Blog Tour “Il Rituale del Male” di Jean-Christophe Grangé – Audiolettura

Buongiorno miei dolci Lettori!
Benvenuti alla quattordicesima tappa del blogtour di Il Rituale del Male, il nuovo romanzo dello scrittore francese Jean-Christophe Grangé. Parliamo di un thriller dalle forti sfumature noir che di certo non lascia indifferente il lettore: un romanzo che scuote dall’interno, in un viaggio tra passato e presente dove tutto è incerto e la paura di sprofondare nel più oscuro baratro è sempre dietro l’angolo.

Alla mia voce si affida una parte del decimo capitolo, una lettura che spero possa accendere la vostra curiosità e mostrarvi un piccolo sneak peek del singolare protagonista Erwan Morvan, comandante della Omicidi di Parigi. Buon ascolto ❤

Il Rituale del Male


L’aria è malvagia sull’isola di Sirling, al largo della costa bretone. Un’aria salmastra, appiccicosa, in cui l’odore del mare si mescola alle immagini di un macabro rituale, al ricordo di un uomo, uno spietato serial killer dalla firma inconfondibile. L’Uomo Chiodo, però, ha smesso di colpire da più di quarant’anni. Nel 1971. A Lontano, nel cuore del Congo. Ma i segni di quei terribili omicidi emergono ora dal limbo del tempo in una base militare di fulgida tradizione. Il corpo di un giovane cadetto, dilaniato da un’esplosione, viene ritrovato all’interno di un bunker. I rilievi del medico legale non lasciano dubbi: il corpo è stato trafitto da centinaia di chiodi arrugginiti, gli organi asportati, gli arti orrendamente mutilati. A occuparsi del caso, stranamente, non è la polizia militare, ma la prestigiosa squadra Omicidi di Parigi, guidata dal comandante Erwan Morvan. Erwan è figlio di quel Grégoire Morvan che, proprio a Lontano, aveva messo fine alla scia di sangue dell’Uomo Chiodo, quello che sulle risorse minerarie del Congo ha costruito la propria fortuna e che ora, da una posizione defilata, comanda le leve della polizia francese. E mentre le vittime si moltiplicano e gli indizi si fanno via via più evanescenti, il fantasma dell’Uomo Chiodo torna a braccare i Morvan e a scuotere dalle fondamenta il buon nome di una famiglia in apparenza inattaccabile. Ben presto l’indagine costringe Erwan sulle tracce delle più oscure gesta di suo padre in Africa, trasformandosi in una sfida che oltrepassa le leggi dello spazio e del tempo, in cui nessuno è senza colpa e nessuno conosce la verità. Una corsa sfrenata per salvare chi ama, che condurrà Erwan lontano dalla Francia, nel cuore del Congo oscuro e sanguinoso che ha tenuto a battesimo la sua stessa esistenza.

Titolo: Il Rituale del Male
Autore: Jean-Christophe Grangé
Prezzo: €19,90
Pagine: 751
Pubblicazione: 20 ottobre 2016
Editore: Garzanti

Audiolettura

Il Tour

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#2017ReadingChallenge

Buongiorno Lettori!
Oggi sono super felice e onorata di presentarvi finalmente la prima Reading Challenge Annuale del nostro angolino letterario ❤ questo progetto è nato in collaborazione con Rebecca, la founder del blog Diario di una Lettrice Sognatrice e prevede la lettura nel corso del 2017 di romanzi/graphic novel/manga/racconti/non fiction (in pratica qualunque cosa vogliate) aderenti alle varie categorie che abbiamo selezionato insieme. Tranquilli, le tipologie scelte sono semplici e molto ampie, facilmente collegabili a un’infinità di libri…

Qualche piccola regola per organizzare l’evento nel corso dell’anno 😉

Iscriversi ai blog organizzatori della challenge
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Un gesto dolce (senza olio di palma) per fare gruppo e tenerci compagnia durante l’anno
Le Parole Segrete dei Libri || Diario di una Lettrice Sognatrice

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Cerchiamo di diffondere il più possibile il progetto… più siamo, meglio è!

