine del post perchè, per tutta la durata del blogtour, sarà attivo un giveaway! 😉

Oggi parliamo di uno degli aspetti più interessanti e affascinanti del romanzo, la sua ambientazione. Siamo a New York alla fine degli anni ’40: preparatevi ad immergervi in una storia che profuma di musica e ha il sapore di tempi ormai perduti.

Anche la morte ascolta il jazz

William Brooks è un giovane scrittore alla ricerca d’ispirazione a zonzo per le livide strade della febbricitante e contraddittoria New York della fine degli anni ’40. Scrive recensioni per il Partisan Review, la rivista più radicale della città, e frequenta i locali storici del bebop, costipati da morfinomani, perdigiorno e hipster. L’inaspettato incontro con un lontano parente, l’azzimato e nebuloso Noah Tats, riesce però a scuoterlo dal languore in cui si sentiva da tempo impaludato. Una seducente e misteriosa promessa di consapevolezza illumina d’improvviso l’orizzonte di William. Ma la strada è ancora percorsa da fittissime ombre e pesanti inquietudini…
Valeria Biuso racconta la crisi identitaria di una generazione, evocando il relativismo dei nuovi valori fondamentali e le antinomie irrisolvibili che governano la società occidentale. Poesia beat, moda, jazz, esoterismo, gusto fantastico e controcultura hipster si fondono in un’appassionata e trasversale ricerca di autenticità.


Minton’s Playhouse

© Getty – Thelonious Monk, Howard McGhee, Roy Eldridge and Teddy Hill all’esterno del Minton’s ad Harlem, 1947

Fondato nel 1938, il Minton’s si trova al primo piano del Cecil Hotel sulla 118esima strada ad Harlem. Furono le jam session di Dizzy Gillespie e Charlie Parker a renderlo famoso alla fine degli anni ’40, conferendogli l’appellativo di luogo di nascita del bebop. Rimasto chiuso per oltre trent’anni, ha riaperto nel 2006 sotto il nome di Uptown Lounge at Minton’s Playhouse.

 

Cinquantaduesima strada

© William P. Gottlieb 52nd Street, New York, 1948

Dagli anni ’30 fino ai primi anni ’50, la Cinquantaduesima strada è stata la sede dei più famosi locali jazz di New York: dal 3 Deuces al Birdland, era qui che i maggiori musicisti jazz dell’epoca si esibivano. Ma non solo, vi erano infatti anche diversi nightclub, come il Samoa, che offrivano spettacoli per adulti in chiave burlesque.

Pennsylvania Station (o Penn Station)

Penn Station, New York, 1949

Costruita a Manhattan nei primi del Novecento, la Penn Station vantava il più grande spazio pubblico interno al mondo, combinando ampie vetrate e archi sorretti da travi in acciaio a un’entrata monumentale foderata da colonne in stile romano. La Penn Station fu poi demolita nei primi anni ’60 per far spazio al Madison Square Garden e alla Pennysilvania Plaza.

21

21, esterno

Situato tra la 5th e la 6th Avenue, il 21 era Inizialmente un locale “speakeasy”, ossia un luogo di vendita illegale di alcol durante il proibizionismo. A partire dalla fine degli anni ’30, il 21 cambia veste, trasformandosi in un ristorante di classe tanto da annoverare tra i suoi ospiti ogni presidente americano a partire da Roosvelt e ad eccezione di Bush. Tuttora è un luogo di ritrovo per diverse celebrità.

Waldorf-Astoria Hotel

Marilyn Monroe al ballo “April In Paris” al Waldorf-Astoria, New York, 1957

Nato alla fine dell’Ottocento, il Waldorf-Astoria è uno dei più celebri hotel di lusso di New York. Già famoso per essere stato il luogo dove si tennero le indagini sul’affondamento del Titanic e dove fu presentato il primo LP della storia, fu a partire dagli anni ’40 che assunse una nuova popolarità. I suoi gala e party esclusivi all’insegna del glamour attiravano celebrità, uomini d’affari e milionari da tutto il mondo.

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Estratto

Il quintetto di Parker – con Navarro, Russell, Powell e Blakey – suonava al Birdland, un nuovo club all’angolo con Broadway. Non me lo volevo perdere e presi appuntamento con Dirk al locale. Mangiai un sandwich al formaggio in una tavola calda all’uscita da Penn Station, passai da casa per mettere via la divisa e lavarmi la faccia, poi corsi a prendere la metro. Arrivai sulla Cinquantaduesima intorno alle otto. C’era puzza di bruciato e di sudore, misto all’aspra aulenza di Martini ed eau de toilette inacidita tra le cosce di prostitute in pantaloni aderenti.
Intravidi Dirk con la sua giacca a quadrati gialli e marroni sotto il tendone dell’entrata. Se ne stava appoggiato con le spalle al cartellone, coprendo i nomi dei musicisti, con la sigaretta tra l’indice e il medio e il palmo chiuso alla maniera di Humphrey Bogart.
«Lo sai che stai mettendo il culo in faccia a Parker?» gli dissi avvicinandomi.
«Come? Ah, il cartellone… Hai visto che folla?» fece lui, gettando a terra la cicca e pestandola. «Muoviamoci o non resterà un tavolo libero».

