Blog Tour “Iron Flowers” di Tracy Banghart ~ La colonna sonora del romanzo

Buongiorno Lettori!
Benvenuti alla sesta e conclusiva tappa del tour dedicato a Iron Flowers di Tracy Banghart. Un romanzo intenso, dal forte girlpower, che cattura il lettore con la sua ricchezza di emozioni e il suo ritmo serrato.
Oggi, con mio grande piacere, vi faccio ascoltare la speciale colonna sonora che ha impreziosito la mia lettura di Iron Flowers ♥ Buon ascolto!

Iron Flowers

Non tutte le prigioni hanno le sbarre. In un mondo governato dagli uomini, in cui le donne non hanno alcun diritto, due sorelle non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra. Nomi è testarda e indisciplinata. Serina è gentile e romantica, e sin da piccola è stata istruita per essere un esempio di femminilità, eleganza e sottomissione. Sono queste le doti richieste per diventare una Grazia, una delle mogli dell’erede al trono. Ma il giorno in cui le ragazze si recano nella capitale del Regno, pronte a conoscere il loro futuro, accade qualcosa di inaspettato che cambierà per sempre le loro vite. Perché, contro ogni previsione, è proprio l’indomabile Nomi a essere scelta come compagna del principe, e non Serina. E mentre per Nomi inizia una vita a palazzo, tra sfarzo e pericolosi intrighi di corte, sua sorella, accusata di tradimento per aver mostrato di saper leggere, viene confinata sull’isola di Monte Rovina, un carcere di donne ribelli in cui, per sopravvivere, bisogna combattere e uccidere. È così che entrambe si trovano prigioniere, l’una di una gabbia dorata e l’altra di una trappola infernale. Per le due sorelle la fuga è impossibile: un solo errore potrebbe significare la morte. E allora, quando non c’è soluzione, l’unica soluzione è cambiare le regole.

Sono tutte canzoni che adoro alla follia… mi sono letteralmente saltate in testa mentre leggevo il romanzo. Spero vi piacciano e se avete qualche suggerimento aggiuntivo, sarò felice di arricchire la playlist 🎶♥

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Blog Tour “Odisseo – La forza dell’Amore” di Leonardo Marini ~ REVIEW PARTY

Buongiorno Lettori e benvenuti alla tappa finale del tour, il REVIEW PARTY dedicato Odisseo – la forza dell’amore di Leonardo Marini.
Mi spiace un po’ dover essere la voce fuori dal coro rispetto alle mie colleghe, ma il parere che state per leggere non è positivo. Vi auguro comunque buona lettura ♥

Odisseo
La forza dell’amore

A tutti è stata narrata almeno una volta la storia di Odisseo, grande eroe Greco. Le sue gesta sono state simbolo di ingegno, d’intelligenza e di scaltrezza. Cantate da cantastorie, raccontate da narratori, sono giunte infine alle orecchie di Omero, il quale, secondo la tradizione, le ha riportate nero su bianco, facendo sì che l’eco di quelle avventure potesse arrivare fino ai giorni nostri. Ma siamo davvero sicuri che, quella che sappiamo, sia la vera storia di Odisseo? Possiamo affidarci completamente alle parole di Omero? E se la realtà fosse stata un’altra? Sapete cosa vi dico? È così. Odisseo era un diciassettenne scaltro e intelligente e, come tutti i giovani, sognava una vita ricca di gioie e successo. Egli, però, non aveva fatto i conti con il più crudele degli ostacoli: il Destino. Il labirinto di Cnosso ha scelto lui, e un combattente tale non può sottrarsi a una sfida del genere. Tra intrighi, profezie e rivelazioni, il prode Greco si ritroverà catapultato in una impresa ben più grande di lui.

la-mia-recensione

È sempre un peccato bocciare un romanzo. Vi assicuro che farlo in occasione di un percorso teoricamente promozionale per il libro in questione è ancora più difficile e complicato. Ma sarebbe stato ingiusto nei vostri confronti e nei miei se avessi alterato il mio parere perché condizionata dalla situazione.

Odisseo – la forza dell’amore è un romanzo scorrevole, che impegna poco tempo e lascia vagare la mente in un tempo lontano, fatto di eroi e divinità e avventura.
Peccato che questo sia rovinato da una lunga serie di errori, anacronismi e incongruenze col mito da cui prende origine. Decidere di affrontare storie così famose e importanti è una grande responsabilità, andrebbe fatto con immenso rispetto. E qui, mi spiace tanto dirlo, non ne ho visto…

Avevo già accennato ai molti cambiamenti nella precedente tappa del tour e non vorrei aggiungere altri dettagli sulla trama per coloro ancora interessati a leggere il romanzo. Vi rimando a quello per una più accurata descrizione di trama e personaggi.

Sarà che queste storie hanno fatto parte della mia vita durante tutti gli anni del liceo e le conosco molto molto bene (avendo anche affrontato studi specifici sui testi in lingua originale), ma durante la lettura del libro di Marini sono rimasta estremamente turbata dalle eccessive discordanze col mito. Era come se stessi seguendo personaggi mai incontrati prima d’ora, senza una tradizione alle spalle, senza quel manto di pura luce e aura epica che in realtà li contraddistingue da secoli e secoli nella letteratura globale.

Permettetemi un ultimo appunto, giusto per capire il perché del mio essere tanto contrariata: che senso logico ha scrivere un intero romanzo che si basa sulla tradizione greca epica (lasciando tutti i nomi e le località con le nomenclature originali tradotte o italianizzate) e concludere la storia con con un incisione sulle colonne d’Ercole IN LATINO (e tutti i personaggi la capiscono perfettamente, anche se parlano – almeno in teoria – il greco)?? 😱😒 mah… forse sono esagerata io, forse pretendo troppo. Forse, invece, no.


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Blog Tour “Odisseo – La forza dell’Amore” di Leonardo Marini ~ Miti e leggende a confronto col libro

Buongiorno Lettori e benvenuti ad una nuova tappa del tour dedicato a Odisseo – la forza dell’amore di Leonardo Marini.
L’articolo di oggi è dedicato a tutti i grandi amanti del mito e della letteratura greca. Buona lettura ♥

Odisseo
La forza dell’amore

A tutti è stata narrata almeno una volta la storia di Odisseo, grande eroe Greco. Le sue gesta sono state simbolo di ingegno, d’intelligenza e di scaltrezza. Cantate da cantastorie, raccontate da narratori, sono giunte infine alle orecchie di Omero, il quale, secondo la tradizione, le ha riportate nero su bianco, facendo sì che l’eco di quelle avventure potesse arrivare fino ai giorni nostri. Ma siamo davvero sicuri che, quella che sappiamo, sia la vera storia di Odisseo? Possiamo affidarci completamente alle parole di Omero? E se la realtà fosse stata un’altra? Sapete cosa vi dico? È così. Odisseo era un diciassettenne scaltro e intelligente e, come tutti i giovani, sognava una vita ricca di gioie e successo. Egli, però, non aveva fatto i conti con il più crudele degli ostacoli: il Destino. Il labirinto di Cnosso ha scelto lui, e un combattente tale non può sottrarsi a una sfida del genere. Tra intrighi, profezie e rivelazioni, il prode Greco si ritroverà catapultato in una impresa ben più grande di lui.