Fare un post/video/foto di aggiornamento ogni tre mesi
con l’hashtag #2017ReadingChallenge
Condividere le nostre letture è l’aspetto più bello e divertente della Challenge 

Com’è logico che sia, non dovete stilare una TBR sin dall’inizio, ma comunicherete nel corso dell’anno quali letture hanno completato i vari punti negli aggiornamenti. Non è obbligatorio completare tutte le challenge, leggere deve essere un piacere, non scatenare il panico!!!
Ma ora *rullo di tamburi* le challenge da completare nel corso del 2017. Per qualunque domanda non esitate a scrivere un commento qui sotto o sul gruppo facebook 😀

Buone letture a tutti!

Speciale MAN BOOKER PRIZE 2016 – Paul Beatty vince con “Lo Schiavista”

Buongiorno miei dolci Lettori!
È proprio vero, con i premi letterari non sai mai quanto puoi rimanere sorpreso… con mio grande piacere ieri, in diretta su BBC News, ho visto trionfare al Man Booker Prize Paul Beatty e il suo romanzo The Sellout (tradotto in Italia da Fazi con il titolo Lo Schiavista). È stata una vittoria assolutamente inaspettata, tanto per noi lettori quanto per l’autore stesso che, in preda ad una grande commozione, è salito sul palco per ricevere il premio. Una dolcezza incredibile che si è accompagnata ad una immensa gratitudine verso i suoi cari e il suo team da parte di Beatty, il primo scrittore americano in assoluto ad aver vinto questo prestigioso premio letterario.

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Il cinquantaquattrenne afroamericano, nato a Los Angeles nel ’62, si è aggiudicato, oltre alla notorietà e al primato nella sua categoria, il premio in denaro di £50.000. Parlando del suo The Sellout, Beatty ha detto “readers might find it a difficult book to digest” (i lettori potrebbero considerarlo un libro difficile da digerire), ma forse è proprio la sua durezza, ben delineata da un ironia incredibilmente spassosa e una satira pungente, che lo ha reso il candidato perfetto per la vittoria.

Un grande successo per il piccolo editore Oneworld, che per il secondo anno di fila (dopo Breve storia di sette omicidi di Marlon James, vincitore dello scorso Man Booker) vede un suo romanzo premiato nella suggestiva Guildhall di Londra. Un mio personale complimento e ringraziamento va alla Fazi, che ci ha permesso di godere della storia di Bonbon nella nostra bella penisola.

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Da un’iniziale lista di 155 libri, scesi poi a tredici e infine uteriormente selezionati nella rosa dei sei finalisti, Lo Schiavista ha sorpreso tutti. Adesso non ci resta che farlo entrare nelle nostre librerie (se ancora non lo avete fatto) e godere della sua piacevole e preziosa compagnia.

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Le Recensioni di Cristina: Lui vuole me (Ava Lohan)

Buongiorno Lettori!
Non sapevo proprio come cominciare questa recensione: devo dire di essermi trovata in difficoltà, alla fine ho cercato di lasciarmi andare e le parole sono sgorgate fuori senza inutili preconcetti e con una mente molto aperta che, per fortuna, mi contraddistingue. Vi consiglio di fare altrettanto, perché quel che state per leggere non ha nulla di così pesante o fastidioso come si è voluto far credere. Parere di Cristina, gente!

Lui vuole me


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Mancano diciassette giorni per prendere i voti, quando per salvare il convento mi ritrovo costretta ad accettare il compromesso del suo nuovo arrogante proprietario.
Lui vuole me, una novizia, per due settimane. Il mio corpo in cambio del convento. Questa è la sola possibilità che mi offre per non perdere la mia casa.
Ma Kegan Anderson non è come la maggior parte dei ragazzi: lui è a capo del Lust, il club privato più esclusivo e lascivo di Long Island. Ed è lì che vuole portarmi.
Kegan è abituato a vendere il suo corpo e quello dei suoi dipendenti. Non prova niente per nessuno e non va mai a letto più di una volta con la stessa persona a meno che questa non lo paghi.
In questi quattordici giorni non posso negargli il mio corpo, ma devo riuscire a preservare il mio cuore e a ignorare l’attrazione che sento per lui e ciò che mi fa provare. Perché Kegan è una bestia. E la bestia non ama, distrugge.

«… Sono io il tuo Dio, adesso, e tu mi devi obbedire. È questo il tuo primo comandamento dal tuo ingresso qui dentro: non avrai altro Dio all’infuori di me.»
Sgranai gli occhi. Dire una bestemmia simile a una novizia. Era inconcepibile.

