Blog Tour “L’inganno delle tenebre” di Jean-Christophe Grangé – Recensione

Buongiorno Lettori!
Come avevo annunciato qualche giorno fa, oggi parliamo ancora una volta di Jean-Christophe Grangé e della sua ultima pubblicazione qui in Italia, L’inganno delle tenebre.

Probabilmente lo avrete capito dalla precedente tappa che ho scritto, questa dualogia thriller mi totalmente stregato e non posso che consigliarla. Ma andiamo un po’ più nel dettaglio e vediamo cosa c’è da dire in proposito. Buona lettura ❤

L’inganno delle tenebre


Con fatica Erwan scende la scaletta dell’aereo che lo ha portato a Lubumbashi. Non riesce a respirare: la polvere gli si appiccica in gola. Rossa, come il sangue che impregna quella terra. Il sangue che l’Uomo Chiodo ha versato quarant’anni prima. E che ancora non ha smesso di scorrere.
Sulle tracce del diabolico serial killer, Erwan, comandante della prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, è ritornato in Congo, nel cuore della terra che ha fatto la fortuna della sua famiglia, i Morvan. Erwan e Grégoire, padre e figlio, sono determinati a mettere la parola fine alla spirale di tenebre che da decenni sembra perseguitarli e destinarli alla perdizione: ancora una volta passato e presente, lontano e vicino, si confondono in un incubo di macabri rituali e lugubri rivelazioni. Ma per Erwan scoprire la verità sull’Uomo Chiodo significa soprattutto fare luce sulla storia della propria famiglia e sulla sua stessa identità. Che cosa lega Grégoire alla morte della donna che per ultima, quarant’anni prima, ha conosciuto la follia omicida dell’Uomo Chiodo? Come ha fatto suo padre a fermarlo? Come si è arricchito? Chi è veramente? E mentre l’Africa rifiuta ostinatamente di appagare la sete di verità di Erwan, per la terza volta l’Uomo Chiodo ritorna a colpire, a migliaia di chilometri di distanza. In Francia. E questa volta il suo obiettivo è più chiaro che mai: sterminare i Morvan.

Dopo lo straordinario successo del Rituale del male, tradotto in trenta lingue e per settimane in testa alle classifiche dei bestseller, Jean-Christophe Grangé torna a ridare vita all’Uomo Chiodo, uno dei suoi personaggi insieme più inquietanti e avvincenti. E, questa volta, si tratta di una sfida senza via d’uscita. Dal cuore tenebroso dell’Africa fino alle piovose prospettive parigine, la lotta per la sopravvivenza dei Morvan è iniziata.

Titolo: Il Rituale del Male
Autore: Jean-Christophe Grangé
Prezzo: €19,90
Pagine: 704
Pubblicazione: 5 ottobre 2017
Editore: Garzanti

la-mia-recensione

Con sguardo febbrile, strinse istintivamente la borsa a sé con entrambe le mani. «Non le dirò altro», sibilò. «Per oggi può bastare.»
«Comunque il nostro tempo è finito.»
Sempre l’ultima parola. […] Avrebbe potuto aggiungere che la storia dell’Uomo Chiodo non era ancora finita del tutto, che la sua identità e i suoi moventi non erano stati completamente chiariti, che Erwan era andato in Africa per risolvere un mistero legato all’inchiesta. “Tieniti qualche colpo per il prossimo appuntamento.” Aveva già deciso di ricominciare la terapia.

Essere un membro della famiglia Morvan non è mai stato semplice.
Lo è ancora meno adesso, che Erwan è tornato in Africa in cerca di risposte.

Se qualche tempo prima la Francia era stata teatro delle atrocità del serial killer noto a tutti come l’Uomo Chiodo, ora è il Congo a fare da sfondo alla caccia del figlio maggiore di Grégoire Morvan. Una caccia alla verità, quella che per anni i suoi genitori gli hanno taciuto.
Un mistero avvolge la settima vittima di quarant’anni fa, Catherine Fontana: un’incongruenza temporale che scuote le certezze di Erwan sull’operato di suo padre, che all’epoca si occupava del caso. Se il principale sospettato (e successivamente condannato) Thierry Pharabot non era a Lontano la sera di quell’ennesimo brutale omicidio, chi aveva scelto di coprire le proprie tracce copiando il modus operandi del seriale?

Nessuno conosceva l’Uomo Chiodo come suo padre. Nessuno avrebbe potuto emulare quella folle mano meglio di lui. E se fosse stato proprio Grégoire Morvan? E perchè mai lo avrebbe fatto? Ecco i dubbi e le pericolose domande che si insinuano costantemente nei pensieri di Erwan.

Per qualche secondo si sforzò di ricordare il volto dell’Uomo Chiodo da quell’unica foto segnaletica: un viso angelico, l’aria timida, lo sguardo assente, troppo spento…

Grangé conclude la storia con un romanzo perfettamente all’altezza del primo. Intenso, crudo, disarmante, con la giusta carica di pathos e colpi di scena che catturano l’attenzione del lettore sin dalle primissime pagine. Così come Il rituale del male, anche L’inganno delle tenebre tocca le settecento pagine, ma in entrambi i casi si è talmente coinvolti nelle avventure dei Morvan che difficilmente si fa caso alla loro lunghezza. Lo stile di Grangè non appesantisce, nè stufa. Ogni pagina ha ragion d’essere, in un quadro complesso e brutale che a piccoli passi si compone sotto i nostri occhi vigili. La vita di tutti i personaggi compie un’interessante evoluzione dal primo al secondo volume, rendendo più varia e meno banale la lettura.

Questa dualogia sulla famiglia Morvan è sicuramente uno dei thriller più accattivanti che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni, perchè non si limita alla risoluzione di un mistero, ma scava a fondo in quello che è il più grande interrogativo dell’uomo, la vita stessa, che con le sue infinite ed intricate braccia ci pone davanti a situazioni inimmaginabili e ci lascia lì ad affrontarle, a volte disarmati e impreparati, altre con le giuste carte in mano da giocare.

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Review Party ~ “Dark Room – La camera oscura” di Jonathan Moore

Buongiorno Lettori!
Sono felicissima di prendere parte oggi al Review Party dedicato a Dark Room di Jonathan Moore. Non avevo mai letto nulla di questo autore e sono rimasta davvero colpita dal suo stile e dalle capacità narrative che ha dimostrato. Ci tengo a ringraziare di vero cuore la Leone Editore per avermi coinvolta in questa iniziativa ❤
Vi lascio alla recensione, buona lettura 💕

Dark Room
La camera oscura


L’ispettore Gavin Cain e il suo collega Grassley ricevono un video inquietante: un uomo, malato terminale di cancro, decide in punto di morte di confessare i suoi peccati e invita la polizia a esumare le spoglie di Christopher Hanley, un ragazzo morto nel 1985, per scoprire un terribile segreto. Quando il corpo sta per essere disseppellito, Cain viene riassegnato con la massima priorità a un altro caso: Harry Castelli, il sindaco di San Francisco, ha ricevuto una minacciosa lettera che lo invita a uccidersi per tenere celato uno scandalo legato al suo passato, con tanto di fotografie allegate che ritraggono una splendida ragazza incosciente e legata nuda a un letto. Il sindaco sostiene di ignorare chi sia la ragazza, ma Cain sospetta che gli stia nascondendo qualcosa e inizia a indagare sulla vita del primo cittadino. La caccia al ricattatore condurrà Cain in un intricato labirinto di segreti, che si dipana dietro l’apparente normalità dell’esistenza di Castelli e della sua famiglia.