Miti e leggende

ἄνδρα μοι ἔννεπε, μοῦσα, πολύτροπον , ὃς μάλα πολλὰ
πλάγχθη, ἐπεὶ Τροίης ἱερὸν πτολίεθρον ἔπερσεν

Narrami, o musa, dell’eroe dal multiforme ingegno, che tanto vagò, dopo che distrusse la rocca sacra di Troia.

È con queste parole che Omero apre il lungo, tormentato e magico viaggio dell’Odissea. Un viaggio che la penna di Leonardo Marini ha deciso di cambiare totalmente, dalla A alla Z.

Se nella tradizione mitologica era il Re di Itaca disposto a tutto pur di tornare a casa… per Marini Odisseo si trasforma in un diciassettenne ateniese molto intelligente, ma impulsivo e dalla lingua schietta, che non ha mai sentito parlare dell’isola greca di nome Itaca.

Una storia che nessuno si aspetta, questo è sicuro.

Tutti conosciamo le gesta di Odisseo (o Ulisse alla latina): il suo cavallo di legno che dopo dieci anni di guerra espugnò Troia, il “Nessuno” che accecò Polifemo, le sirene al cui canto furbamente sfuggì, la magia di Circe che riuscì a ingannare e infine la freccia scoccata attraverso dodici scuri sotto lo sguardo incredulo dei tracotanti Proci.

Quello che l’autore Leonardo Marini ci presenta nel suo esordio è lontanissimo da tutto questo. A Odisseo viene affidata una leggenda che di tradizione non è affatto sua. Affrontare il Minotauro attraverso il celebre labirinto e rubare il cuore della bella Arianna è l’impresa che spetterebbe a Teseo, o almeno così ci racconta il mito…
Il  ben noto Principe Ateniese, figlio di Egeo, diventa sotto la penna di Marini solo uno sfortunato prescelto fra quattordici offerte per il Minotauro, costretto a raggiungere Creta come sacrificio per la grave offesa recata a Minosse anni prima, l’uccisione di suo figlio Androgeo.

Teseo diventa quindi marginale e assume un ruolo del tutto diverso, lasciando campo libero al nostro giovane Odisseo, le cui vere origini sono ciò che di più lontano gli appassionati di mitologia (come la sottoscritta) si aspetterebbero di leggere.

Raccontarvi altro potrebbe rovinare la lettura a chi di voi è stato colpito o magari incuriosito dalle mie parole. La storia originale del mito e quella di questo romanzo trovano davvero pochi punti d’incontro, forse troppo pochi.

Il mito ci racconta di come Teseo si offrì volontario per sconfiggere il famigerato Minotauro, stanco di vedere la sua gente offerta come carne da macello ad un mostro senza cuore. Ci narra dell’amore inaspettato fra i figli di due rivali, il principe Ateniese Teseo e la principessa Cretese Arianna, e di come lei lo aiutò a uccidere il fratellastro metà uomo e metà toro. O infine di come per Odisseo e Teseo fosse impossibile incontrarsi, perché le loro storie si svolgono in periodi totalmente diversi, con situazioni storiche, politiche e mitologiche che non sono sovrapponibili.

La bellezza delle riscritture risiede nella capacità di modellare un intreccio con le proprie mani, adattandolo alla penna di chi scrive ma lasciandone intatta l’essenza.
Quando parliamo di retelling esiste una linea estremamente sottile fra l’omaggio ad una storia già raccontata e l’ahimè irrispettoso atto di stravolgerla totalmente, sperando di essere originali. Con mio dispiacere credo che l’ago della bilancia si spinga verso il secondo punto, ma lascio a voi lettori e al vostro insindacabile giudizio la scelta in merito 😉

Il Tour

Vi aspetto di nuovo qui il 25 per il review party!
Nell’attesa non perdetevi le altre tappe del tour 😊

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Blog Tour “Anche la morte ascolta il jazz” di Valeria Biuso – AMBIENTAZIONE: la New York di fine anni ’40

Buongiorno miei dolci Lettori!
Vi do il benvenuto alla quinta tappa del tour dedicato a Anche la morte ascolta il jazz di Valeria Biuso. Mi raccomando ad arrivare fino alla fine del post perchè, per tutta la durata del blogtour, sarà attivo un giveaway! 😉

Oggi parliamo di uno degli aspetti più interessanti e affascinanti del romanzo, la sua ambientazione. Siamo a New York alla fine degli anni ’40: preparatevi ad immergervi in una storia che profuma di musica e ha il sapore di tempi ormai perduti.

Anche la morte ascolta il jazz

William Brooks è un giovane scrittore alla ricerca d’ispirazione a zonzo per le livide strade della febbricitante e contraddittoria New York della fine degli anni ’40. Scrive recensioni per il Partisan Review, la rivista più radicale della città, e frequenta i locali storici del bebop, costipati da morfinomani, perdigiorno e hipster. L’inaspettato incontro con un lontano parente, l’azzimato e nebuloso Noah Tats, riesce però a scuoterlo dal languore in cui si sentiva da tempo impaludato. Una seducente e misteriosa promessa di consapevolezza illumina d’improvviso l’orizzonte di William. Ma la strada è ancora percorsa da fittissime ombre e pesanti inquietudini…
Valeria Biuso racconta la crisi identitaria di una generazione, evocando il relativismo dei nuovi valori fondamentali e le antinomie irrisolvibili che governano la società occidentale. Poesia beat, moda, jazz, esoterismo, gusto fantastico e controcultura hipster si fondono in un’appassionata e trasversale ricerca di autenticità.


Minton’s Playhouse

© Getty – Thelonious Monk, Howard McGhee, Roy Eldridge and Teddy Hill all’esterno del Minton’s ad Harlem, 1947

Fondato nel 1938, il Minton’s si trova al primo piano del Cecil Hotel sulla 118esima strada ad Harlem. Furono le jam session di Dizzy Gillespie e Charlie Parker a renderlo famoso alla fine degli anni ’40, conferendogli l’appellativo di luogo di nascita del bebop. Rimasto chiuso per oltre trent’anni, ha riaperto nel 2006 sotto il nome di Uptown Lounge at Minton’s Playhouse.

 

Cinquantaduesima strada

© William P. Gottlieb 52nd Street, New York, 1948

Dagli anni ’30 fino ai primi anni ’50, la Cinquantaduesima strada è stata la sede dei più famosi locali jazz di New York: dal 3 Deuces al Birdland, era qui che i maggiori musicisti jazz dell’epoca si esibivano. Ma non solo, vi erano infatti anche diversi nightclub, come il Samoa, che offrivano spettacoli per adulti in chiave burlesque.