Titolo: Lui vuole me
Autore: Ava Lohan
Prezzo: €13,51 cartaceo – 2,99 ebook
Pagine: 370
Pubblicazione: 17 maggio 2016
Editore: Self Publishing

la-mia-recensione

Mi sono avvicinata a questo romanzo incuriosita dalla promozione e dalle conseguenti bufere sulla rete che lo descrivevano come blasfemo e amorale e devo dire di esserne rimasta colpita, in bene.

«Ascoltami, bambina» sospirò, «innamorarti di lui è la cosa più stupida che ti possa fare.»

Vorrei subito spezzare una lancia a favore della trama, che per quanto mi riguarda non ha davvero nulla di sconveniente, almeno non nel 2016. Da autrice e come lettrice posso dire di esserne stata intrigata e averne apprezzato lo stile fluido e le descrizioni chiare, che di volgare non hanno assolutamente nulla. Si tratta di un romanzo erotico che, con le dovute premesse, bisogna leggere senza paraocchi.

Sono l’ultima persona al mondo che potresti amare, e la prima che dovresti odiare.

I personaggi hanno un passato abbastanza travagliato alle spalle e un presente in cui devono affrontare i loro mostri personali. Rose e Kegan sono giovani, belli e totalmente diversi; lei sceglie di farsi accogliere dalle braccia della chiesa per redimere i propri peccati, ritrovando così una pace che con difficoltà avrebbe mai pensato di provare e lui… dissoluto, indecifrabile, imperdonabile. Un uomo che si fa pagare per del sesso occasionale senza distinzione tra uomo o donna, abituato ad avere tutto e ottenerlo con ogni mezzo, ed è ciò che ha fatto con Rose tramite un ricatto.

Chi mai potrebbe amare una bestia?

Kegan è l’uomo del peccato per Rose e le sue buone intenzioni di divenire, un giorno, sposa di Cristo; mentre la “Bestia” (soprannominato così da tutti, inclusi i dipendenti del suo locale, il Lust) sembra essere rimasto folgorato dalla bellissima ragazza bionda conosciuta per sbaglio e per gioco nel confessionale della Chiesa.

Se devo andare all’inferno preferisco andarci scontando peccati che valga la pena commettere.

Il romanzo mi ha lasciato ottime sensazioni e coinvolto, non solo per la buona caratterizzazione dei personaggi, ma anche per l’originalità e il coraggio della storia. Perché, parliamoci francamente, quanti avrebbero scritto un libro riguardante un argomento, in Italia, tabù? Mi ha molto colpito una dichiarazione dell’autrice, in cui propone Lui vuole me come un retelling, una versione alternativa de “La bella è la bestia”. L’autrice ha comunque cercato di concentrare l’interesse del lettore sull’amore che nasce tra i due, l’autorità che Kegan esercita su Rose e la forza di volontà che traspare da parte di quest’ultima, che lotta per se stessa, per gli altri e per quel sentimento che sfocia in lei prepotente.

«Rose» il nome in cui pronunciò il mio nome suonò come una minaccia. Era bellissimo, era il nome di un fiore tra le sue labbra tentatrici.

Come già detto nella scorsa recensione non amo anticipare troppo, preferisco lasciare dei pareri approssimativi, sperando di suscitare in voi la classica domanda: lo acquisto? Bene, se le vostre intenzioni sono di rilassarvi e dipendere da un buon libro per qualche ora (io l’ho letto, impegni permettendo, in due giorni) Lui vuole me fa al caso vostro.

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Vi presento le mie nuove compagne di viaggio!

Buongiorno miei dolci Lettori!
Erano ormai un paio di mesi che volevo dare una svolta al blog, ampliarlo in qualche modo. Dopo oltre due anni di attività, la voglia di donare uno spazio sempre più bello è molto alta. Ultimamente, però, mi sono resa conto di non riuscire a trovare ogni giorno del tempo da dedicare alla scrittura. Siamo umani *perfino noi blogger* 😂😉 eheheh! Gli impegni molto spesso prendono il sopravvento sui nostri piani. Si vorrebbe passare talmente tanto tempo davanti a una pagina bianca e riempirla di articoli, recensioni, chiacchiere… ma, a volte, è davvero impossibile!
Ecco perchè la famiglia de Le Parole Segrete dei Libri da oggi apre le porte ad alcun meravigliose persone. Parliamo di amiche, colleghe, lettrici fidate e amanti della scrittura di qualità (come la sottoscritta) che hanno scelto di viaggiare insieme a me in questa avventura che spero possa rimpire i vostri cuori quanto già colma di gioia i nostri ❤ Ecco le mie nuove collaboratrici 😀