Titolo: Dark Room – La camera oscura
Autore: Jonathan Moore
Prezzo: €14,90 cartaceo
Pagine: 416
Pubblicazione: 19 ottobre 2017
Editore: Leone Editore

la-mia-recensione

Il sindaco si sporse in avanti. Aveva l’aria esausta, ma quando parlò la sua voce risuonò profonda, ogni parola era come un affondo.
«Voglio essere assolutamente chiaro su un punto.»
«Sì.»
Castelli riprese di nuovo la busta, tenendola in mano senza aprirla.
«Io non so che cosa sia questo» disse Castelli. «E non ho nulla da nascondere.»
«Okay.»
«Siamo d’accordo?»
«Ho sentito» disse Cain.
Di norma, la prima cosa a uscire dalla bocca di un testimone era una bugia. Non era certo un buon inizio per il sindaco.

Click. Una fotografia.
Click. L’istante che si congela.
Click. Il momento che diventa eterno.
Click. Segreti silenti racchiusi in una mano.

Quattro foto, diapositive inquietanti, e in pochi istanti la vita del sindaco di San Francisco, Harry Castelli, sembra barcollare su un impalpabile filo sospeso senza alcuna protezione. È la paura a fare brutti scherzi: spinge la mente umana a cavallo fra presente e passato, in un turbinio di ricordi e tremori che non lascia scampo ad alcuna speranza sul futuro.

L’ispettore Gavin Cain, giunto finalmente a un punto di svolta per l’indagine su Chris Hanley che da molto tempo riempie le sue giornate, è costretto ad abbandonare il caso in favore di un personaggio di spicco, il Sindaco di San Francisco, coinvolto in un oscuro scherzo del destino.
Accusato da un anonimo “amico” di penna di aver ucciso la misteriosa ragazza protagonista delle diapositive allegate alla lettera, il primo cittadino viene invitato dall’autore al suicidio, come unica alternativa alla diffusione di altre fotografie e della verità sull’accaduto.

Sin dal loro primo incontro, le affermazioni del sindaco Castelli non convincono affatto Cain della sua innocenza. L’ispettore decide, quindi, di seguire il suo intuito, iniziando non solo a scoprire indizi e sconcertanti rivelazioni su Castelli e la sua famiglia, ma a collegare la storia della ragazza nelle fotografie con i corpi riesumati per il caso Hanley a cui stava precedentemente lavorando.

Jonathan Moore scrive un thriller classico, di stampo investigativo, e lo impreziosisce con una trama coinvolgente e mai noiosa, di grande impatto anche sui “divoratori seriali” del genere. Il ritmo è incalzante sin dalle prime pagine, e accompagna il lettore alla scoperta dei lati più instabili e pericolosi dell’animo umano. L’aspetto più affascinante è senza dubbio la molteplicità di trame e livelli di cui si compone Dark Room. L’autore sceglie non solo di presentarci due indagini parallele destinate ad incrociarsi in fase di ricerca, ma ne stratifica la lettura, affrontando con disinvoltura e naturalezza ogni aspetto della vita dei personaggi. Moore cede abilmente la lente d’ingrandimento al lettore, che di capitolo in capitolo coglie piccoli indizi e scene (magari innocue all’apparenza) che solo alla fine daranno vita al quadro completo.

Se cercate una lettura che possa tenervi incollati alle sue pagine fino alla fine, Dark Room non è lì per deludervi.

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L’Angolo delle Recensioni: La ladra di neve (D. Paige)

Ben ritrovati miei cari Lettori!
Abbiamo vissuto insieme un brutto periodo in cui non pubblicavo per settimane, mentre adesso riesco a scrivervi anche due volte al giorno… non potete neanche lontanamente immaginare quanto questo mi riempia il cuore di gioia! Ritorno sul blog per parlarvi di un romanzo uscito ieri per la DeA Planeta Libri, La ladra di neve di Danielle Paige.
Già famosa a livello internazionale per la sua serie Dorothy Must Die, affascinante retelling del celeberrimo romanzo Il mago di Oz di Baum, l’autrice americana sbarca in Italia con una nuova fiaba rivisitata, tingendola di romanticismo e crescita personale. Vi lascio alla recensione ❤

La ladra di neve


Snow vive nell’istituto psichiatrico di massima sicurezza di Whittaker da quando è solo una bambina. Ora ha sedici anni e un’unica certezza: lei non è pazza. È prigioniera. Lo sente nel suo cuore, nei suoi sogni, e ne è più che sicura quando guarda negli occhi Bale, il miglior compagno di sventure che le potesse capitare. Nel momento in cui Snow lo bacia, però, accade qualcosa di terribile: Bale cade in stato catatonico e scompare all’interno di uno specchio stregato. Senza di lui Snow non ha più certezze, né motivi per restare. Aiutata da un’amica, fugge dalla sua prigione. Più veloce che può, più lontano che può, oltre i cancelli dell’ospedale. Qui incontra Jagger, un ragazzo misterioso che promette di aiutarla a salvare Bale. Snow accetta di seguirlo e in quell’istante il mondo attorno a lei cambia. Sotto i suoi piedi il terreno si trasforma in ghiaccio, e tutto diventa neve e magia. Jagger l’ha portata ad Algid, un regno incantato sul cui trono siede un tiranno sanguinario. Così, in un mondo condannato a un eterno inverno, Snow si troverà a combattere per l’amore e la giustizia. Diventerà ladra, strega e spia, disposta a tutto pur di trovare una risposta alla domanda che più la spaventa: chi è lei davvero?

Titolo: La ladra di neve
Autore: Danielle Paige
Prezzo: €6,99 ebook – €14,90 cartaceo
Pagine: 437
Pubblicazione: 17 ottobre 2017
Editore: DeA Planeta Libri

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“A volte i primi baci risvegliano le principesse addormentate, annullano incantesimi e introducono il lieto fine. Il mio spezzò Bale”

È difficile vivere come Snow. Se da bambina voleva a tutti i costi attraversare la “porta magica” nascosta in uno specchio, adesso è rinchiusa in un istituto psichiatrico proprio a causa di questo episodio. È difficile vivere non avendo la più pallida idea di chi si è veramente, costretti dalle pillole a sotterrare la propria natura.
Snow vive così. Lontana da sua madre, lontana dalla normalità, lontana da Bale, un altro paziente dell’istituto, il suo primo amore, il suo primo bacio. Eppure quel bacio non era stato magico come qualunque diciassettenne si aspetterebbe.