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Giveaway e Tour

 

Partecipate all’evento Facebook per vincere una copia cartacea o digitale di “Anche la morte ascolta il jazz” e due illustrazioni originali a tema, create proprio dall’autrice!

Hashtag ufficiale: #BTNewYork40

Prima tappa
13.03.2018: Presentazione del romanzo e del blog tour – Tre domande all’autrice
Blog: Zebuk (http://zebuk.it)

Seconda tappa
20.03.2018: La controcultura hipster
Blog: Les fleurs du mal (https://lesfleursdumal2016.wordpress.com/)

Terza tappa:
27.03.2018: Golden Age Hollywood
Blog: Feel the book (https://www.feelthebook.com/)

Quarta tappa:
03.04.2018: Playlist bebop
Blog: Viaggiatrice Pigra (http://viaggiatricepigra.blogspot.it/)

Quinta tappa:
10.04.2018: Ambientazione: la New York di fine anni ’40
Blog: Le Parole Segrete dei Libri

Sesta tappa:
17.04.2018: Moda e costumi nella New York di fine anni ’40
Blog: FantasyAmo (https://aratakblog.blogspot.it/)

Settima tappa:
24.04.2018: Estrazione e annuncio vincitori nell’evento Facebook del blog tour!

Ecco i premi in palio:
1. Copia cartacea di “Anche la morte ascolta il jazz”
2. Copia digitale di “Anche la morte ascolta il jazz” + Illustrazione (cm. 20×30) a tema
3. Illustrazione (cm. 20×30) a tema

Condizioni per partecipare:
– Gradita ma non obbligatoria la condivisione di questo evento sulla vostra bacheca, con modalità della privacy impostata su “pubblica”
– Gradito ma non obbligatorio il “mi piace” alle pagine dell’autrice e dei blog che partecipano all’evento
– Obbligatorio invece è il commento sotto il video di benvenuto di Valeria Biuso, in cui dovrete confermare di voler partecipare. Se poi taggate anche due amici che potrebbero essere interessati al libro o alle tematiche dell’evento ci farebbe molto piacere!

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RECENSIONE IN ANTEPRIMA: Il profumo del mosto e dei ricordi (A. Coppola)

Bentornati Lettori!
Sono davvero emozionata nel presentarvi la recensione in anteprima del romanzo, uscito oggi per Newton Compton, Il profumo del mosto e dei ricordi di Alessia Coppola. I fedelissimi del blog conosceranno sicuramente Alessia, autrice (e amica) che seguo e leggo con piacere da molti anni. Un suo grande sogno si realizza oggi e non potrei essere più felice nel festeggiarlo con lei ❤ Buona lettura!

Il profumo del mosto
e dei ricordi


Lavinia vive a Firenze con la madre e lavora come restauratrice. È una ragazza schiva: poche parole e pochi legami. Quando un giorno un telegramma annuncia la morte del nonno, con il quale la madre aveva interrotto i rapporti da anni, sarà lei a doversi recare in Puglia a valutare l’entità dell’eredità ricevuta. Al suo arrivo trova un’antica masseria da ristrutturare, terre e vigneti. Ma trova anche una grande famiglia ad accoglierla: i dipendenti del nonno. Lavinia, ragazza di città, si sente a disagio in quell’ambiente rustico, mentre quegli uomini e quelle donne la accudiscono con grande affetto, convinti che Lavinia sia venuta per risollevare le sorti della tenuta. Invece lei è pronta a vendere, anche se non ha il coraggio di dirlo. E quel viaggio ha delle sorprese in serbo per lei. Alessandro, il giovane agronomo che lavorava al fianco del nonno, le fa conoscere ogni angolo della proprietà, per svelarle i segreti nascosti dietro i silenzi di sua madre. Ripercorrere quel passato avvolto dal mistero le farà cambiare idea su tante cose…

Titolo: Il profumo del mosto e dei ricordi
Autore: Alessia Coppola
Prezzo: ebook €5,99 – cartaceo €10,00
Pagine: 320
Pubblicazione: 29 marzo 2018
Editore: Newton Compton

la-mia-recensione

Affrontare il proprio passato non è mai facile.
Guardarsi indietro, rileggere pagine e pagine già scritte che ormai nessuno è in grado di cambiare, può rivelarsi più complicato di quanto si immagini.