Pennsylvania Station (o Penn Station)

Penn Station, New York, 1949

Costruita a Manhattan nei primi del Novecento, la Penn Station vantava il più grande spazio pubblico interno al mondo, combinando ampie vetrate e archi sorretti da travi in acciaio a un’entrata monumentale foderata da colonne in stile romano. La Penn Station fu poi demolita nei primi anni ’60 per far spazio al Madison Square Garden e alla Pennysilvania Plaza.

21

21, esterno

Situato tra la 5th e la 6th Avenue, il 21 era Inizialmente un locale “speakeasy”, ossia un luogo di vendita illegale di alcol durante il proibizionismo. A partire dalla fine degli anni ’30, il 21 cambia veste, trasformandosi in un ristorante di classe tanto da annoverare tra i suoi ospiti ogni presidente americano a partire da Roosvelt e ad eccezione di Bush. Tuttora è un luogo di ritrovo per diverse celebrità.

Waldorf-Astoria Hotel

Marilyn Monroe al ballo “April In Paris” al Waldorf-Astoria, New York, 1957

Nato alla fine dell’Ottocento, il Waldorf-Astoria è uno dei più celebri hotel di lusso di New York. Già famoso per essere stato il luogo dove si tennero le indagini sul’affondamento del Titanic e dove fu presentato il primo LP della storia, fu a partire dagli anni ’40 che assunse una nuova popolarità. I suoi gala e party esclusivi all’insegna del glamour attiravano celebrità, uomini d’affari e milionari da tutto il mondo.

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Estratto

Il quintetto di Parker – con Navarro, Russell, Powell e Blakey – suonava al Birdland, un nuovo club all’angolo con Broadway. Non me lo volevo perdere e presi appuntamento con Dirk al locale. Mangiai un sandwich al formaggio in una tavola calda all’uscita da Penn Station, passai da casa per mettere via la divisa e lavarmi la faccia, poi corsi a prendere la metro. Arrivai sulla Cinquantaduesima intorno alle otto. C’era puzza di bruciato e di sudore, misto all’aspra aulenza di Martini ed eau de toilette inacidita tra le cosce di prostitute in pantaloni aderenti.
Intravidi Dirk con la sua giacca a quadrati gialli e marroni sotto il tendone dell’entrata. Se ne stava appoggiato con le spalle al cartellone, coprendo i nomi dei musicisti, con la sigaretta tra l’indice e il medio e il palmo chiuso alla maniera di Humphrey Bogart.
«Lo sai che stai mettendo il culo in faccia a Parker?» gli dissi avvicinandomi.
«Come? Ah, il cartellone… Hai visto che folla?» fece lui, gettando a terra la cicca e pestandola. «Muoviamoci o non resterà un tavolo libero».

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Giveaway e Tour

 

Partecipate all’evento Facebook per vincere una copia cartacea o digitale di “Anche la morte ascolta il jazz” e due illustrazioni originali a tema, create proprio dall’autrice!

Hashtag ufficiale: #BTNewYork40

Prima tappa
13.03.2018: Presentazione del romanzo e del blog tour – Tre domande all’autrice
Blog: Zebuk (http://zebuk.it)

Seconda tappa
20.03.2018: La controcultura hipster
Blog: Les fleurs du mal (https://lesfleursdumal2016.wordpress.com/)

Terza tappa:
27.03.2018: Golden Age Hollywood
Blog: Feel the book (https://www.feelthebook.com/)

Quarta tappa:
03.04.2018: Playlist bebop
Blog: Viaggiatrice Pigra (http://viaggiatricepigra.blogspot.it/)

Quinta tappa:
10.04.2018: Ambientazione: la New York di fine anni ’40
Blog: Le Parole Segrete dei Libri

Sesta tappa:
17.04.2018: Moda e costumi nella New York di fine anni ’40
Blog: FantasyAmo (https://aratakblog.blogspot.it/)

Settima tappa:
24.04.2018: Estrazione e annuncio vincitori nell’evento Facebook del blog tour!

Ecco i premi in palio:
1. Copia cartacea di “Anche la morte ascolta il jazz”
2. Copia digitale di “Anche la morte ascolta il jazz” + Illustrazione (cm. 20×30) a tema
3. Illustrazione (cm. 20×30) a tema

Condizioni per partecipare:
– Gradita ma non obbligatoria la condivisione di questo evento sulla vostra bacheca, con modalità della privacy impostata su “pubblica”
– Gradito ma non obbligatorio il “mi piace” alle pagine dell’autrice e dei blog che partecipano all’evento
– Obbligatorio invece è il commento sotto il video di benvenuto di Valeria Biuso, in cui dovrete confermare di voler partecipare. Se poi taggate anche due amici che potrebbero essere interessati al libro o alle tematiche dell’evento ci farebbe molto piacere!

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Blog Tour “L’ultimo Spartano” di Matteo Bruno – PRESENTAZIONE e ESTRATTI

Buongiorno miei dolci Lettori!
Il Natale si avvicina sempre più, quindi quale momento migliore di questo per scoprire nuovi romanzi da aggiungere nella vostra letterina per Santa Claus? Oggi parliamo di una recente pubblicazione in casa Leone Editore, L’ultimo Spartano di Matteo Bruno 🙂

A me l’onore di aprire le danze di questo blog tour, a cui seguirà il review party che non potete assolutamente perdere 😀
Pronti ad assaggiare qualche piccolo estratto della penna di Matteo? Buona lettura ❤

L’ultimo spartano
di Matteo Bruno

L’ultima disperata battaglia
per la libertà di Sparta e dell’intera Grecia

I Balcani sono in fermento. Il giovane re macedone Alessandro Magno ha appena invaso il Medioriente per ampliare il suo dominio. Un mercenario greco, Filocrate di Megalopoli, viene allora inviato in missione a Sparta, per convincere re Agide a rivendicare l’indipendenza della polis e costringere così Alessandro a rivedere i suoi piani di conquista. Tra combattimenti, intrighi e tradimenti, Filocrate si guadagnerà la stima degli spartani e si troverà a guidare i leggendari soldati dai mantelli rossi in un’ultima disperata battaglia per la libertà dell’intera Grecia.

Matteo Bruno, nato a Perugia sotto il segno del Leone, è laureato in Scienze politiche e coltiva da sempre la passione per la storia. Ha collaborato con l’Università degli Studi di Perugia e scrive sceneggiature per documentari e docufilm. L’ultimo spartano è il suo quarto romanzo storico dopo Oro, sole e sangue (2013), Dodici città (2014) e Syracusa – La vendetta di Nicone (2015), tutti editi da Leone Editore, che hanno raccolto numerosi riconoscimenti a livello nazionale e gli hanno costruito ormai un pubblico di affezionati lettori.