Lucinda Red Rose è lo pseudonimo con cui Le Parole Segrete dei Libri accoglie una delle più belle persone che questo vasto mondo virtuale mi abbia concesso di conoscere. Non vi dirò chi si nasconde sotto le vesti di Lucinda, ma lascerò che le sue parole vi regalino momenti davvero speciali all’insegna della Letteratura e del Cinema con la sua rubrica LUCINDA E I SUOI PENSIERI 😉


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Autrice del romanzo La Chiave Bianca, Erica Stori si unisce al blog Le Parole Segrete dei Libri per dare libero sfogo alla sua passione per la scrittura e la lettura. Alle sue abili mani viene affidata la rubrica PAROLE IN MUSICA, il perfetto connubio fra queste due forme d’arte. Quale miglior modo se non leggere un estratto accompagnato dalla perfetta colonna sonora per scoprire romanzi imperdibili?


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CANTAMI, O DIVA è la rubrica con cui la misteriosa Calliope sceglie di condividere con tutti noi la sua passione per la poesia. Dai grandi poeti del passato ai nuovi autori contemporanei e, chissà… anche qualche lirica inedita! Ecco come l’arte in versi sceglie di fare capolino fra Le Parole Segrete dei Libri, donando nuova luce al nostro prezioso angolo virtuale ❤


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Ultima, ma non per importanza, Cristina Zavettieri. Autrice, Amica e adesso anche compagna di avventure “blogghereccie”. Ai veterani del blog il suo nome non sarà di certo sconosciuto, grazie ai suoi figli d’inchiostro Il Figlio Ribelle e Siara – Il sentiero d’oro. A lei viene affidato l’arduo compito (da me condiviso) di scrivere nuove RECENSIONI, ma non solo. In collaborazione con la sottoscritta, partirà la rubrica THE BOOK DRESS, dedicata alle cover libresche italiane e internazionali, un piccolo spazio per ammirare opere d’arte su carta 😍

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Per non dimenticare… Le proposte editoriali del 2016!

Dirvi “Buongiorno”, come faccio sempre, mi sembra davvero superfluo in una ricorrenza come quella di oggi. Per quanto circondata da numerose polemiche, la Giornata della Memoria rimane e rimarrà sempre un doloroso promemoria della brutalità umana, di ciò a cui l’oscurità può spingerci.
Ogni anno l’editoria italiana ci regala nuovi romanzi dedicati a questa tematica e vorrei qui mostrarvi le uscite di quest’anno. Per noi librovori è sempre bello affrontare anche le più pungenti e toccanti storie attraverso la carta e l’inchiostro. Se avete altri titoli da suggerire lasciate un coomento 🙂 Spero questo piccolo articolo possa farvi piacere ♥

La ragazza con la bicicletta rossa

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Piemme, 17.50 – 298 pg

È l’inverno del 1943 ad Amsterdam.
Mentre i cieli europei sono sempre più offuscati dal fumo delle bombe, Hanneke percorre ogni giorno, con la sua vecchia bicicletta rossa, le strade della città occupata. Ma non lo fa per gioco, come ci si aspetterebbe da una ragazzina della sua età. Hanneke è una “trovatrice”, incaricata di scovare al mercato nero beni ormai introvabili: caffè, tavolette di cioccolato, calze di nylon, piccoli pezzetti di felicità perduta. Li consegna porta a porta, e lo fa per soldi, solo per quello: non c’è tempo per essere buoni in un mondo ormai svuotato di ogni cosa. Perché Hanneke, in questa guerra, ha perso tutto. Ha perso Bas, il ragazzo che le ha dato il primo bacio, e ha perso i propri sogni. O almeno così crede. Finché un giorno una delle sue clienti, la signora Janssen, la supplica di aiutarla, e questa volta non si tratta di candele o zucchero. Si tratta di ritrovare qualcuno: la piccola Mirjam, una ragazzina ebrea che l’anziana signora nascondeva in casa sua… Hanneke, contro ogni buon senso, decide di cercarla. E di ritrovare, con Mirjam, quella parte di sé che stava quasi per lasciar andare, la parte di sé in grado di sperare, di sognare, e di vivere.