E quando si crede di non avere alcun passato? Perchè nessuno te lo ha mai raccontato, rimasto da sempre avvolto in un manto di mistero e silenzio… e poi tutto insieme ti crolla sulle spalle. Perchè un passato c’è sempre, anche quando non si vede.
Questo accade a Lavinia, giovane restauratrice fiorentina dalle origini pugliesi, che scopre all’improvviso di avere nel tacco d’Italia molto più che parte di DNA.

«Prima che venda senza darti la possibilità di visitare la tenuta, fallo. Hai diritto di conoscere la nostra eredità», disse implorandomi con lo sguardo.
Averi, eredità, terra? Di che diamine parlava?
Non potevo credere a quanto mi stava dicendo.
«Non fai sul serio».
«Sono seria, Lavinia. Va’ a vedere ciò che ci ha lasciato. Sarà tuo, non lo voglio. Potrai bruciarlo, venderlo, farne ciò che vorrai».

Quando suo nonno Umberto viene a mancare, Lavinia decide di andare a Santa Cesarea, dove l’aspetta la tenuta che lei e sua madre hanno avuto in eredità. E lì, nella Masseria Rosa Bianca, ci sono Anna, Sergio, Amalia, Sabrina, Lorenzo e suo figlio Alessandro, pronti a mostrare alla giovane cosa le ha lasciato in dono quel nonno che non ha mai conosciuto.
Tutti a Santa Cesarea si aspettano che lei prenda il posto del tanto amato e rispettato Umberto e che possa riportare la tenuta al suo vecchio splendore. Peccato che i piani della ragazza siano totalmente diversi, almeno al suo arrivo in Salento. Una visita di ricognizione, poche foto prima della vendita, un luogo che non fa parte di lei pur essendo una sua proprietà.

«Prendi un respiro e non pensare a niente. Tanto ti conduco io. Ti fidi di me?»
Lo guardai accigliata. «Ma se nemmeno ti conosco!»
«Di quanto tempo hai bisogno per conoscere una persona?»
«Ah, boh… mesi, anni, decenni. Secoli!»
«Addirittura… Capisci all’istante quando puoi fidarti di qualcuno».

Eppure la vigna e il profumo di mare riescono ad accarezzare il cuore di Lavinia, insieme all’inaspettato e travolgente affetto di (quasi) tutti gli inquilini della masseria. A fare breccia nel suo cuore saranno i ricordi di una vita mai vissuta, il suo vino che aspetta solo di essere curato e amato e un ragazzo dagli “occhi d’inchiostro” che proverà in tutti i modi a farle cambiare idea sulla vendita.

Pian piano tutto acquistava un senso, i fili smarriti del mio passato e quello di mia madre si legavano di nuovo insieme, tramite le parole di Alessandro che mi restituivano l’immagine di mio nonno. Stavo imparando a conoscerlo come non mi sarei mai aspettata. Lui non c’era più, ma era quasi vivo attraverso il ragazzo che avevo di fronte.

Anche questa volta la penna di Alessia Coppola non delude… anzi, ci stupisce e affascina l’elasticità con cui la sua poesia si adatta perfettamente alla narrativa contemporanea. Con Alessia siamo abituati a leggere di magia e paranormale, ma chi conosce i suoi precedenti lavori sa bene quanto i sentimenti e le emozioni siano importanti nelle sue storie. Questa volta ci immergiamo nella nostra realtà e lasciamo che siano i rapporti familiari, i ricordi e i sentimenti a creare l’incantesimo più bello.
Quando l’anima è messa a nudo sul foglio bianco, le emozioni liberate dal tratto nero dell’inchiostro colpiscono dritti dove batte il cuore. La voce di Lavinia fa centro più e più volte, nonostante il suo iniziale distacco e la difficoltà a lasciarsi andare. È una protagonista vera, sincera nel bene e nel male, che fatica a dimenticare numerose cicatrici che porta sulla pelle, ma che per la prima volta nella vita prova a mettere radici dove si sente amata.

Che questo nuova storia possa portarti dove meriti, cara Alessia, e che le tue parole possano toccare tanti, tantissimi lettori.
Buon viaggio a te e a tutti coloro che sfoglieranno le pagine di questo romanzo

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RECENSIONE IN ANTEPRIMA: I Figli del Male (A. Lanzetta)

Ben ritrovati miei dolci Lettori!

Sono felicissima di portarvi sul blog la recensione del nuovo romanzo di Antonio Lanzetta, uscito oggi per La Corte Editore, I Figli del Male. Lo scrittore salernitano si immerge nuovamente nel mondo thriller, mettendo un nuovo tassello alle vicende cominciate con Il buio dentro.
Ringrazio di cuore la Casa Editrice per avermi mandato il romanzo in anteprima e Antonio per la fiducia ❤ è stato un piacere immmenso!