EDITORE: Leone
COLLANA: Orme
PAGINE: 354, Brossura
PRIMA EDIZIONE: 2017
ISBN: 978-88-6393-430-4
PREZZO: 13.90EUR

Estratti

Questa è la storia di un mercenario, di un re e di una donna baciata dagli dei. È una vicenda di onore e di coraggio, di valore e di senso del dovere, ma anche di nefandezze, di turpi inganni e vili tradimenti. È la storia di un anello magico, di un popolo cocciuto ancorato a tradizioni ossidate dalla patina del tempo e di una conquista implacabile sospinta dall’avanzare della modernità. È la mia storia. Sono Filocrate di Megalopoli e la vicenda che narrerò di seguito ebbe inizio sulle rive del fiume Granico, in Asia, sulla strada che da Abido conduce a Dascilio, capitale della Frigia, all’imbocco del Ponto Eusino. Era una notte della tarda primavera del secondo anno dopo la centodecima Olimpiade. La neve che si scioglieva in mille rivoli dal massiccio del monte Ida aveva reso il fiume un nastro di ghiaccio lucente, le sponde argillose erano melma vorace che inghiottiva uomini e cavalli. Il primo grigiore dell’alba biancheggiava tra i dirupi lontani e fu allora che un maestoso cavallo nero, con una pelle di leopardo per gualdrappa, immerse i garretti nell’acqua ghiacciata. Altri lo seguirono, un intero squadrone armato fino ai denti con corazze risplendenti e lame affilate snudate da foderi intarsiati d’avorio e d’argento. Erano gli eteri, i compagni del re macedone Alessandro, il conquistatore dell’Asia che presto si sarebbe vantato di discendere da Zeus. Lui e i compagni avanzavano al passo, compatti, nel massimo silenzio per non allarmare le sentinelle persiane che certamente erano nei paraggi con le orecchie ben tese, la sponda opposta distante poche decine di passi sembrava loro un pozzo di buio. Il divino Alessandro li guidava di persona. Doveva essere ben conscio dell’importanza della sorpresa perché, da sotto l’elmo splendente e la lunga chioma bionda, sussurrava parole gentili all’orecchio di Bucefalo, il suo cavallo prediletto, per incoraggiarlo a sopportare il freddo e ad avanzare cautamente, in silenzio. Mentre i macedoni guadavano il fiume, solo il lieve sciabordio della corrente sulle zampe dei destrieri infrangeva la gelida cappa muta dell’alba. Una fila di pioppi era ben visibile di fronte a loro, stagliata debolmente a levante in direzione dell’immensa Asia che anelavano a soggiogare. In quella fredda aurora, la riva opposta del fiume sembrò a portata della spada del Conquistatore.

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In quella notte di luna piena ero rinchiuso nella piccola stanza in cui il sacerdote mi aveva alloggiato. Dico rinchiuso perché avevo udito distintamente lo scorrere del chiavistello a bloccare la porta, dopo che uno schiavo era venuto a portarmi una misera cena a base di farina di castagne. In pratica, ero prigioniero. Dall’unica alta finestrella rinforzata da una grata filtrava il chiarore della luna che sorgeva splendente dietro il monte Parnone, incorniciando i contorni delle nubi di pallori velati. Non si udivano rumori che non fossero quelli vellutati e distanti del bosco attorno alla città, nel quale in quello stesso momento la dea sfrecciava, in cerca di cervi, al fianco degli uomini spartani.
D’un tratto, mentre tentavo di appisolarmi sull’unica scomoda panca di legno che mi separava dal pavimento, il chiavistello scorse di lato e la figura slanciata dell’ancella che mi aveva accompagnato fin lì entrò con leggiadria. Vidi il suo profilo al bagliore dei lucernari che rischiaravano il corridoio. Era scalza e silenziosa, ogni suo passo era pieno di grazia e di armonia, ancheggiava flessuosa e soave. Richiuse la porta alle spalle, avanzò di un paio di passi e lasciò che la morbida veste le scivolasse dalle spalle, facendola rimanere completamente nuda, con la pelle inargentata dal pallore gentile della luna. Era splendida! Nemmeno Artemide stessa avrebbe potuto eguagliarla.
«Chi sei tu?» le chiesi, colto dal dubbio che la sua natura non fosse mortale.
Mi misi seduto sulla panca e d’istinto rivolsi un’occhiata alla mia spada e al mio bastone, che erano appoggiati di lato. Lei dovette cogliere il mio nervosismo perché mi si sedette a cavalcioni sulle ginocchia e mormorò parole per tranquillizzarmi. «Va tutto bene, spartano» mi sussurrò nell’orecchio. «Rilassati.»

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Gli iloti attaccarono al crepuscolo, brulicando dal monte Itome e riversandosi sulla stretta pianura costiera come uno sciame di insetti molesti. Non avevano né cavalleria né fanteria pesante, solo lanciatori di giavellotto con strani copricapi di pelle maculata, uomini armati di zappe o falcetti e pochissimi arcieri; molti impugnavano pietre, alcuni erano completamente disarmati e s’avventarono su di noi solo per impressionarci con il numero, mossi da odio impagabile nei confronti di Sparta. «Ripiegare» gridai. «Ripiegare dietro la palizzata!» Io e Callimaco andammo di corsa a radunare i soldati e i rematori sparpagliati per il villaggio. La palizzata non era propriamente un muro di legno, piuttosto una serie di spuntoni aguzzi che avevo fatto conficcare diagonalmente in terra, inclinati verso gli attaccanti; il muretto di pietre in alcuni punti non raggiungeva l’altezza delle cosce, ma questo era tutto ciò che quella notte ci protesse dalla furia massacratrice dei vecchi schiavi di Sparta. «Saranno almeno cinquemila» valutò atterrito Demarato. «Forse più.» «Prendi dieci rematori e vai a bordo della Hermes» gli ringhiai di rimando. «Fai attingere alcuni catini di acqua dal mare e preparali a spegnere eventuali incendi perché potrebbero tentare di dar fuoco alle navi.» Il segretario mi guardò con occhi stralunati. «E le altre navi?» chiese. «Dieci rematori per ciascuna, non uno di più.» Fino a poco prima stavo pensando di bruciarle, adesso ero deciso a difenderle perché non volevo lo facessero i nostri nemici.

 

Vi auguro tante meravigliose letture 🙂

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Blog Tour “L’inganno delle tenebre” di Jean-Christophe Grangé – Recensione

Buongiorno Lettori!
Come avevo annunciato qualche giorno fa, oggi parliamo ancora una volta di Jean-Christophe Grangé e della sua ultima pubblicazione qui in Italia, L’inganno delle tenebre.

Probabilmente lo avrete capito dalla precedente tappa che ho scritto, questa dualogia thriller mi totalmente stregato e non posso che consigliarla. Ma andiamo un po’ più nel dettaglio e vediamo cosa c’è da dire in proposito. Buona lettura ❤

L’inganno delle tenebre


Con fatica Erwan scende la scaletta dell’aereo che lo ha portato a Lubumbashi. Non riesce a respirare: la polvere gli si appiccica in gola. Rossa, come il sangue che impregna quella terra. Il sangue che l’Uomo Chiodo ha versato quarant’anni prima. E che ancora non ha smesso di scorrere.
Sulle tracce del diabolico serial killer, Erwan, comandante della prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, è ritornato in Congo, nel cuore della terra che ha fatto la fortuna della sua famiglia, i Morvan. Erwan e Grégoire, padre e figlio, sono determinati a mettere la parola fine alla spirale di tenebre che da decenni sembra perseguitarli e destinarli alla perdizione: ancora una volta passato e presente, lontano e vicino, si confondono in un incubo di macabri rituali e lugubri rivelazioni. Ma per Erwan scoprire la verità sull’Uomo Chiodo significa soprattutto fare luce sulla storia della propria famiglia e sulla sua stessa identità. Che cosa lega Grégoire alla morte della donna che per ultima, quarant’anni prima, ha conosciuto la follia omicida dell’Uomo Chiodo? Come ha fatto suo padre a fermarlo? Come si è arricchito? Chi è veramente? E mentre l’Africa rifiuta ostinatamente di appagare la sete di verità di Erwan, per la terza volta l’Uomo Chiodo ritorna a colpire, a migliaia di chilometri di distanza. In Francia. E questa volta il suo obiettivo è più chiaro che mai: sterminare i Morvan.