La sarta di Dachau

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Garzanti, 16.90 – 320 pg

Londra, 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street, e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio, Ada non ha colpe, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all’unica cosa che le rimane, il suo sogno. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati. La sua fama travalica le mura di Dachau e arriva fino alle più alte gerarchie naziste. Le viene commissionato un abito che dovrà essere il più bello che abbia mai confezionato. Un vestito da sera nero, con una rosa rossa. Ma Ada non sa che quello che le sue mani stanno creando non è un abito qualsiasi. Sarà l’abito da sposa di Eva Braun, l’amante del Führer…

Il Bambino in cima alla Montagna

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Rizzoli, 15.00 – 286 pg

Pierrot è ancora un bambino quando, rimasto orfano, deve lasciare la sua amata Parigi per andare a stare dalla zia in una bellissima e misteriosa magione tra le cime delle Alpi bavaresi. Ma quella non è una villa come le altre e il momento storico è cruciale: siamo nel 1935 e la casa in cui Pierrot si ritrova a vivere è il Berghof, quartier generale e casa delle vacanze di Adolf Hitler. Il Führer lo prende sotto la sua ala protettrice e Pierrot poco alla volta viene catturato da quel nuovo mondo che lo affascina e lo fa sentire speciale, un mondo di potere ma anche di segreti e tradimenti, in cui non capire dove sta il Bene e dove il Male può essere molto pericoloso. A dieci anni dalla pubblicazione del “Bambino con il pigiama a righe”, John Boyne torna a parlare di una delle pagine più drammatiche del Novecento

Una mattina di ottobre

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Nord, 16.90 – 407 pg

L’alba color acciaio è fredda come la pioggia sottile che si deposita silenziosa tra i suoi capelli e le scivola lungo il collo. Chiara Ravello però ha smesso di farci caso nell’istante in cui si è inoltrata nel quartiere ebraico. Ha come la sensazione che quei vicoli siano stati svuotati di vita e non rimanga che l’eco di una sofferenza muta. Quando sbuca in una piazza, Chiara vede un camion sul quale sono ammassate diverse persone. Tra di esse, nota una madre seduta accanto al figlio. Le due donne si fissano per alcuni secondi. Non si scambiano nemmeno una parola, basta quello sguardo. Chiara capisce e, all’improvviso, incurante del pericolo, inizia a gridare che quel bambino è suo nipote. Con sua grande sorpresa, i soldati fanno scendere il piccolo e mettono in moto il camion, lasciandoli soli, mano nella mano. Sono passati trent’anni dal rastrellamento del ghetto di Roma e, all’apparenza, Chiara conduce un’esistenza felice. Abita in un bell’appartamento in centro, ha un lavoro che ama, è circondata da amici sinceri. Tuttavia su di lei grava il peso del rimpianto per quanto accaduto con Daniele, il bambino che ha cresciuto come se fosse suo e che poi, una volta adulto, è svanito nel nulla, spezzandole il cuore. E, quando si presenta alla sua porta una ragazza che sostiene di essere la figlia di Daniele, per Chiara arriva il momento di fare i conti con gli errori commessi, con le scelte sbagliate, con i segreti taciuti troppo a lungo.

La pianista di Auschwitz

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Newton Compton, 9.90 – 252 pg

Hanna ha quindici anni ed è una pianista di talento. È cresciuta in una famiglia ebrea della media borghesia ungherese, ma quando la città in cui vive viene rastrellata, dovrà conoscere insieme ai suoi cari gli orrori del campo di concentramento. Sua madre impazzirà dopo essere stata separata dal marito, e Hanna rimarrà sola con la sorella Erika ad affrontare un luogo agghiacciante e brutale come Auschwitz. Un giorno, però, le viene offerta la possibilità di suonare il pianoforte per il comandante del lager, una scelta sofferta per la povera ragazza. Una volta entrata nella villa del nazista, conoscerà suo figlio, Karl, ragazzo affascinante che sembra rinnegare la vita dello spietato padre. Di primo acchito, Hanna non potrà fare a meno di odiarlo con tutta se stessa. Eppure, man mano che passano i mesi, un altro sentimento per il giovane Karl si farà strada nel suo cuore…

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In piedi, Signori, davanti a una Donna!