I Figli del Male


È ancora notte quando Damiano Valente viene svegliato da una telefonata e in pochi minuti si ritrova sulla scena di un crimine atroce e inspiegabile: davanti ai suoi occhi un uomo con la gola tagliata, riverso in un’auto su una spiaggia vicino Castellaccio. Sporco di sangue e conficcato nella ferita, un biglietto con un messaggio contenente solo due parole: Lui vede.
Damiano, lo Sciacallo, uno scrittore diventato famoso ricostruendo i casi di cronaca nera nei suoi libri, aveva promesso di non farsi più coinvolgere, di non scrivere più. Per dimenticare. Per sfuggire a un passato di morte e sangue che invece continua a tormentarlo.
Ma gli incubi non sono finiti e lui non può tirarsi indietro. Anche perché il suo amico Flavio viene inghiottito dal buio, mentre cerca di aiutare una paziente della clinica psichiatrica in cui lavora.
Quale può essere il collegamento?
Per scoprire la verità Damiano dovrà tornare indietro fino al 1950, nel suo Sud profondamente segnato dalla guerra e dal regime fascista.
Sono gli anni del giovane Mimì e del suo amore per Teresa. Gli anni del piccolo Tommaso e del pomeriggio in cui ritrova il corpo martoriato di un bambino sulla riva di un fiume.
Gli anni in cui tutto ebbe inizio

Titolo: I Figli del Male
Autore: Antonio Lanzetta
Prezzo: ebook €9,99 – cartaceo €17,90
Pagine: 356
Pubblicazione: 15 marzo 2018
Editore: La Corte Editore

la-mia-recensione

Cos’è il male?
Da dove nasce? Cosa lo scatena?
Come cresce nel cuore dell’uomo?
Può essere fermato?

Se per Darwin la natura di un individuo è scritta nel suo sangue, stampata quasi totalmente in ogni minuscolo filamento di DNA, per il filosofo seicentesco Locke sono le esperienze a determinare ciò che siamo, a formare la persona nel suo essere più profondo.
Una disputa che va avanti da secoli, sul bordo della quale Antonio Lanzetta sceglie di camminare per dare nuovamente vita ai suoi personaggi Damiano, Flavio e Stefano nel thriller fresco di pubblicazione I Figli del Male.

Aveva promesso a se stesso che non si sarebbe fatto trascinare in una nuova indagine, non più. Niente più libri, niente più morte. Il commissario però era suo amico e Damiano gli doveva un favore. Era riuscito a mettere le cose a posto anche grazie a lui.

Un mistero color sangue viene portato all’attenzione dello Sciacallo, lo scrittore Damiano Valente, di nuovo in gioco dopo silenzio editoriale sul caso dell’Uomo del Salice che lo aveva visto coinvolto tempo prima. Ancora una volta la polizia si rivolge al suo occhio attento e alla sua mente brillante per riuscire a sciogliere i nodi di questo omicidio. Un uomo con la gola tagliata e un biglietto lasciato in quella ferita mortale con sopra scritto due sole parole: “Lui vede“.

Anche quando le parole non ci sono, mangiate dal trauma e dal terrore, fanno rumore. Come per Fabio e la sua paziente numero 68 nella clinica La Quiete, chiusa in un mondo senza suoni e senza emozioni, una bolla da cui fatica ad uscire e che spinge il medico a fare il possibile per aiutarla.

È da qui che passato e presente si intrecciano, percorsi narrativi che convergono pagina dopo pagina in un solo destino che non farà sconti a nessuno: il 1987 quando Flavio viene preso in affido da una famiglia di Salerno dopo la morte del nonno, l’estate del ’50 a Castellaccio quando il piccolo Tommaso ritrova il corpo dilaniato di un bambino, e il presente che porta addosso le profonde cicatrici di domande a cui mai è stata data risposta.

Tornò a guardarsi allo specchio, gocce d’acqua impigliate alla barba screziata di grigio, poi abbassò gli occhi sulla mano e accarezzò quel vecchio taglio con un dito. Un movimento lento e cadenzato.
Il primo, si disse. Il primo di tutto.

Non ho ancora avuto il piacere di leggere i romanzi fantasy precedenti a Il buio dentro, ma con la sua penna noir Antonio Lanzetta mi ha conquistata. La trama complessa e mai scontata si poggia su uno stile narrativo di alto livello, senza nulla da invidiare ai grandi nomi del thriller internazionale. La punta di diamante sono i personaggi e la loro affascinante (e, a volte, inquietante) psicologia, che colpisce, coinvolge e sconvolge in quel gioco di luci e ombre che è insito nella natura umana, perfino nella più spezzata e lacerata.

Una lettura imperdibile per tutti gli amanti del genere e per chi vorrebbe scoprirsi tale.