Dopo lo straordinario successo del Rituale del male, tradotto in trenta lingue e per settimane in testa alle classifiche dei bestseller, Jean-Christophe Grangé torna a ridare vita all’Uomo Chiodo, uno dei suoi personaggi insieme più inquietanti e avvincenti. E, questa volta, si tratta di una sfida senza via d’uscita. Dal cuore tenebroso dell’Africa fino alle piovose prospettive parigine, la lotta per la sopravvivenza dei Morvan è iniziata.

Titolo: Il Rituale del Male
Autore: Jean-Christophe Grangé
Prezzo: €19,90
Pagine: 704
Pubblicazione: 5 ottobre 2017
Editore: Garzanti

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Con sguardo febbrile, strinse istintivamente la borsa a sé con entrambe le mani. «Non le dirò altro», sibilò. «Per oggi può bastare.»
«Comunque il nostro tempo è finito.»
Sempre l’ultima parola. […] Avrebbe potuto aggiungere che la storia dell’Uomo Chiodo non era ancora finita del tutto, che la sua identità e i suoi moventi non erano stati completamente chiariti, che Erwan era andato in Africa per risolvere un mistero legato all’inchiesta. “Tieniti qualche colpo per il prossimo appuntamento.” Aveva già deciso di ricominciare la terapia.

Essere un membro della famiglia Morvan non è mai stato semplice.
Lo è ancora meno adesso, che Erwan è tornato in Africa in cerca di risposte.

Se qualche tempo prima la Francia era stata teatro delle atrocità del serial killer noto a tutti come l’Uomo Chiodo, ora è il Congo a fare da sfondo alla caccia del figlio maggiore di Grégoire Morvan. Una caccia alla verità, quella che per anni i suoi genitori gli hanno taciuto.
Un mistero avvolge la settima vittima di quarant’anni fa, Catherine Fontana: un’incongruenza temporale che scuote le certezze di Erwan sull’operato di suo padre, che all’epoca si occupava del caso. Se il principale sospettato (e successivamente condannato) Thierry Pharabot non era a Lontano la sera di quell’ennesimo brutale omicidio, chi aveva scelto di coprire le proprie tracce copiando il modus operandi del seriale?

Nessuno conosceva l’Uomo Chiodo come suo padre. Nessuno avrebbe potuto emulare quella folle mano meglio di lui. E se fosse stato proprio Grégoire Morvan? E perchè mai lo avrebbe fatto? Ecco i dubbi e le pericolose domande che si insinuano costantemente nei pensieri di Erwan.

Per qualche secondo si sforzò di ricordare il volto dell’Uomo Chiodo da quell’unica foto segnaletica: un viso angelico, l’aria timida, lo sguardo assente, troppo spento…

Grangé conclude la storia con un romanzo perfettamente all’altezza del primo. Intenso, crudo, disarmante, con la giusta carica di pathos e colpi di scena che catturano l’attenzione del lettore sin dalle primissime pagine. Così come Il rituale del male, anche L’inganno delle tenebre tocca le settecento pagine, ma in entrambi i casi si è talmente coinvolti nelle avventure dei Morvan che difficilmente si fa caso alla loro lunghezza. Lo stile di Grangè non appesantisce, nè stufa. Ogni pagina ha ragion d’essere, in un quadro complesso e brutale che a piccoli passi si compone sotto i nostri occhi vigili. La vita di tutti i personaggi compie un’interessante evoluzione dal primo al secondo volume, rendendo più varia e meno banale la lettura.

Questa dualogia sulla famiglia Morvan è sicuramente uno dei thriller più accattivanti che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni, perchè non si limita alla risoluzione di un mistero, ma scava a fondo in quello che è il più grande interrogativo dell’uomo, la vita stessa, che con le sue infinite ed intricate braccia ci pone davanti a situazioni inimmaginabili e ci lascia lì ad affrontarle, a volte disarmati e impreparati, altre con le giuste carte in mano da giocare.

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Blog Tour “L’inganno delle tenebre” di Jean-Christophe Grangé – Parla Maggie Morvan

Buongiorno Lettori!
Sono onorata di darvi il benvenuto nella quarta tappa del blogtour dedicato a L’inganno delle tenebre di Jean-Christophe Grangé, secondo e conclusivo capitolo della dualogia dedicata alla singolare famiglia Morvan. Questi due thriller, intensi e coinvolgenti, accompagnano il lettore in un lungo e complesso viaggio nel cuore della vera oscurità, dove l’uomo diventa puro male indecifrabile.


Se nel tour di presentazione del primo romanzo vi abbiamo fatto scoprire le strutture fondamentali della storia, questa volta abbiamo organizzato qualcosa di unico. Non saremo noi a parlare, ma le creature di Grangé: sei personaggi che attraverso noi blogger prendono nuova vita per stimolare la vostra curiosità. Alla mia penna si è affidata Maggie Morvan, moglie di Grégoire (conosciuto qui) e madre di Erwan (qui), Gaelle (qui) e Loic (che conoscerete nei prossimi giorni).

Se amate immergervi in storie che non fanno sconti, che tengono incollati i lettori alle pagine fino a tarda notte pur di conoscere la verità nascosta sotto cumuli di macerie e bugie, allora Il rituale del male e il nuovo arrivato i libreria L’inganno delle tenebre fanno assolutamente al caso vostro. Buona lettura 🙂

L’inganno delle tenebre


Con fatica Erwan scende la scaletta dell’aereo che lo ha portato a Lubumbashi. Non riesce a respirare: la polvere gli si appiccica in gola. Rossa, come il sangue che impregna quella terra. Il sangue che l’Uomo Chiodo ha versato quarant’anni prima. E che ancora non ha smesso di scorrere.
Sulle tracce del diabolico serial killer, Erwan, comandante della prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, è ritornato in Congo, nel cuore della terra che ha fatto la fortuna della sua famiglia, i Morvan. Erwan e Grégoire, padre e figlio, sono determinati a mettere la parola fine alla spirale di tenebre che da decenni sembra perseguitarli e destinarli alla perdizione: ancora una volta passato e presente, lontano e vicino, si confondono in un incubo di macabri rituali e lugubri rivelazioni. Ma per Erwan scoprire la verità sull’Uomo Chiodo significa soprattutto fare luce sulla storia della propria famiglia e sulla sua stessa identità. Che cosa lega Grégoire alla morte della donna che per ultima, quarant’anni prima, ha conosciuto la follia omicida dell’Uomo Chiodo? Come ha fatto suo padre a fermarlo? Come si è arricchito? Chi è veramente? E mentre l’Africa rifiuta ostinatamente di appagare la sete di verità di Erwan, per la terza volta l’Uomo Chiodo ritorna a colpire, a migliaia di chilometri di distanza. In Francia. E questa volta il suo obiettivo è più chiaro che mai: sterminare i Morvan.