Gli diedi una spintarella affettuosa.
«Ora ho capito che cosa sei» continuò, poi mi afferrò la mano e la strinse con un po’ troppa forza.
«Bale…» Qualcosa mi schioccò nel palmo e un dolore acuto corse su per il polso e il braccio. Lanciai un grido, ma lui continuava a fissarmi, la presa e lo sguardo improvvisamente freddi e inflessibili.
Per niente da principe.
Ci vollero tre infermieri per costringerlo a lasciarmi andare il polso, che in seguito seppi essersi rotto in due punti.

Non importava cosa fosse successo o perché Bale avesse reagito in quel modo. Lui era importante per Snow. E sarà proprio per lui che la nostra protagonista riuscirà a superare il muro di paure e debolezze che anni di pillole le avevano costruito attorno.

Dopo una serie di suggestive e assurde nottate, governate da sogni di uno strano ragazzo che la chiama Principessa e le dice di fuggire per raggiungere “l’Albero” che da sempre vedeva nei suoi incubi, quando Bale inspiegabilmente scompare  attraverso una porta-specchio (proprio come quella in cui Snow aveva creduto di poter entrare da bambina e che l’aveva imprigionata nell’istituto Whittaker) la giovane riesce davvero a scappare e a raggiungere l’innevato e gelido regno di Algid.

Rialzai nuovamente la testa e a un tratto davanti a me vidi il bosco, luminoso come in pieno giorno. Il che era impossibile, visto che era notte fonda. O lo era stata. Quello però non sembrava il bosco in cui mi trovavo fino a un secondo prima, e gli alberi che mi circondavano non erano normali… Erano alti, così alti che anche allungando il collo non riuscivo a vederne la cima. Ed erano azzurri, dell’azzurro pallido delle pervinche. Nonostante quel colore insolito, sembravano fatti di vero legno. Quello fu per me il primo indizio che non mi trovavo più a New York.

Non voglio raccontarvi di più della trama, né citarvi i personaggi e le atmosfere che incontreremo nel mondo di Algid. Ma vorrei fare alcune riflessioni sulle scelte applicate dall’autrice.

Ho apprezzato moltissimo il voler mescolare la famosa fiaba di Andersen La Regina delle Nevi, filone fantasy principale del romanzo, con altri riferimenti sparsi a grandi classici della letteratura per ragazzi, come Le cronache di Narnia o Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie. Lo stile ricalca quello della letteratura per i più giovani: semplice, lineare e di facile comprensione, con descrizioni tutt’altro che prolisse, ridotte a ciò che serve per creare visivamente setting e impianto narrativo.

È una storia pubblicizzata come YA, ma personalmente credo sarebbe meglio indirizzarla verso un target ancora più giovane. Le avventure di Snow, soprattutto nella seconda parte del romanzo in cui la lettura prende una piega decisamente romance, si lasciano apprezzare  molto più facilmente da un lettore giovane e con poca “esperienza”. Gli appassionati di fantasy più grandicelli e con numerosi romanzi alle spalle potrebbero rimanere delusi, dopo le premesse di una prima parte ricca di azione.

Sono fortemente incuriosita dal vedere se nel secondo (e credo anche conclusivo) romanzo della serie ci sarà una ripresa e una più forte spinta a livello di pathos e colpi di scena. Sarebbe il gran finale che la giovane Snow sicuramente merita.

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SPECIALE: George Saunders trionfa al Man Booker Prize 2017 con “Lincoln nel Bardo”

Buongiorno miei cari Lettori
Il mio radar dei vincitori ha fatto di nuovo centro: proprio come avevo scritto (e sperato fortemente) nell’articolo di ieri, è stato proprio George Saunders a vincere l’ambito Man Booker per il 2017 con il suo capolavoro Lincoln nel Bardo!

Alla presenza di Camilla, Duchessa di Cornovaglia, e della giuria d’eccellenza presieduta dalla Baronessa Lola Young (già docente di Studi Culturali presso la Middlesex University e Presidente della Greater London Authority), Saunders è diventato il secondo autore di nazionalità americana a vincere il più importante premio britannico per la letteratura contemporanea.

La Baronessa Lola Young ha elogiato Lincoln nel Bardo con parole di grande peso: “The form and style of this utterly original novel, reveals a witty, intelligent, and deeply moving narrative” (La forma e lo stile di questo originale romanzo rivelano una narrazione spiritosa, intelligente e profondamente commovente). Il libro è spiccato sugli altri cinque finalisti per l’innovazione stilistica, che a primo impatto può quasi destabilizzare il lettore, e la sua incredibile forza emotiva.

In una precedente intervista al TIME Magazine, Saunders aveva affermato che scrivere di Lincoln (mostro sacro per il popolo americano) non era mai stato nei suoi piani, ma la leggenda secondo cui il Presidente avesse lasciato tutti i suoi impegni politici alle porte della guerra di secessione pur di entrare nella cripta di suo figlio Willie e abbracciarlo un’ultima volta, lo aveva affascinato a tal punto che “I thought of the book as a way of trying to instil the same reaction I’d had all those years ago” (Ho pensato a questo libro come il tentativo di instillare la stessa reazione che ebbi io tanti anni fa).

Pubblicato in originale da Bloomsbury e portato in Italia da Feltrinelli, Lincoln nel Bardo rappresenta sicuramente un coraggioso e affascinante “salto nel vuoto” per letteratura odierna: strutturato quasi come un testo teatrale, con alternanza di voci e sentimenti, difficilmente lascia indifferente chi legge. Il mio più grande consiglio è di correre in libreria e divorarlo in una notte, proprio come sotto la luce di una sola luna è ambientata la storia dei due Lincoln.

 

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RECENSIONE IN ANTEPRIMA: Mirror, Mirror (C. Delevigne)

Buongiorno Lettori!
È con immenso piacere che vi porto oggi la recensione in anteprima del romanzo Mirror, Mirror scritto dalla famosissima modella e attrice Cara Delevigne. Ci tengo a ringraziare la DeA Planeta Libri per avermi permesso di leggere il romanzo con grande anticipo rispetto alla sua pubblicazione. Insieme a pochissime altre blogger, ho potuto immergermi nel debutto editoriale della celebre star, scoprendo un storia intensa e avvincente che non potete assolutamente perdere.

Il romanzo sarà disponibile in libreria a partire da domani 10 ottobre! Vi lascio alla mia recensione, buona lettura ❤

Mirror, Mirror

 

AMICI. AMANTI. VITTIME. TRADITORI.
QUANDO VI GUARDATE ALLO SPECCHIO CHE COSA VEDETE?