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L’Angolo delle Recensioni: Un Natale molto speciale (H. Martin)

Buongiorno Lettori del mio cuore!
Voi certamente starete pensando: “Gaia lo sai che ormai siamo a gennaio e il Natale è finito? Ti sembra il caso di recensire un romanzo come questo?
Quello che, però, non sapete è che durante queste ultime feste la vostra Lettrice non solo non è riuscita a scrivere un tubo per tutta una serie di problemi, ma questo l’aveva trasformata praticamente nel peggior Grinch possiate immaginare… ho quasi certamente più spirito natalizio adesso di quanto ne avessi il 25 dicembre!
Quale miglior momento per portarvi la recensione di un dolce e simpatico romanzo, una buona scelta se volete scaldarvi un po’ il cuore in queste sere invernali dalle gelide temperature? Buona lettura! 😉

Un Natale molto speciale


Neve Whitaker adora il suo lavoro di manager all’Albergo Polvere di Stelle, mentre si prepara a trascorrere il Natale accanto alla sua meravigliosa famiglia sulla più incantevole e innevata isola della Scozia. Ma allora perché il suo cuore è così triste in questo periodo di festa? Potrebbe c’entrare il bellissimo attore Oakley Rey, l’uomo che ha amato più di ogni altra cosa e con cui ha rotto prima che lui partisse per la California in cerca di successo. Neve è certa che la carriera a Hollywood sarebbe stata un ostacolo insormontabile per la loro relazione, rompere prima che fosse troppo tardi era la sola cosa da fare. Ma adesso lei ha un segreto ed è decisa a mantenerlo; così, quando Oakley arriva su Juniper Island determinato a riconquistarla, Neve perde l’equilibrio che era faticosamente riuscita a trovare. Il timore di avere un’altra volta il cuore infranto spingerà Neve ad allontanare ancora Oakley, o per lei è giunto il momento di superare le proprie paure?

Titolo: Un Natale molto speciale
Autore: Holly Martin
Prezzo: €8,99 ebook – €12,90 cartaceo
Pagine: 307
Pubblicazione: 30 novembre 2017
Editore: Leone Editore

la-mia-recensione

Ogni volta che Neve pensava a quando avrebbe rivisto il suo ex per la prima volta dopo che si erano lasciati, non si immaginava assolutamente che sarebbe andata così. Credeva che, se mai avesse reincontrato Oakley Rey, lei avrebbe indossato un abio sexy e lunghissimo e sarebbe stata splendida. Non sarebbe rimasta lì impalata a guardarlo con le lacrime che le scendevano lungo le guance, e non avrebbe indossato un vestito da folletto con calze a strisce bianche e rosse e scarpe a punta troppo grandi, verdi e con delle campanelle.

Per amore facciamo tutti scelte difficili.
Lasciamo che le lacrime si trasformino nelle più amare carezze del viso.
Soffriamo e cerchiamo di dimenticare, a volte senza successo.
Proprio come Neve quando ha lasciato il ragazzo che amava, Oakley, per permettergli di inseguire il suo grande sogno Holliwoodiano. Lei è rimasta in Scozia, lavorando come manager presso l’albergo Polvere di stelle nell’incantevole e innevata Juniper Island.

Ed è proprio lì che l’autrice Holly Martin sceglie di far ripartire la loro storia.

Provate a mettetere insieme la magia di vischio e agrifoglio, il cuore di Neve ancora in pezzi e la determinazione di Oakley, deciso a riconquistarla… è destino che le loro vite, in un teatro di candida neve e musiche avvolgenti, debbano incrociarsi ancora una volta.

Come poteva spiegargli che sua madre non l’aveva fatta sentire all’altezza di stare con lui? Le aveva detto che non era abbastanza speciale per mantenere vivo l’interesse di Oakley a lungo termine e lui non avrebbe mai voluto stare per sempre con lei.

Tra insicurezze, segreti, paure e sentimenti, la Martin ci racconta quel viaggio che ognuno di noi vorrebbe fare nella vita: la ricerca dell’amore. Lo fa con uno stile semplice, senza fronzoli, diretto e piacevole alla lettura.
Nonostante i classici cliché del genere, i personaggi e le loro storie arrivano al lettore come veri, puri, con cui facilmente si entra in empatia. Si parla di un attore famoso e di una ragazza normale, tipologia di coppia sicuramente già vista in passato, ma è bello scoprire come l’autrice riesca a donare a entrambi un’anima realistica, profonda e ben delineata, che pagina dopo pagina colpisce e coinvolge chi ne segue le vicende.

Un Natale molto speciale è una lettura delicata e graziosa, non posso che consigliarla!