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Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato,
per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.

(William Shakespeare)

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11 settembre 2001

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Mi chiedi di parlare, stavolta. Mi chiedi di rompere almeno stavolta il silenzio che ho scelto, che da anni mi impongo per non mischiarmi alle cicale. E lo faccio. Perché ho saputo che anche in Italia alcuni gioiscono come l’altra sera alla Tv gioivano i palestinesi di Gaza. «Vittoria! Vittoria!». Uomini, donne, bambini. Ammesso che chi fa una cosa simile possa essere definito uomo, donna, bambino. Ho saputo che alcune cicale di lusso, politici o cosiddetti politici, intellettuali o cosiddetti intellettuali, nonché altri individui che non meritano la qualifica di cittadini, si comportano sostanzialmente nello stesso modo. Dicono: «Bene. Agli americani gli sta bene». E sono molto molto, molto arrabbiata. Arrabbiata d’ una rabbia fredda, lucida, razionale. Una rabbia che elimina ogni distacco, ogni indulgenza. Che mi ordina di rispondergli e anzitutto di sputargli addosso. Io gli sputo addosso. Arrabbiata come me, la poetessa afro-americana Maya Angelou ieri ha ruggito: «Be angry. It’ s good to be angry, it’ s healthy. Siate arrabbiati. Fa bene essere arrabbiati. È sano». E se a me fa bene io non lo so. Però so che non farà bene a loro, intendo dire a chi ammira gli Usama Bin Laden, a chi gli esprime comprensione o simpatia o solidarietà. Hai acceso un detonatore che da troppo tempo ha voglia di scoppiare, con la tua richiesta. Vedrai. Mi chiedi anche di raccontare come l’ ho vissuta io, quest’Apocalisse. Di fornire insomma la mia testimonianza. Incomincerò dunque da quella.

911RTRS_468x683Ero a casa, la mia casa è nel centro di Manhattan, e alle nove in punto ho avuto la sensazione d’ un pericolo che forse non mi avrebbe toccato ma che certo mi riguardava. La sensazione che si prova alla guerra, anzi in combattimento, quando con ogni poro della tua pelle senti la pallottola o il razzo che arriva, e rizzi gli orecchi e gridi a chi ti sta accanto: «Down! Get down! Giù! Buttati giù». L’ ho respinta. Non ero mica in Vietnam, non ero mica in una delle tante e fottutissime guerre che sin dalla Seconda Guerra Mondiale hanno seviziato la mia vita! Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre, anno 2001. Ma la sensazione ha continuato a possedermi, inspiegabile, e allora ho fatto ciò che al mattino non faccio mai. Ho acceso la Tv. Bè, l’ audio non funzionava. Lo schermo, sì. E su ogni canale, qui di canali ve ne sono quasi cento, vedevi una torre del World Trade Center che bruciava come un gigantesco fiammifero. Un corto circuito? Un piccolo aereo sbadato? Oppure un atto di terrorismo mirato? Quasi paralizzata son rimasta a fissarla e mentre la fissavo, mentre mi ponevo quelle tre domande, sullo schermo è apparso un aereo. Bianco, grosso. Un aereo di linea. Volava bassissimo. Volando bassissimo si dirigeva verso la seconda torre come un bombardiere che punta sull’ obiettivo, si getta sull’ obiettivo. Sicché ho capito. Ho capito anche perché nello stesso momento l’ audio è tornato e ha trasmesso un coro di urla selvagge. Ripetute, selvagge. «God! Oh, God! Oh, God, God, God! Gooooooood! Dio! Oddio! Oddio! Dio, Dio, Dioooooooo!» E l’ aereo s’ è infilato nella seconda torre come un coltello che si infila dentro un panetto di burro. Erano le 9 e un quarto, ora. E non chiedermi che cosa ho provato durante quei quindici minuti. Non lo so, non lo ricordo. Ero un pezzo di ghiaccio. Anche il mio cervello era ghiaccio. Non ricordo nemmeno se certe cose le ho viste sulla prima torre o sulla seconda. La gente che per non morire bruciata viva si buttava dalle finestre degli ottantesimi o novantesimi piani, ad esempio. Rompevano i vetri delle finestre, le scavalcavano, si buttavano giù come ci si butta da un aereo avendo addosso il paracadute, e venivano giù così lentamente. Agitando le gambe e le braccia, nuotando nell’ aria. Sì, sembravano nuotare nell’ aria. E non arrivavano mai. Verso i trentesimi piani, però, acceleravano. Si mettevano a gesticolar disperati, suppongo pentiti, quasi gridassero help-aiuto-help. E magari lo gridavano davvero. Infine cadevano a sasso e paf!