Niente è come sembra. La verità dello specchio è sempre capovolta.

Red, Leo, Naomi e Rose. Quattro ragazzi diversi ma uniti da un’unica passione: la musica. È stata la musica a renderli non solo una band, i Mirror Mirror, ma anche una famiglia. Inseparabili.
Almeno fino al giorno in cui Naomi è scomparsa nel nulla e la polizia l’ha ritrovata in condizioni disperate sulle rive del Tamigi.  Da quel momento niente è più stato come prima: uno specchio si è rotto e un pezzo si è perso per sempre nelle vite di Red, Leo e Rose. Perché Naomi era la più solare di tutti, l’amica migliore del mondo.
Ma in fondo al cuore nascondeva un segreto… Un segreto inconfessabile che nemmeno Red aveva fiutato e che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. E mentre Rose si abbandona agli eccessi e Leo si chiude in se stesso, Red non accetta il destino dell’amica: ha bisogno di sapere, di capire. Che cosa ha ridotto Naomi in quello stato? Può davvero trattarsi di un tentato suicidio come crede la polizia?
Per scoprire la verità Red dovrà trovare la forza di guardarsi allo specchio, conoscersi e imparare ad amarsi per quello che è. Perché, a volte, bisogna accettare che niente è ciò che sembra e che la realtà può essere capovolta.
L’esordio nella narrativa della top model e attrice di fama mondiale Cara Delevingne, un romanzo dal ritmo serrato e dal finale mozzafiato. Una storia potente, provocatoria e indimenticabile che parla di amicizia e identità, ma soprattutto dell’insolubile conflitto tra quello che si è e quello che si finge di essere.

Titolo: Mirror, Mirror
Autore: Cara Delevigne (con Rowan Coleman)
Prezzo: €16,90 cartaceo – 9,99 ebook
Pagine: 356
Pubblicazione: 10 ottobre 2017
Editore: DeA

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 Abbiamo continuato a cercarla noi, Naomi, a lungo, anche dopo che tutti avevano smesso. Abbiamo guardato ovunque.
Ma lei non era da nessuna parte.
L’unica cosa che abbiamo trovato erano i posti che frequentava.

Naomi è scomparsa.
Era già successo in passato, ma non come questa volta.
Mai così a lungo, mai senza poi tornare.
Red, Leo e Rose sono più preoccupati che mai. Loro, quel gruppo di amici che sfidava ogni regola e convenzione: così diversi, ma ormai legati e inseparabili. La musica come collante: la loro band, i Mirror Mirror, una vera famiglia su cui poter sempre contare.

Tutti credono che quella di Nai sia la solita bravata adolescenziale: andare via di casa senza dare notizie di sé non è cosa di cui preoccuparsi troppo per una come lei, abituata a farlo. Qualcosa finalmente cambia quando il corpo della ragazza, in fin di vita, viene trovato poco distante dal Westminster Bridge.

Qualcosa cambia, è vero, ma non quanto dovrebbe.
Saranno Red e la sorella di Naomi, Ashira, a sentir puzza di bruciato, più di chiunque altro.

La vita va avanti. Ma è una balla, perché la notte in cui Naomi è sparita ha premuto il tasto PAUSA per tutti noi. I giorni passano, e anche le settimane e le stagioni e qualsiasi altra cavolata, ma il resto no. Per niente. È come se vivessimo in apnea da otto settimane.

Per coloro che amiamo (o che crediamo di amare) siamo risposti a rischiare ogni cosa, a superare limiti che nessuno dovrebbe passare. Dove questo possa portarci, ma soprattutto dove porterà i protagonisti di questa storia lo lascio scoprire a voi.

Quando ho cominciato a leggere Mirror Mirror non ero sicura di cosa avrei trovato fra le sue pagine. Un YA come tanti altri? Uno psicodramma adolescenziale con poca profondità e tanti cliché? Un piatto tentativo della famosa Cara Delevigne di inserirsi nel panorama editoriale contemporaneo?

Avevo tanti dubbi, ma anche moltissime aspettative. E sono state proprio queste ultime a non rimanere deluse.

La Delevigne, in collaborazione con Rowan Coleman, tesse abilmente una storia intricata e complessa, che combina le più classiche problematiche adolescenziali ad un ben più difficile e doloroso mistero. Pagina dopo pagina, gli occhi di Red proiettano ogni istante nella mente del Lettore e le sue emozioni vanno lentamente a fondersi con le paure di chi, ormai rapito da Mirror Mirror, sente come proprie le vicende dei giovani protagonisti.

«Non mi importa da dove vengono le persone, di che colore hanno la pelle o quanti soldi hanno, se preferiscono i maschi o le femmine, o… o tutta quella merda. Perché le persone non possono essere persone e basta?»

Lo stile è asciutto, diretto e incisivo. Arriva con facilità e colpisce con veemenza, lasciandoci quasi tramortiti. È un libro che può affascinare tanto i giovani quanto gli adulti.

Mostra un quadro realistico (e, a tratti, molto difficile da digerire) di quanto l’adolescenza nell’oggi dei social, dell’apparenza prima di tutto e delle amicizie troppo spesso inconsistenti sia più complessa che mai. Crediamo di condividere la nostra persona sul web e di poter conoscere gli altri grazie a ciò che leggiamo online… ma in pochi colgono quanto sia filtrato e impoverito il reale quadro che rappresenta ognuno di noi.

Creare amicizie dovrebbe voler dire andare oltre quel velo digitale, approfondire e scoprire. E anche quando si è convinti di conoscere tutto dell’altra persona, allora quello è il momento di scavare ancora più a fondo, perché l’anima ha infinite camere ricche di tesori.

Imparare ad essere ciò che siamo davvero è la più ardua sfida dell’adolescenza. Crescere e maturare significa amarci nei nostri pregi e difetti, vivere in armonia con noi stessi (anche se il resto del mondo ci vede sbagliati) e scoprire che i sentimenti veri non hanno bisogno di sovrastrutture e respirano solo se lontani dalle catene dell’ipocrisia.

Specchio specchio delle mie brame, mostrami così come sono.
E lascia che tutti mi vedano. Solo io, senza maschere.
Perché è così che sono davvero la più bella di tutto il reame.

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L’Angolo delle Recensioni: L’Accademia di Anjur – Il numero Trentuno (F. Petroni)

Buongiorno Lettori del mio cuore!
Come sopravvivete a questo caldo infernale? Io a fatica, ma non demordo mai ❤ Torno sul blog dopo una lunga (e spero definitivamente archiviata) assenza per raccontarvi la mia ultima lettura: L’Accademia di Anjur – Il numero Trentuno di Federica Petroni. Portato in libreria dal super team de La Corte Editore, questo romanzo ci trasporta in un mondo lontano, saturo di magia e intrighi, dove la strada verso la pace è più incerta che mai.