Dopo lo straordinario successo del Rituale del male, tradotto in trenta lingue e per settimane in testa alle classifiche dei bestseller, Jean-Christophe Grangé torna a ridare vita all’Uomo Chiodo, uno dei suoi personaggi insieme più inquietanti e avvincenti. E, questa volta, si tratta di una sfida senza via d’uscita. Dal cuore tenebroso dell’Africa fino alle piovose prospettive parigine, la lotta per la sopravvivenza dei Morvan è iniziata.

Titolo: Il Rituale del Male
Autore: Jean-Christophe Grangé
Prezzo: €19,90
Pagine: 704
Pubblicazione: 5 ottobre 2017
Editore: Garzanti

Parla…

Quando ho aperto gli occhi questa mattina ho pensato una cosa sola: ad Erwan, a quanto si stia dimostrando sempre più il figlio di suo padre. Testardo, orgoglioso, determinato, pronto a tutto. Ma stupisce ognuno di noi con quel senso di innata giustizia che al mio Grégoire spesso è mancato. Mi porto sulla pelle la rabbia di mio marito da così tanti anni che è diventata mia.
O forse lo è sempre stata. Sì, quel veleno è sempre stato anche mio. E adesso Erwan sta per scoprirlo. E io non sono pronta a sopportarne il dolore ancora una volta.

Ora che ha lasciato tutto per tornare di nuovo in Africa…

Capirà ogni cosa, metterà insieme i punti e ci distruggerà. È troppo intelligente e caparbio per lascarsi sfuggire i dettagli. Sono passati tanti anni, ma la verità lascia sempre delle tracce. Grégoire crede di poter controllare tutto e tutti, idiota. La nostra famiglia è come un albero che affonda le sue radici nel fango e nel sangue: Erwan sta per strapparlo via a mani nude, col dolore e la fatica che questo comporterà.

Credevamo di aver abbandonato e sotterrato per sempre il marcio del passato a Lontano, che lo spettro dell’Uomo Chiodo non sarebbe mai più tornato a perseguitarci, e invece la vita dei Morvan è un incubo da cui non ci si può svegliare.
I nostri errori, miei e di Grégoire, sono un cancro che non guarisce, ma instancabile infetta ogni cosa che tocca. Siamo stati in grado di rovinare la vita dei nostri figli, l’abbiamo contorta e distorta ed ecco cosa abbiamo ottenuto: solo e soltanto dolore. E non finirà qui, il dolore continuerà. Si moltiplicherà.
Erwan crede di chiudere questo capitolo mettendo un punto alle menzogne. Ma non capisce, non può capire… la verità per i Morvan è un vaso di Pandora alla fine del quale neppure la speranza può restare sul fondo. La sua caccia ci rovinerà tutti, per sempre.

lo avevo detto a Grégoire: «Abbiamo fatto un patto col diavolo, a essere in gioco è la nostra anima, non i nostri quattrini». Forse non sono mai stata più saggia di così. Erwan ci perderà tutti, pezzo dopo pezzo, vedrà la sua famiglia scivolare via.

Non è mai stato perfetto, ma il clan dei Morvan è ciò che abbiamo. Lo perderemo, non saremo più li stessi quando mio figlio tornerà a casa.
Tanti sacrifici, tante sofferenze per nulla.
Tanto sangue, tante lacrime per nulla.
Tutto quanto per nulla.
Erwan, cosa ci sai facendo?

Il Tour

Viaggiatrice Pigra | Liberi di scrivere | The Mad Otter
Il Mondo di sopra | Nali’s Shelter

Vi aspetto qui sul blog
il 19 novembre
per la recensione finale del romanzo!

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Blog Tour “Far West” di Sonia Morganti – APPROFONDIMENTO: i treni a vapore

Buongiorno miei cari Lettori!
Diamo il via alla settimana con la quinta tappa del blog tour dedicato a Far West, il nuovo romanzo di Sonia Morganti per la Leone Editore 🙂 Ringrazio di cuore la Casa Editrice per avermi convolta in questa bellissima iniziativa in compagnia di colleghe “scribacchine” che personalmente adoro (troverete alla fine dell’articolo tutti i link alle altre tappe e ai blog partecipanti) ❤

Il secondo romanzo della Morganti sceglie di guardare al futuro, dove la Terra e i suoi abitanti stanno soccombendo a una crisi energetica senza precedenti. Nella tappa di oggi daremo uno sguardo a un particolare davvero interessante che incontrerete nel corso della storia: i treni a vapore. Buona lettura 😉

Far West


2060. Dennis, un nativo americano che ha lasciato la riserva per studiare in una delle più prestigiose università del paese, sta per laurearsi in ingegneria. Ma mentre si trova alla festa di laurea del suo migliore amico Frederick, viene sorpreso da una notizia sconcertante: si è esaurito il petrolio a livello mondiale, e nessuno dei paesi civilizzati è preparato a fronteggiare l’emergenza. Dennis, prevedendo lo scatenarsi del panico, decide di tornare dalla sua famiglia nella riserva, per affrontare così le conseguenze della crisi energetica, che rendono presto le città sempre più invivibili. Maniaci assetati di potere, intrighi politici e separatisti pronti a tutto sono solo alcuni dei pericoli di questo nuovo mondo, un far west in cui la legge del più forte sembra poter soffocare persino quella, eterna, dell’amore.

Titolo: Far West
Autore: Sonia Morganti
Prezzo: €12,90 cartaceo
Pagine: 296
Pubblicazione: 19 ottobre 2017
Editore: Leone Editore

 

Come in un film, treni a vapore solcano tutt’oggi le grandi pianure e i deserti aridi nel cuore degli Stati Uniti. Solo che sono riservate ai turisti, alle famiglie in gita e ai curiosi giunti da molto lontano, come me… La ferrovia Durango-Silverton sembra uscita da un film: la stazione è in puro stile far west, il treno attraversa, sbuffando, scenari spettacolari. Non a caso questa linea ferroviaria appare spesso sul grande schermo. Nel 1882 serviva a trasportare minerali e minatori, oggi trasporta i turisti che possono permettersi questa escursione costosa ma molto affascinante – va da sé, io mi sono limitata a godere della vista di quella stupenda macchina dall’esterno – nel romanzo, invece, recupera la sua funzione originaria su idea di Dennis: trasportare materiali e soccorritori in maniera più rapida e su più grandi distanze. Lo dice lui stesso, approssimandosi a quel luogo straniante, nel quale ripone però immense speranze.