9-11-wtc7Sai, io credevo d’aver visto tutto alle guerre. Dalle guerre mi ritenevo vaccinata, e in sostanza lo sono. Niente mi sorprende più. Neanche quando mi arrabbio, neanche quando mi sdegno. Però alle guerre io ho sempre visto la gente che muore ammazzata. Non l’ ho mai vista la gente che muore ammazzandosi cioè buttandosi senza paracadute dalle finestre d’ un ottantesimo o novantesimo o centesimo piano. Alle guerre, inoltre, ho sempre visto roba che scoppia. Che esplode a ventaglio. E ho sempre udito un gran fracasso. Quelle due torri, invece, non sono esplose. La prima è implosa, ha inghiottito se stessa. La seconda s’ è fusa, s’ è sciolta. Per il calore s’ è sciolta proprio come un panetto di burro messo sul fuoco. E tutto è avvenuto, o m’ è parso, in un silenzio di tomba. Possibile? C’era davvero, quel silenzio, o era dentro di me? Devo anche dirti che alle guerre io ho sempre visto un numero limitato di morti. Ogni combattimento, duecento o trecento morti. Al massimo, quattrocento. Come a Dak To, in Vietnam. E quando il combattimento è finito, gli americani si son messi a raccattarli, contarli, non credevo ai miei occhi. Nella strage di Mexico City, quella dove anch’ io mi beccai un bel po’ di pallottole, di morti ne raccolsero almeno ottocento. E quando credendomi morta mi scaraventarono nell’ obitorio, i cadaveri che presto mi ritrovai intorno e addosso mi sembrarono un diluvio. Bè, nelle due torri lavoravano quasi cinquantamila persone. E ben pochi hanno fatto in tempo ad evacuare. Gli ascensori non funzionavano più, ovvio, e per scendere a piedi dagli ultimi piani ci voleva un’ eternità. Fiamme permettendo.

Non lo conosceremo mai, il numero dei morti. (Quarantamila, quarantacinquemila…?). Gli americani non lo diranno mai. Per non sottolineare l’ intensità di questa Apocalisse. Per non dar soddisfazione a Usama Bin Laden e incoraggiare altre Apocalissi. E poi le due voragini che hanno assorbito le decine di migliaia di creature son troppo profonde. Al massimo gli operai dissottèrrano pezzettini di membra sparse. Un naso qui, un dito là. Oppure una specie di melma che sembra caffè macinato e invece è materia organica. Il residuo dei corpi che in un lampo si polverizzarono. Ieri il sindaco Giuliani ha mandato altri diecimila sacchi. Ma sono rimasti inutilizzati.

twintowersChe cosa sento per i kamikaze che sono morti con loro? Nessun rispetto. Nessuna pietà. No, neanche pietà. Io che in ogni caso finisco sempre col cedere alla pietà. A me i kamikaze cioè i tipi che si suicidano per ammazzare gli altri sono sempre stati antipatici, incominciando da quelli giapponesi della Seconda Guerra Mondiale. Non li ho mai considerati Pietri Micca che per bloccar l’ arrivo delle truppe nemiche danno fuoco alle polveri e saltano in aria con la cittadella, a Torino. Non li ho mai considerati soldati. E tantomeno li considero martiri o eroi, come berciando e sputando saliva il signor Arafat me li definì nel 1972. (Ossia quando lo intervistai ad Amman, luogo dove i suoi marescialli addestravano anche i terroristi della Baader-Meinhof). Li considero vanesi e basta. Vanesi che invece di cercar la gloria attraverso il cinema o la politica o lo sport la cercano nella morte propria e altrui. Una morte che invece del Premio Oscar o della poltrona ministeriale o dello scudetto gli procurerà (credono) ammirazione. E, nel caso di quelli che pregano Allah, un posto nel Paradiso di cui parla il Corano: il Paradiso dove gli eroi si scopano le Urì. Scommetto che sono vanesi anche fisicamente