L’Accademia di Anjur
Il numero Trentuno


L’Accademia di Anjur, la più grande e antica istituzione dello Stato, è arrivata a fare le selezioni nel piccolo paese dove vive Shani. Entrare in Accademia è un sogno di molti, ma solo pochi eletti possono accedervi. Inizialmente esclusa, Shani riuscirà invece a conquistare il suo posto nell’Accademia dopo aver scoperto, a sorpresa, di avere il Dono e poter controllare l’Archean. Shani lascerà così il suo paesino per entrare nell’Accademia e iniziare l’avventura più grande della sua vita. Ma all’Accademia le regole sono ferree e i pericoli sono tanti e Shani, che rischia di essere espulsa, verrà coinvolta in un complotto che rischia di portare alla guerra civile.
Di chi potrà fidarsi? Ma soprattutto, riuscirà proprio lei, così derisa da tutti, a fermare la guerra prima che inizi e a riguadagnarsi il suo posto all’Accademia per l’anno successivo?

Titolo: L’Accademia di Anjur – Il numero Trentuno
Autore: Federica Petroni
Prezzo: €5,99 ebook – €16,90 cartaceo
Pagine: 397
Pubblicazione: 15 giugno 2017
Editore: La Corte Editore

la-mia-recensione

Quante volte ci viene detto che non siamo abbastanza o all’altezza? Quante altre ci ritroviamo i bastoni fra le ruote e la strada sbarrata da chi non vuole il nostro successo? E se cadiamo, se ci fermiamo, siamo abbastanza forti da rialzarci più consapevoli e determinati di prima?
Sono queste le domande che L’Accademia di Anjur – Il numero Trentuno ha fatto scaturire nella mia mente. Martellanti e incisive, mi accompagnavano pagina dopo pagina, mentre la giovane Shani cambiava a piccoli passi le sorti del suo regno.

«Allora? Che volevano?» le chiese?
Shani passò lo sguardo sulla sua mano e poi sul suo viso. Improvvisamente non aveva più fame.
«Shani che ti prende?» domandò Valentia, avvicinandosi e posandole una mano sul braccio.
«Mi… mi hanno presa» rispose in un sussurro.
«Cosa? Non ho capito.»
Shani balbettò qualcos’altro prima di riuscire a mettere insieme la frase completa.
«Sono stata ammessa all’Accademia» buttò fuori a mezza voce.

Shaniara Teville viene da Fainort, un piccolo villaggio nella remota provincia di Falund, eppure è grande il destino che porta sulle spalle. Lo capiamo dal primo momento, quando stupisce la commissione dell’Accademia con il suo inaspettato Dono. La “montanara” che alle prime prove aveva fatto un disastro dopo l’altro, la ragazza da cui nessuno si sarebbe aspettato nulla, proprio lei porta un così raro gioiello nel cuore: la capacità di manipolare l’Archean. Sarà questo Dono a farla accedere di diritto all’Accademia di Anjour, la scuola (per archenomisti e non solo) fondata per chiunque aspiri ad un grande futuro.

Per Shani non sarà un’esperienza facile, così lontana dalla sua famiglia quando tante forze avverse si scagliano contro di lei (siano esse il gruppo di ricchi bulletti senza scrupoli o i più oscuri intrighi di potere che il Regno abbia mai visto). Le prove da affrontare avranno un grnde peso per la giovane Archenomista, ma essere forti d’animo vuol dire non lasciarsi spezzare dalle intemperie. E se hai alle spalle amici che ti sostengono da vicino, fin quasi a rischiare la vita, allora tutte le carte per vincere sono nelle tue mani.

Il vento prese a soffiare con meno intensità e il mantello la strattonò con meno forza. Guardò in basso, sulla superficie dell’acqua a pochi metri sotto di loro. Immobile.
Un fiotto caldo le scivolò dal naso, scorrendo sulle labbra e sul collo. Poi le dita che la tenevano si allentarono, mentre la sua mente perdeva lucidità e precipitarono nell’acqua che si chiuse su di loro in un abbraccio gelido e scuro.

Suspance, colpi di scena, inaspettati incontri e sentimenti importanti: la storia di Shani regala al lettore un’avventura dal multiforme aspetto, adatta a chi cerca legami sinceri di affetto, respiri e battiti mancati, sguardi intensi e corse contro il tempo.

Ho apprezzato molto questo primo libro di Federica Petroni, dallo stile forse ancora un pelo acerbo, ma che di pagina in pagina respira e acquisisce maggiore scioltezza e magnetismo. Il cast di personaggi è senza dubbio il punto di forza del romanzo, perché dona alla protagonista, di conseguenza alla storia intera, un ampio spettro d’azione. Amicizia, avventura e un pizzico di romanticismo danzano nel teatro della guerra, dove giochi politici, sotterfugi e tradimenti si intrecciano lontano dal sole.

Il finale non lascia dubbio sul potenziale che la storia di Shani possa avere nei prossimi capitoli della saga. A noi lettori non resta che aspettare con occhi curiosi e dita incrociate.

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L’Angolo delle Recensioni: L’universo nei tuoi occhi (J. Niven)

Buongiorno miei dolci Lettori!
Oggi parliamo di un romanzo abbastanza chiacchierato online sin dalla sua pubblicazione in lingua originale: L’universo nei tuoi occhi di Jennifer Niven. Già conosciuta al pubblico per All the bright places (tradotto in italiano come Raccontami di un giorno perfetto), la Niven sceglie ancora una volta di addentrarsi in un oscuro angolo dell’esistenza umana, il bullismo.
Quando ho la possibilità di leggere romanzi su questo tema cerco sempre di farlo. È troppo importante capirne sempre di più, anche se solo da un libro di narrativa. Vi lascio ai miei pensieri in merito, buona lettura ❤

L’universo nei tuoi occhi


Affascinante. Divertente. Distaccato. Ecco le tre parole d’ordine di Jack Masselin, diciassette anni e un segreto ben custodito: Jack non riesce a riconoscere il volto delle persone. Nemmeno quello dei suoi genitori, o quello dei suoi fratelli. Per questo si è dovuto impegnare molto per diventare Mister Popolarità. Si è esercitato per anni nell’impossibile arte di conoscere tutti senza conoscere davvero nessuno, di farsi amare senza amare a propria volta. E finora è riuscito a cavarsela. Ma le cose prendono una piega inaspettata quando Jack vede per la prima volta Libby. Libby che non è come le altre ragazze. Libby che porta addosso tutto il peso dell’universo: un passato difficile e tanti, troppi chili per poter essere accettata dai suoi compagni di scuola. Un giorno, per non sfigurare davanti agli amici, Jack prende di mira Libby in un gioco crudele, che spedisce entrambi in presidenza. Libby però non è il tipo che si lascia umiliare, e il suo incontro con Jack diventa presto uno scontro. Al mondo non esistono due caratteri più diversi dei loro. Eppure… più Jack e Libby si conoscono, meno si sentono soli. Perché ci sono persone che hanno il potere di cambiare tutto. Anche una vita intera.
Dopo il clamoroso successo di Raccontami di un giorno perfetto, Jennifer Niven torna con un nuovo, straordinario romanzo che parla del potere salvifico dell’amore e del momento magico in cui incontriamo qualcuno capace di vederci – e di accettarci – per come siamo: imperfetti, fragili, veri.