Durango era stata una cittadina ricca, graziosa e ridente; le descrizioni su siti e locandine ne elogiavano la «vocazione turistica». Nessuno l’avrebbe detto oggi percorrendo la lunga strada d’ingresso con l’asfalto divelto dalle piante e scavato dal ghiaccio e dalle piogge, tra case con i tetti sfondati e le finestre inesistenti. Ma la loro destinazione, l’obiettivo di quel viaggio, era chiara: la ferrovia storica che caratterizzava Durango era stata vista in funzione da vari testimoni, segno della presenza di una comunità organizzata. In cuor suo Dennis sperava di poter avere l’aiuto della popolazione per raggiungere luoghi più distanti, con cui commerciare per velocizzare soccorsi e ricostruzione.

Storicamente, infatti, il treno ha sempre segnato una linea di demarcazione tra un prima e un dopo, un passato e un futuro, grazie alla sua rapidità e alla sua efficienza.
Per chi ama questo mezzo di trasporto, la locomotiva a vapore è una vera gioia per gli occhi. Negli Stati Uniti ci sono parecchie linee servite da treni storici di questo tipo, che viaggiano su tratte dalla bellezza mozzafiato, ricche di suggestioni storiche e cinematografiche.
Nemmeno i superstiti della Grande Crisi, nel romanzo, sono immuni dal fascino della locomotiva.

Senza smontare da cavallo, Micheal si avvicinò alla locomotiva con gli occhi brillanti e golosi di un bambino. «Spettacolare!» scandì, bussando sul corpo di metallo luci- do di quella bestia dormiente. La accarezzò con la deferenza e l’ammirazione che si devono a un cavallo di razza. «Pensate che, quando ero piccolo, ci ho fatto anche un giro!»
«Schiacciato tra i turisti, immagino!»
«Già!» rise. «Sembra incredibile che ora questo treno sia in uso veramente.»

Il lettore è un gran sognatore | Once Upon A Time A Book |
Diario di un sogno | Il mondo di sopra
Il Bianco e il Nero. Emozioni di una musa | Rosypuntoevirgola

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Blogtour + Giveaway: “Ancients – Il Grande Freddo” di Luigi Viagrande – Estratto in Anteprima

Buongiorno miei dolci Lettori!
Lo so, lo so… in quest’ultimo periodo sono stata un po’ assente! Ma finalmente ho ritrovato quelle energie e quello spirito “d’avventura librosa” che negli ultimi mesi si era affievolito (per motivi non sempre librosi, ad essere sincera). Staccarsi un po’ da ciò che tanto si ama può essere un ottimo modo per capire quanto quel sentimento sia forte e coinvolgente, perchè — come disse Arthur Schopenhauer — “la lontananza rimpicciolisce gli oggetti all’occhio, li ingrandisce al pensiero” 😉
Quindi rieccoci, per un nuovo inizio all’insegna del tanto scrivere e parlare di libri!

Oggi diamo voce a un autore esordiente catanese, Luigi Viagrande, e al suo primo figlio d’inchiostro Ancients – Il Grande Freddo. Luigi mi ha gentilmente fornito una copia del romanzo, quindi ne sentirete un parere approfondito e dettagliato il prima possibile. In questa tappa conclusiva del suo tour di presentazione, invece, gustiamo in anteprima un particolare estratto della storia, spero vi piaccia ❤ Alla fine dell’estratto troverete il form per partecipare al giveaway, in palio una copia cartacea e un ebook del romanzo. Buona lettura!

Ancients
Il Grande Freddo


In un mondo devastato da un virus letale, Liam Cooper è un ragazzo di appena 27 anni che vive un’esistenza mediocre ma al riparo dal virus all’interno della città-cupola di Nuova Yermo. La sua vita cambierà quando il professor Graham, leader della congrega dei Sapienti, decide di trasferirlo nella prestigiosa Università di Pahrump, luogo dove si formano le menti che, in un futuro ancora distante e incerto, riusciranno a debellare il virus dalla faccia della terra. Per sempre. Qui Liam viene a conoscenza di una inquietante verità; il virus sta rapidamente conducendo il globo verso un tragico epilogo. Il processo non è irreversibile e Liam affronterà un viaggio crudele e pericoloso nell’estremo tentativo di salvare le poche persone ancora in vita. Conoscerà un mondo dominato dalla malvagità e dalla crudeltà dell’uomo e scoprirà che la verità è ancora più agghiacciante di quanto sembri. Fuori c’è ben altro, una realtà più oscura e terribile del virus stesso.

Titolo: Ancients – Il Grande Freddo
Autore: Luigi Viagrande
Prezzo: €0,99 ebook – €15,99 cartaceo
Pagine: 380
Pubblicazione: 4 novembre 2016
Editore: Self published

Estratto in Anteprima

«Spero che non dovrò farlo mai più.»
Così esordì Logan quando furono entrati.
Liam annuì e sorrise. A lui non era andata tanto meglio rispetto all’amico. «Dovrò comprare una cintura nuova», osservò notando i profondi solchi lasciati dai canini di Logan. L’unico che non uscì provato dalla procedura di decontaminazione fu Graham. Sembrava avesse sviluppato una sorta di immunità, come se il suo corpo fosse ormai troppo abituato per poter reagire. Era una benedizione e una condanna insieme, ipotizzò Liam. Come un drogato diventa assuefatto alla droga e non capisce mai quando è ora di smettere finché non ci rimane steso per un’overdose, così doveva essere difficile portare il nome di Arthur Graham, dover viaggiare così tanto, sempre a contatto con il virus. C’era da chiedersi quando il professore sarebbe crollato per un’overdose.
«Questa città è magnifica», esclamò Logan mentre si guardava attorno. Non era la polverosa Yermo, non c’erano camper condivisi con topi e insetti. C’erano case, e c’erano strade. C’era vita.
Lungo la strada si trovava una piccola costruzione di legno con un’insegna che ondeggiava dolcemente al vento. C’era scritto Bar. Liam si fermò non tanto per quello strano cartello ma perché dall’edificio proveniva un suono, qualcosa che aveva sentito solo dalla sua radio.
«Mio Dio!», esclamò affascinato. «È musica. È un pianoforte?», si informò.
Graham annuì.
Logan indicò il cartello. «Che cosa significa?»
«Significa, che se volete bere una birra e socializzare con i miei studenti, potete venire qui dopo il lavoro.»
Logan non sapeva cosa fosse un bar, e neppure Liam, ma c’era la musica ed era un posto allegro. E Logan non sapeva cosa fosse la birra, ma pensò che gli sarebbe piaciuta.