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Blog Tour “L’ultimo Spartano” di Matteo Bruno – PRESENTAZIONE e ESTRATTI

Buongiorno miei dolci Lettori!
Il Natale si avvicina sempre più, quindi quale momento migliore di questo per scoprire nuovi romanzi da aggiungere nella vostra letterina per Santa Claus? Oggi parliamo di una recente pubblicazione in casa Leone Editore, L’ultimo Spartano di Matteo Bruno 🙂

A me l’onore di aprire le danze di questo blog tour, a cui seguirà il review party che non potete assolutamente perdere 😀
Pronti ad assaggiare qualche piccolo estratto della penna di Matteo? Buona lettura ❤

L’ultimo spartano
di Matteo Bruno

L’ultima disperata battaglia
per la libertà di Sparta e dell’intera Grecia

I Balcani sono in fermento. Il giovane re macedone Alessandro Magno ha appena invaso il Medioriente per ampliare il suo dominio. Un mercenario greco, Filocrate di Megalopoli, viene allora inviato in missione a Sparta, per convincere re Agide a rivendicare l’indipendenza della polis e costringere così Alessandro a rivedere i suoi piani di conquista. Tra combattimenti, intrighi e tradimenti, Filocrate si guadagnerà la stima degli spartani e si troverà a guidare i leggendari soldati dai mantelli rossi in un’ultima disperata battaglia per la libertà dell’intera Grecia.

Matteo Bruno, nato a Perugia sotto il segno del Leone, è laureato in Scienze politiche e coltiva da sempre la passione per la storia. Ha collaborato con l’Università degli Studi di Perugia e scrive sceneggiature per documentari e docufilm. L’ultimo spartano è il suo quarto romanzo storico dopo Oro, sole e sangue (2013), Dodici città (2014) e Syracusa – La vendetta di Nicone (2015), tutti editi da Leone Editore, che hanno raccolto numerosi riconoscimenti a livello nazionale e gli hanno costruito ormai un pubblico di affezionati lettori.

EDITORE: Leone
COLLANA: Orme
PAGINE: 354, Brossura
PRIMA EDIZIONE: 2017
ISBN: 978-88-6393-430-4
PREZZO: 13.90EUR

Estratti

Questa è la storia di un mercenario, di un re e di una donna baciata dagli dei. È una vicenda di onore e di coraggio, di valore e di senso del dovere, ma anche di nefandezze, di turpi inganni e vili tradimenti. È la storia di un anello magico, di un popolo cocciuto ancorato a tradizioni ossidate dalla patina del tempo e di una conquista implacabile sospinta dall’avanzare della modernità. È la mia storia. Sono Filocrate di Megalopoli e la vicenda che narrerò di seguito ebbe inizio sulle rive del fiume Granico, in Asia, sulla strada che da Abido conduce a Dascilio, capitale della Frigia, all’imbocco del Ponto Eusino. Era una notte della tarda primavera del secondo anno dopo la centodecima Olimpiade. La neve che si scioglieva in mille rivoli dal massiccio del monte Ida aveva reso il fiume un nastro di ghiaccio lucente, le sponde argillose erano melma vorace che inghiottiva uomini e cavalli. Il primo grigiore dell’alba biancheggiava tra i dirupi lontani e fu allora che un maestoso cavallo nero, con una pelle di leopardo per gualdrappa, immerse i garretti nell’acqua ghiacciata. Altri lo seguirono, un intero squadrone armato fino ai denti con corazze risplendenti e lame affilate snudate da foderi intarsiati d’avorio e d’argento. Erano gli eteri, i compagni del re macedone Alessandro, il conquistatore dell’Asia che presto si sarebbe vantato di discendere da Zeus. Lui e i compagni avanzavano al passo, compatti, nel massimo silenzio per non allarmare le sentinelle persiane che certamente erano nei paraggi con le orecchie ben tese, la sponda opposta distante poche decine di passi sembrava loro un pozzo di buio. Il divino Alessandro li guidava di persona. Doveva essere ben conscio dell’importanza della sorpresa perché, da sotto l’elmo splendente e la lunga chioma bionda, sussurrava parole gentili all’orecchio di Bucefalo, il suo cavallo prediletto, per incoraggiarlo a sopportare il freddo e ad avanzare cautamente, in silenzio. Mentre i macedoni guadavano il fiume, solo il lieve sciabordio della corrente sulle zampe dei destrieri infrangeva la gelida cappa muta dell’alba. Una fila di pioppi era ben visibile di fronte a loro, stagliata debolmente a levante in direzione dell’immensa Asia che anelavano a soggiogare. In quella fredda aurora, la riva opposta del fiume sembrò a portata della spada del Conquistatore.