Titolo: Il fabbricante di giocattoli
Autore: Jennifer Niven
Prezzo: €6,99 ebook – €14,90 cartaceo
Pagine: 416
Pubblicazione: 21 marzo 2017
Editore: DEA

la-mia-recensione

A chiunque leggerà questo libro:
Tu non sei un mostro.
Sei desiderato.
Sei indispensabile.
Sei unico e irripetibile.
Non aver paura di uscire dal castello.
Il mondo è un posto meraviglioso.

Diversità.
Una parola che divide dal resto del mondo. Una di quelle che fa paura. C’è chi maschera la propria diversità, chi la zittisce per adeguarsi agli altri. Come Jack. C’è, invece, chi questo proprio non può farlo. Come Libby.

Jack Masselin senza ombra di dubbio è uno dei ragazzi più popolari della scuola, ma dietro il suo sguardo deciso e forte si nasconde un grande mistero che nessuno conosce, neppure la sua famiglia: è affetto da prosopagnosia, non riconosce i volti delle persone. Chiunque si trovi a passargli davanti è un perfetto sconosciuto, sempre.
Libby Strout è la nuova arrivata. Non ha messo piede in una scuola pubblica per anni. O meglio, non ha messo il naso fuori di casa per molto, moltissimo tempo. Non perché fosse costretta da qualche insensato genitore a restare imprigionata fra quattro mura. Lei si era imprigionata nel suo stesso corpo, tanto da non potersi più muovere per il troppo peso, tanto da finire in tv come fenomeno da baraccone mentre una gru la tirava fuori da un buco nel tetto.

Probabilmente le vite di questi due giovani non si sarebbero mai incrociate. Cosa potrebbero mai avere in comune la sfigata e il bello, la grassona e l’atletico? In verità sono queste sciocche e vuote definizioni ad unirli, quel velo di cattiveria che spesso tocca le labbra degli adolescenti e li trasforma in bulli senza cuore. Una scommessa, una “cavalcata in groppa alla cicciona di turno” ed ecco che i due ragazzi si ritrovano faccia a faccia. Se la reciproca diffidenza si trasformerà in una dolce conoscenza lo lascio scoprire a voi lettori.

E a tutte le altre dico: siete desiderate e desiderabili. Grasse e magre, alte e basse, carine o bruttine, estroverse o timide. Non permettete a nessuno di sostenere il contrario. Nemmeno a voi stesse. Soprattutto a voi stesse.

La narrazione con il doppio punto di vista permette al lettore di esplorare a pieno le vite dei protagonisti, addentrandosi nei loro segreti, in quei desideri mai espressi, nei meravigliosi sogni che vorrebbero realizzare. Ho preferito sicuramente la voce di Jack, più vera e in linea con il suo personaggio, a quella di Libby, a tratti troppo sopra le righe pur di passare a tutti i costi un messaggio che, per quanto mi riguarda, non necessitava di ulteriori sottolineature. Spesso, quando si scrive un romanzo con la volontà di lasciare una determinata traccia nel cuore del lettore, si tende ad esagerare: le carezze più belle sono quelle che arrivano fra una pagina e l’altra senza neppure accorgersi che ci siano.

Quella scritta da Jennifer Niven è una storia a tratti difficile da digerire perché profuma di speranza, ma anche di irrealtà. Da ragazza che non troppi anni fa passeggiava ogni mattina fra i corridoi del liceo, trovo alquanto difficile (forse per esperienza personale) pensare che i ragazzini sappiano andare oltre l’aspetto esteriore e riescano a cogliere la profondità dell’animo umano. Forse vorrebbero, ma a diciassette anni è nettamente più facile unirsi alla massa, stare dalla parte dei “forti” e ridere di chi non ha altrettanti amici o “non è abbastanza” per entrare nel loro giro.
Romanzi come L’universo nei tuoi occhi dovrebbero essere letti da qualunque studente (e non solo) perché mostrano ciò che tutti noi indistintamente siamo: DIVERSI. Ognuno ha qualcosa che lo rende speciale, che lo distingue dall’altro. Spesso tendiamo a vederla come una debolezza, ma questo è il più grande torto che potremmo mai farci. Se solo imparassimo ad apprezzarci davvero, riusciremmo certamente a vivere meglio, con noi stessi e con gli altri. Sorridiamo per noi, tutto il resto verrà da sè 😉

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#2017ReadingChallenge – Primo Recap

Buongiorno miei dolci Lettori!
Ebbene sì, finalmente è arrivato il tanto atteso recap dei primi tre mesi della Challenge! Ma davvero è già volato via così tanto tempo dall’inizio del 2017? Quasi faccio fatica a pensarci… ❤ Quest’anno si è già rivelato estremamente diverso da ciò che avevo in mente: non necessariamente più brutto (o più bello), sia chiaro, ma diverso quello è sicuro. Ma ora basta perdersi in chicchiere e passiamo ai libri, veri protagonisti della giornata di oggi 😀

In generale posso ritenermi abbastanza soddisfatta, anche se speravo di leggere un pelino in più. Il problema è che siamo sempre pronti a fare, a sorridere e a divertirci, ma alle sorprese (soprattutto a quelle non esattamente belle) dobbiamo, per norma ontologica, arrivare impreparati. Quindi – volgendo per un istante lo sguardo ai mesi passati – gennaio mi ha “regalato” un peso al cuore che ha faticato un po’ ad andare via, febbraio è stato ricco di novità e nuovi inizi, mentre marzo ha deciso di rompere un pochino le scatole con vari problemi (come, giusto per dirne uno, dover spedire in assistenza il mio ereader… una disperazione infinita!!!).