Il Giveaway

a Rafflecopter giveaway

Il Tour

1 – Universi Incantati – Estratto del libro
2 – Il Mondo di Sopra – Spin-off “Una Winston blu” pt. 1
3 – Peccati di Penna – Estratto del libro
4 – La Fenice Book – Spin-off “Una Winston blu” pt. 2
5 – Gli Scrittori della Porta Accanto – Estratto del libro
6 – My Secret Diary – Spin-off “Una Winston blu” pt. 3
7 – Il Flauto di Pan – Estratto del libro
8 – Il bosco dei sogni fantastici – Spin-off “Una Winston blu” pt. 4
9 – Chicchi di Pensieri – Estratto del libro
10 – La Lettrice Segreta – Estratto del libro

Mi raccomando, andate a dare un’occhiata alla pagina facebook dell’autore e al suo sito ufficiale. Buona fortuna per il giveaway e buona lettura 😉

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Blog Tour “Apostasia, Verità di vita e morte” di Marie Albes – Recensione

Buongiorno Lettori del mio cuore!
Oggi, come promesso, torna sul blog un tour che sono certa stuzzicherà la curiosità di molti. Parliamo infatti di Apostasia, Verità di vita e morte di Marie Albes, un nome che certamente non vi sarà nuovo se siete frequentatori assidui delle Parole Segrete dei Libri.
È, infatti, alquanto insolita la situazione in cui mi trovo ora, recensire un romanzo per la seconda volta (e di nuovo in occasione del suo blogtour). Non sono una patita delle riletture, ormai mi conoscete, ma quando Marie mi ha parlato della nuova veste con cui il suo Apostasia stava per mostrarsi a tutti voi ho deciso di accettare. In fondo, un romanzo che ti ha rubato il cuore al primo sguardo difficilmente deluderà ad un secondo incontro, non vi pare? 😉
Vi lascio quindi alla mia recensione, buona lettura ❤

Apostasia
Verità di vita e morte


Elena e Chiara: due donne, due destini diversi. Un comune amore. Elena è ribelle, incapace di accettare le regole che governano il mondo e soprattutto piena di passione per la vita. Chiara è invece una donna mite, piena di certezze e serenità, in grado di affrontare ogni cosa con un sorriso: sono ormai dieci anni che vive in un piccolo convento nelle campagne fiorentine, e la fede che l’ha spinta a prendere i voti sembra crescere come un fiore alla luce. Ma Elena non può capirla, non riesce proprio ad accettare quella restrizione monastica che piega le ali, per poi chiuderle in una scatola buia. Le due strade seguono il loro corso, finché un giorno l’arrivo di José Velasco – giovane spagnolo venuto in Italia per scoprire il segreto che tormenta la sua famiglia – incrocia la vita di Chiara portando turbamento. E così, attraverso indizi ormai persi nel tempo, insieme ripercorreranno il passato alla scoperta di una verità che potrebbe compromettere non solo i ricordi di José, ma soprattutto la certezza su cui radicava il mondo di Chiara. Nel frattempo l’estate scivola via, lasciando che i due giovani continuino a seguire il filo che li trascina, ormai incapaci di ignorare le rivelazioni che dovranno fronteggiare, ma allo stesso tempo impauriti da ciò che rappresenta qualcosa di più pericoloso di una semplice promessa religiosa. Ed Elena questo lo sa bene, però li osserva senza proferire parola: è convinta che il libero arbitrio esista, ma è di sicuro molto fragile.

Titolo: Apostasia, Verità di vita e morte
Autore: Marie Albes
Prezzo: €0,99 (fino al 31 gennaio) ebook – €11,44 cartaceo
Pagine: 473
Pubblicazione: 11 gennaio 2017
Editore: Self published

la-mia-recensione

L’amore è strano, difficile da capire, forse perché è così naturale, incontrollabile e soprattutto umano. E l’essere umano è strano di per sé.

Apostasia non è un romanzo facile. Parla d’amore, parla di famiglia, parla di scelte che ti cambiano la vita.
Parla di Chiara, una suora, e José, un viaggiatore dal bagaglio ricco di misteri. Parla del loro amore, proibito agli occhi del mondo, ma genuino e puro a quelli di Dio. Parla anche di Elena, alla ricerca disperata di libertà, e Miguel, un seminarista la cui gioia di vivere contagerebbe chiunque. Parla del loro amore, inaspettato come la neve in estate, disposto a fare qualunque cosa pur di non sciogliersi mai.
Parla di fede, di fiducia in ciò che dall’Alto dirige e influenza le nostre vite, e di quel conflitto che inevitabilmente si crea quando l’imperfezione della vita terrena si incontra e scontra con l’eterea purezza del divino e il Suo sguardo all’umanità.

«Cosa succede, Miguel?»
Lui tacque. «Allora?»
«Hai mai fatto un grosso errore, senza però esserne pentito?»
«Quanto grande?»
«Enorme, un errore gigante», si passò una mano tra i capelli.
«E non sei pentito.»
«Per niente, tutt’altro… vorrei ripeterlo non una, ma cento, mille volte.»
Michele arricciò il naso. «Questo non è buono.»
«Per niente. Sto impazzendo.»

Apostasia è tutto fuorché semplice. Ma è questa la cosa più bella: avventurarsi nelle dolci e spigolose venature della nostra esistenza attraverso le parole dell’autrice, senza preoccuparsi di quanto noioso, banale o ripetitivo il romanzo possa essere, perché non lo sarà mai, neppure un istante.
Ciò che il lettore fa è lasciarsi trasportare in uno spaccato di vita amaro, pieno di dolore, ma carico di speranze, per poi uscirne fuori rinato, più forte, pronto a cercare il bello della propria vita, anche quando è tutto buio e la luce sembra un ricordo sbiadito nel nulla.

Come potrebbe mai un sentimento meraviglioso come l’amore essere sgradito a Colui che di amore ci ha fatti? I giuramenti che facciamo e i voti a cui teniamo fede possono scioglersi in nome di questo sentimento? Quanto in là possiamo spingerci prima di cadere nel baratro? Tutti quesiti che l’autrice prova a risolvere attraverso le storie dei suoi protagonisti, ma l’unica risposta che conta può darla solo il lettore quando, girata l’ultima pagina, avrà vissuto quelle storie, ne sarà diventato parte.

Così appariva la giovane monaca, una figura nera in movimento, con il velo che ondeggiava dietro le spalle, indeciso se restare al suo posto o scivolare via, lasciando scoperti i morbidi capelli che si celavano sotto tutta quella stoffa. Correva innocente come una bambina, delicata come una farfalla che non aveva spiegato del tutto le ali, e soprattuto ignara di cosa l’aspettasse nel futuro imminente.

Apostasia mi aveva colpita già dalla sua prima edizione, per il delicato equilibrio con cui portava all’attenzione dei lettori delle tematiche importanti e complesse.
Le due storie che Marie Albes sceglie di intrecciare sono come micce pronte a esplodere da un momento all’altro. Eppure, per quanto ci si possa sforzare di “accendere un fiammifero”, le parole scelte con cura dall’autrice sono solo carezze, che fanno sorridere e asciugano lacrime. Ci ricordano che l’amore (quello vero) è più forte di qualunque cosa, del bigottismo, della cattiveria, del male, del silenzio, perfino della morte. La fede può rafforzarlo, così come ridurlo in briciole, se male indirizzata.
È l’amore, sia esso umano o divino, la vera forza e su quella dobbiamo fare affidamento per sopravvivere.

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