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In quella notte di luna piena ero rinchiuso nella piccola stanza in cui il sacerdote mi aveva alloggiato. Dico rinchiuso perché avevo udito distintamente lo scorrere del chiavistello a bloccare la porta, dopo che uno schiavo era venuto a portarmi una misera cena a base di farina di castagne. In pratica, ero prigioniero. Dall’unica alta finestrella rinforzata da una grata filtrava il chiarore della luna che sorgeva splendente dietro il monte Parnone, incorniciando i contorni delle nubi di pallori velati. Non si udivano rumori che non fossero quelli vellutati e distanti del bosco attorno alla città, nel quale in quello stesso momento la dea sfrecciava, in cerca di cervi, al fianco degli uomini spartani.
D’un tratto, mentre tentavo di appisolarmi sull’unica scomoda panca di legno che mi separava dal pavimento, il chiavistello scorse di lato e la figura slanciata dell’ancella che mi aveva accompagnato fin lì entrò con leggiadria. Vidi il suo profilo al bagliore dei lucernari che rischiaravano il corridoio. Era scalza e silenziosa, ogni suo passo era pieno di grazia e di armonia, ancheggiava flessuosa e soave. Richiuse la porta alle spalle, avanzò di un paio di passi e lasciò che la morbida veste le scivolasse dalle spalle, facendola rimanere completamente nuda, con la pelle inargentata dal pallore gentile della luna. Era splendida! Nemmeno Artemide stessa avrebbe potuto eguagliarla.
«Chi sei tu?» le chiesi, colto dal dubbio che la sua natura non fosse mortale.
Mi misi seduto sulla panca e d’istinto rivolsi un’occhiata alla mia spada e al mio bastone, che erano appoggiati di lato. Lei dovette cogliere il mio nervosismo perché mi si sedette a cavalcioni sulle ginocchia e mormorò parole per tranquillizzarmi. «Va tutto bene, spartano» mi sussurrò nell’orecchio. «Rilassati.»

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Gli iloti attaccarono al crepuscolo, brulicando dal monte Itome e riversandosi sulla stretta pianura costiera come uno sciame di insetti molesti. Non avevano né cavalleria né fanteria pesante, solo lanciatori di giavellotto con strani copricapi di pelle maculata, uomini armati di zappe o falcetti e pochissimi arcieri; molti impugnavano pietre, alcuni erano completamente disarmati e s’avventarono su di noi solo per impressionarci con il numero, mossi da odio impagabile nei confronti di Sparta. «Ripiegare» gridai. «Ripiegare dietro la palizzata!» Io e Callimaco andammo di corsa a radunare i soldati e i rematori sparpagliati per il villaggio. La palizzata non era propriamente un muro di legno, piuttosto una serie di spuntoni aguzzi che avevo fatto conficcare diagonalmente in terra, inclinati verso gli attaccanti; il muretto di pietre in alcuni punti non raggiungeva l’altezza delle cosce, ma questo era tutto ciò che quella notte ci protesse dalla furia massacratrice dei vecchi schiavi di Sparta. «Saranno almeno cinquemila» valutò atterrito Demarato. «Forse più.» «Prendi dieci rematori e vai a bordo della Hermes» gli ringhiai di rimando. «Fai attingere alcuni catini di acqua dal mare e preparali a spegnere eventuali incendi perché potrebbero tentare di dar fuoco alle navi.» Il segretario mi guardò con occhi stralunati. «E le altre navi?» chiese. «Dieci rematori per ciascuna, non uno di più.» Fino a poco prima stavo pensando di bruciarle, adesso ero deciso a difenderle perché non volevo lo facessero i nostri nemici.

 

Vi auguro tante meravigliose letture 🙂

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Blog Tour “L’inganno delle tenebre” di Jean-Christophe Grangé – Recensione

Buongiorno Lettori!
Come avevo annunciato qualche giorno fa, oggi parliamo ancora una volta di Jean-Christophe Grangé e della sua ultima pubblicazione qui in Italia, L’inganno delle tenebre.

Probabilmente lo avrete capito dalla precedente tappa che ho scritto, questa dualogia thriller mi totalmente stregato e non posso che consigliarla. Ma andiamo un po’ più nel dettaglio e vediamo cosa c’è da dire in proposito. Buona lettura ❤