Arrivo quindi al primo recap con 8/40 challenge completate (più due romanzi fuori challenge e due attualmente in lettura). Forse poco rispetto ai piani iniziali, ma tanto se ripenso alle settimane che insieme a voi sto salutando. Passiamo a vedere quali punti ho completato e con che volumi:

#2017ReadingChallenge

Gennaio – Febbraio – Marzo

Throne of Glass
(Sarah J. Maas)

Challenge n°4 → Il primo libro acquistato quest’anno

Voto: ★ ★ ★ ★ ★ /5*


L’universo nei tuoi occhi
(Jennifer Niven)

Challenge n°5 → Un libro con il colore rosso in copertina

Voto: ★ ★ ★  e mezzo /5*


Ritratto di dama
(Giorgia Penzo)

Challenge n°6→ Un libro lungo al massimo 150 pagine

Voto: ★ ★ ★ ★ ★ /5*


Apostasia – Verità di vita e morte
(Sarah J. Maas)

Challenge n°8 → Un libro scritto da una autrice di sesso femminile

Voto: ★ ★ ★ ★  e mezzo/5*


Vampire Academy
(Richelle Mead)

Challenge n°12 → Un libro molto famoso che, però, non hai mai letto

Voto: ★ ★ ★ /5*


The Assassin’s Blade
(Sarah J. Maas)

Challenge n°27 → Una raccolta di racconti (o una raccolta di novelle)

Voto: ★ ★ ★ ★ ★ /5*


Il fabbricante di giocattoli
(Liam Pieper)

Challenge n°36 → Ul libro ambientato durante una delle due guerre mondiali

Voto: ★ ★ ★  e mezzo /5*


The Invasion of the Tearling
(Erika Johansen)

Challenge n°37 → Un libro il cui titolo supera le 15 lettere

Voto: ★ ★ ★ ★ ★ /5*


Nei prossimi giorni uscirà sul mio canale youtube (se ancora non vi siete iscritti, fatelo ❤) un video un po’ più dettagliato, dedicato ovviamente al primo trimestre della challenge. Vi aspetto anche lì per chiacchierare di libri 😉

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L’Angolo delle Recensioni: Il fabbricante di giocattoli (L. Pieper)

Buongiorno Lettori!
Sin da bambina ho imparato a non dimenticare ciò che mi viene insegnato. Costruire a piccoli passi la propria conoscenza non significa dimenticare il vecchio per dare spazio al nuovo, ma far crescere ciò che prima era solo un piccolo seme, guardando agli errori di ieri per non commetterli domani. L’uomo non è proprio famoso per la sua intelligenza, se dobbiamo dirla tutta… ha sbagliato, sbaglia e continua costantemente a sbagliare. Ma ci auguriamo che atrocità come quelle che ricordiamo oggi 27 gennaio, nella Giornata della Memoria, non si ripetano mai più.

La recensione di oggi si unisce ad un bellissimo percorso letterario e cinematografico che potrete seguire cliccando sui blog che trovate qui sotto. A me il piacere (un po’ particolare, a dirla tutta) di parlarvi di una delle ultime novità della BookMe DeAgostini, Il fabbricante di giocattoli dello scrittore australiano Liam Pieper. Vi auguro una buona lettura ❤


|| Bookish Girls || Diario di una Lettrice Sognatrice ||
|| A thousand lives || Un angelo caduto || Il Mondo Di Sopra ||
|| Every Book has its story || Il Mondo oltre un libro ||

Il fabbricante di giocattoli


“Lasciate che vi racconti una storia su mio nonno…” è la frase con cui Adam Kulakov, proprietario di una grande fabbrica di giocattoli a Melbourne, ama aprire i suoi discorsi ufficiali. E pazienza se il suo stile di vita di seduttore e bugiardo incallito non ricalca propriamente i valori incarnati dal nobile patriarca. Sì, perché suo nonno Arkady – eroe scampato ai campi di sterminio nazisti, fondatore dell’impresa di famiglia e colonna della società – ha davvero una storia eccezionale alle spalle: quella di un uomo che, sprofondato nel male più assoluto, scopre la sua vocazione costruendo giocattoli di fortuna per i bambini di Auschwitz, e così facendo trova la forza di non soccombere. Ma nulla è come sembra in questo romanzo fatto di ombre e colpi di scena. “Il fabbricante di gioccatoli” è la storia di un segreto inconfessabile…

Titolo: Il fabbricante di giocattoli
Autore: Liam Pieper
Prezzo: €7,99 ebook – €14,90 cartaceo
Pagine: 320
Pubblicazione: 17 gennaio 2017
Editore: BookMe

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Neppure la ricordo l’ultima volta in cui ho avuto così tante difficoltà nel buttar giù una recensione. La scrittura è fatta per trasmettere emozioni e mi ripropongo ogni volta di lasciarvi a parole almeno un briciolo di ciò che le pagine di un romanzo mi hanno dato.

Solo che oggi non ci riesco.

Sento un gigantesco macigno che mi porta sempre più in basso, che mi strappa via con forza l’ultima bolla d’ossigeno che ho in corpo… annegare nel buio di un’amara consapevolezza è difficile in un libro come nella vita reale. E di reale nel romanzo di Liam Pieper c’è così tanto da distruggerci dentro tassello dopo tassello, pagina dopo pagina.

Quando si parla di Shoah, di campi di concentramento, di quegli orrori che hanno marchiato a fuoco la storia dell’umanità, la desolazione che resta nell’anima è disarmante, in qualunque caso. Ma Il fabbricante di giocattoli sceglie di cancellare il sorriso del lettore ancora un po’ più a lungo, raccontando due vite parallele, indissolubilmente legate l’una all’altra, mentre il tempo scorre in rintocchi veloci, scandendo ogni istante di crudeltà possibile.

Non vi mentirò dicendo che è un brutto romanzo, perché non lo è. Pieper è un narratore eccellente, abile nel mostrare in modo vivido e senza filtri ciò che in apparenza è solo parole nere su carta bianca. Forse un tantino spietato per i miei gusti, ma (presupponendo che l’intento fosse esattamente quello) non posso biasimarlo o incolparlo per questo.

Arkady e Adam Kulakov sono nonno e nipote. A loro è affidato il timone della storia, insieme a Tess, la moglie del più giovane. Fra i ricordi del nonno, uscito vivo dalle porte di Auschwitz, e i continui errori del nipote nel suo presente in bilico, Pieper intesse una storia cruda, ruvida, che graffia e brucia sulla pelle.
Ci mostra il lato più oscuro dell’animo umano, ce lo sbatte in faccia a suon di schiaffi, ci ricorda quanto di orribile alberga in noi, latente, pronto a uscire fuori, a trasformarci in ciò che mai vorremmo vedere allo specchio.

E in quel minuscolo, infinitesimale momento in cui speri di vedere un briciolo di bellezza, di buono, ecco che il sogno crolla. Veniamo catapultati in mezzo a tutto ciò che ogni giorno ci circonda, come se non fosse già abbastanza reale: eccola lì, in bella mostra ancora una volta, la certezza che non vanno necessariamente avanti gli “eroi” e non sempre il Bene trionfa, ma spesso la vita erige templi d’oro in onore di ciò che è marcio e privo di valore, perchè troppo impegnata a fare, fare e fare prima di accorgersi di ciò che (con un po’ di attenzione) avrebbe chiaro davanti agli occhi.