L’inganno delle tenebre


Con fatica Erwan scende la scaletta dell’aereo che lo ha portato a Lubumbashi. Non riesce a respirare: la polvere gli si appiccica in gola. Rossa, come il sangue che impregna quella terra. Il sangue che l’Uomo Chiodo ha versato quarant’anni prima. E che ancora non ha smesso di scorrere.
Sulle tracce del diabolico serial killer, Erwan, comandante della prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, è ritornato in Congo, nel cuore della terra che ha fatto la fortuna della sua famiglia, i Morvan. Erwan e Grégoire, padre e figlio, sono determinati a mettere la parola fine alla spirale di tenebre che da decenni sembra perseguitarli e destinarli alla perdizione: ancora una volta passato e presente, lontano e vicino, si confondono in un incubo di macabri rituali e lugubri rivelazioni. Ma per Erwan scoprire la verità sull’Uomo Chiodo significa soprattutto fare luce sulla storia della propria famiglia e sulla sua stessa identità. Che cosa lega Grégoire alla morte della donna che per ultima, quarant’anni prima, ha conosciuto la follia omicida dell’Uomo Chiodo? Come ha fatto suo padre a fermarlo? Come si è arricchito? Chi è veramente? E mentre l’Africa rifiuta ostinatamente di appagare la sete di verità di Erwan, per la terza volta l’Uomo Chiodo ritorna a colpire, a migliaia di chilometri di distanza. In Francia. E questa volta il suo obiettivo è più chiaro che mai: sterminare i Morvan.

Dopo lo straordinario successo del Rituale del male, tradotto in trenta lingue e per settimane in testa alle classifiche dei bestseller, Jean-Christophe Grangé torna a ridare vita all’Uomo Chiodo, uno dei suoi personaggi insieme più inquietanti e avvincenti. E, questa volta, si tratta di una sfida senza via d’uscita. Dal cuore tenebroso dell’Africa fino alle piovose prospettive parigine, la lotta per la sopravvivenza dei Morvan è iniziata.

Titolo: Il Rituale del Male
Autore: Jean-Christophe Grangé
Prezzo: €19,90
Pagine: 704
Pubblicazione: 5 ottobre 2017
Editore: Garzanti

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Con sguardo febbrile, strinse istintivamente la borsa a sé con entrambe le mani. «Non le dirò altro», sibilò. «Per oggi può bastare.»
«Comunque il nostro tempo è finito.»
Sempre l’ultima parola. […] Avrebbe potuto aggiungere che la storia dell’Uomo Chiodo non era ancora finita del tutto, che la sua identità e i suoi moventi non erano stati completamente chiariti, che Erwan era andato in Africa per risolvere un mistero legato all’inchiesta. “Tieniti qualche colpo per il prossimo appuntamento.” Aveva già deciso di ricominciare la terapia.

Essere un membro della famiglia Morvan non è mai stato semplice.
Lo è ancora meno adesso, che Erwan è tornato in Africa in cerca di risposte.

Se qualche tempo prima la Francia era stata teatro delle atrocità del serial killer noto a tutti come l’Uomo Chiodo, ora è il Congo a fare da sfondo alla caccia del figlio maggiore di Grégoire Morvan. Una caccia alla verità, quella che per anni i suoi genitori gli hanno taciuto.
Un mistero avvolge la settima vittima di quarant’anni fa, Catherine Fontana: un’incongruenza temporale che scuote le certezze di Erwan sull’operato di suo padre, che all’epoca si occupava del caso. Se il principale sospettato (e successivamente condannato) Thierry Pharabot non era a Lontano la sera di quell’ennesimo brutale omicidio, chi aveva scelto di coprire le proprie tracce copiando il modus operandi del seriale?

Nessuno conosceva l’Uomo Chiodo come suo padre. Nessuno avrebbe potuto emulare quella folle mano meglio di lui. E se fosse stato proprio Grégoire Morvan? E perchè mai lo avrebbe fatto? Ecco i dubbi e le pericolose domande che si insinuano costantemente nei pensieri di Erwan.

Per qualche secondo si sforzò di ricordare il volto dell’Uomo Chiodo da quell’unica foto segnaletica: un viso angelico, l’aria timida, lo sguardo assente, troppo spento…

Grangé conclude la storia con un romanzo perfettamente all’altezza del primo. Intenso, crudo, disarmante, con la giusta carica di pathos e colpi di scena che catturano l’attenzione del lettore sin dalle primissime pagine. Così come Il rituale del male, anche L’inganno delle tenebre tocca le settecento pagine, ma in entrambi i casi si è talmente coinvolti nelle avventure dei Morvan che difficilmente si fa caso alla loro lunghezza. Lo stile di Grangè non appesantisce, nè stufa. Ogni pagina ha ragion d’essere, in un quadro complesso e brutale che a piccoli passi si compone sotto i nostri occhi vigili. La vita di tutti i personaggi compie un’interessante evoluzione dal primo al secondo volume, rendendo più varia e meno banale la lettura.

Questa dualogia sulla famiglia Morvan è sicuramente uno dei thriller più accattivanti che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni, perchè non si limita alla risoluzione di un mistero, ma scava a fondo in quello che è il più grande interrogativo dell’uomo, la vita stessa, che con le sue infinite ed intricate braccia ci pone davanti a situazioni inimmaginabili e ci lascia lì ad affrontarle, a volte disarmati e impreparati, altre con le giuste carte in mano da giocare.

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