Leggete Il fabbricante di giocattoli se volete capire fino in fondo quanto l’uomo sia stato capace di atrocità senza limiti e quanto la stupidità possa tutt’oggi fare male, nelle cose più piccole come nelle più grandi.
Leggetelo e ricordatevi che ahimè siamo anche questo, ma basta un attimo per cambiare le cose.
Basta aprire gli occhi e non dimenticare mai.

Blog Tour “Apostasia, Verità di vita e morte” di Marie Albes – Recensione

Buongiorno Lettori del mio cuore!
Oggi, come promesso, torna sul blog un tour che sono certa stuzzicherà la curiosità di molti. Parliamo infatti di Apostasia, Verità di vita e morte di Marie Albes, un nome che certamente non vi sarà nuovo se siete frequentatori assidui delle Parole Segrete dei Libri.
È, infatti, alquanto insolita la situazione in cui mi trovo ora, recensire un romanzo per la seconda volta (e di nuovo in occasione del suo blogtour). Non sono una patita delle riletture, ormai mi conoscete, ma quando Marie mi ha parlato della nuova veste con cui il suo Apostasia stava per mostrarsi a tutti voi ho deciso di accettare. In fondo, un romanzo che ti ha rubato il cuore al primo sguardo difficilmente deluderà ad un secondo incontro, non vi pare? 😉
Vi lascio quindi alla mia recensione, buona lettura ❤

Apostasia
Verità di vita e morte


Elena e Chiara: due donne, due destini diversi. Un comune amore. Elena è ribelle, incapace di accettare le regole che governano il mondo e soprattutto piena di passione per la vita. Chiara è invece una donna mite, piena di certezze e serenità, in grado di affrontare ogni cosa con un sorriso: sono ormai dieci anni che vive in un piccolo convento nelle campagne fiorentine, e la fede che l’ha spinta a prendere i voti sembra crescere come un fiore alla luce. Ma Elena non può capirla, non riesce proprio ad accettare quella restrizione monastica che piega le ali, per poi chiuderle in una scatola buia. Le due strade seguono il loro corso, finché un giorno l’arrivo di José Velasco – giovane spagnolo venuto in Italia per scoprire il segreto che tormenta la sua famiglia – incrocia la vita di Chiara portando turbamento. E così, attraverso indizi ormai persi nel tempo, insieme ripercorreranno il passato alla scoperta di una verità che potrebbe compromettere non solo i ricordi di José, ma soprattutto la certezza su cui radicava il mondo di Chiara. Nel frattempo l’estate scivola via, lasciando che i due giovani continuino a seguire il filo che li trascina, ormai incapaci di ignorare le rivelazioni che dovranno fronteggiare, ma allo stesso tempo impauriti da ciò che rappresenta qualcosa di più pericoloso di una semplice promessa religiosa. Ed Elena questo lo sa bene, però li osserva senza proferire parola: è convinta che il libero arbitrio esista, ma è di sicuro molto fragile.

Titolo: Apostasia, Verità di vita e morte
Autore: Marie Albes
Prezzo: €0,99 (fino al 31 gennaio) ebook – €11,44 cartaceo
Pagine: 473
Pubblicazione: 11 gennaio 2017
Editore: Self published

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L’amore è strano, difficile da capire, forse perché è così naturale, incontrollabile e soprattutto umano. E l’essere umano è strano di per sé.

Apostasia non è un romanzo facile. Parla d’amore, parla di famiglia, parla di scelte che ti cambiano la vita.
Parla di Chiara, una suora, e José, un viaggiatore dal bagaglio ricco di misteri. Parla del loro amore, proibito agli occhi del mondo, ma genuino e puro a quelli di Dio. Parla anche di Elena, alla ricerca disperata di libertà, e Miguel, un seminarista la cui gioia di vivere contagerebbe chiunque. Parla del loro amore, inaspettato come la neve in estate, disposto a fare qualunque cosa pur di non sciogliersi mai.
Parla di fede, di fiducia in ciò che dall’Alto dirige e influenza le nostre vite, e di quel conflitto che inevitabilmente si crea quando l’imperfezione della vita terrena si incontra e scontra con l’eterea purezza del divino e il Suo sguardo all’umanità.

«Cosa succede, Miguel?»
Lui tacque. «Allora?»
«Hai mai fatto un grosso errore, senza però esserne pentito?»
«Quanto grande?»
«Enorme, un errore gigante», si passò una mano tra i capelli.
«E non sei pentito.»
«Per niente, tutt’altro… vorrei ripeterlo non una, ma cento, mille volte.»
Michele arricciò il naso. «Questo non è buono.»
«Per niente. Sto impazzendo.»

Apostasia è tutto fuorché semplice. Ma è questa la cosa più bella: avventurarsi nelle dolci e spigolose venature della nostra esistenza attraverso le parole dell’autrice, senza preoccuparsi di quanto noioso, banale o ripetitivo il romanzo possa essere, perché non lo sarà mai, neppure un istante.
Ciò che il lettore fa è lasciarsi trasportare in uno spaccato di vita amaro, pieno di dolore, ma carico di speranze, per poi uscirne fuori rinato, più forte, pronto a cercare il bello della propria vita, anche quando è tutto buio e la luce sembra un ricordo sbiadito nel nulla.

Come potrebbe mai un sentimento meraviglioso come l’amore essere sgradito a Colui che di amore ci ha fatti? I giuramenti che facciamo e i voti a cui teniamo fede possono scioglersi in nome di questo sentimento? Quanto in là possiamo spingerci prima di cadere nel baratro? Tutti quesiti che l’autrice prova a risolvere attraverso le storie dei suoi protagonisti, ma l’unica risposta che conta può darla solo il lettore quando, girata l’ultima pagina, avrà vissuto quelle storie, ne sarà diventato parte.

Così appariva la giovane monaca, una figura nera in movimento, con il velo che ondeggiava dietro le spalle, indeciso se restare al suo posto o scivolare via, lasciando scoperti i morbidi capelli che si celavano sotto tutta quella stoffa. Correva innocente come una bambina, delicata come una farfalla che non aveva spiegato del tutto le ali, e soprattuto ignara di cosa l’aspettasse nel futuro imminente.

Apostasia mi aveva colpita già dalla sua prima edizione, per il delicato equilibrio con cui portava all’attenzione dei lettori delle tematiche importanti e complesse.
Le due storie che Marie Albes sceglie di intrecciare sono come micce pronte a esplodere da un momento all’altro. Eppure, per quanto ci si possa sforzare di “accendere un fiammifero”, le parole scelte con cura dall’autrice sono solo carezze, che fanno sorridere e asciugano lacrime. Ci ricordano che l’amore (quello vero) è più forte di qualunque cosa, del bigottismo, della cattiveria, del male, del silenzio, perfino della morte. La fede può rafforzarlo, così come ridurlo in briciole, se male indirizzata.
È l’amore, sia esso umano o divino, la vera forza e su quella dobbiamo fare affidamento per sopravvivere.

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