ORIANA FALLACI

La rabbia e l’orgoglio
Articolo per il “Corriere della Sera”

 

BlogTour “E tu credi al Destino?” di K.J. Lee – Tappa #6

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Buongiorno Lettori!
Era da parecchio tempo che un blogtour non passasse da queste parti, ma oggi abbiamo il tanto atteso ritorno in compagnia di Kathrine J. Lee, autrice del romanzo E tu credi al destino?
A me il grande onore di intervistare l’autrice in persona e poter scorprire qualche segreto dietro la maschera della talentuosa Kat ^_^

E tu credi al Destino?


E tu credi al Destino

L’inchiostro le rivelerà i segni del Destino.
Una giovane donna, un pittore, un segno impresso sulla pelle e nelle stelle.
Quando il Destino intreccia i percorsi accade sempre l’imprevedibile. Lo sa bene Allyson che ha deciso di serrare il cuore, delusa dal suo unico amore. Ma arriverà qualcuno a salvarla dall’abbraccio della solitudine, qualcuno che porta con sé il disegno del fato.
Sotto il cielo di una San Francisco multicolore una giovane donna cercherà se stessa, ma verrà trovata dall’amore.
E tu credi al Destino?

Titolo: E tu credi al Destino?
Autore: Kathrine J. Lee
Prezzo: €0,99
Pagine: 153
Pubblicazione: 3 agosto 2015
Editore: Self-publishing

 

A tu per tu con…
Kathrine J. Lee

Ciao Kathrine, benvenuta fra Le Parole Segrete dei Libri… Non immagini quanto sia felice di averti con me oggi!
Partiamo da una domanda facile facile. Chi si nasconde dietro “Kathrine”? Non voglio nome e cognome, ovvio… Giusto qualche piccola info sulla persona che ha creato “E tu credi al Destino” ^_^

Ciao Lettrice, che bella domanda. Dietro la maschera di Kathrine si nasconde un’anima sognatrice, eternamente innamorata della scrittura, dell’amore, della vita. Eh sì, credo al Destino, altrimenti non avrei scritto questa storia.

Com’è nata la storia di Allyson?

Conoscevo già la storia di Allyson, ho solo dovuto raccontarla. Perché è una storia che molte donne hanno vissuto, che persino io in piccola parte ho vissuto. Allyson è ciascuna di noi.

Allyson è un personaggio estremamente realistico, in effetti… vive le emozioni e le contraddizioni che un rapporo come il suo trasmette nel modo in cui qualsiasi donna farebbe.
Il problema è: crediamo in ciò che è davanti ai nostri occhi o confidiamo nel destino?

Siamo in parte condizionati dal destino, perché siamo noi a credere che esso esista e possa concretamente agire nelle nostre esistenza. E in parte, agiamo d’istinto e viviamo giorno per giorno, senza affidarci a qualche forza superiore. Personalmente ho sempre fatto affidamento sulle mie forze e ciò che la vita mi ha posto davanti, ma non nascondo di essere una fatalista e sì, credo che il destino posso accorrere in nostro aiuto. Io lo aspetto.

Un elemento sicuramente insolito per il genere romance è la presenza di una piccola spolverata di magia. Come mai questa scelta?

Perché non posso farne a meno. La magia esiste nelle piccole cosa, la vita ne è piena. Basti pensare ad alcuni incontri. Come li si definirebbe, se non magici?

Destino… Magia… sono parole che rendono la vita più leggera. Come l’inchiostro nero sulla pagina bianca, che mette le ali al cuore di chi scrive e porta in alto, oltre le nuvole, quello di chi legge.
Se dovessi scegliere se scrivere o leggere, solo una delle due, cosa preferiresti fare?

Ah, non lo so. Forse scegliere scrivere. Sì, scrivere per tutta la vita, perché non potrei immaginare un’esistenza senza inchiostro.

Qual è la parte più bella dell’essere una scrittrice?

Emozionarsi ed emozionare. Credo che arrivare al lettore siano il dono più bello concesso dalla scrittura.

Cosa dobbiamo aspettarci da Kathrine adesso? Sono certa che la “vera Te” abbia molto da far leggere, ma la dolce Kat che fine farà?

La vera me ha in programma diverse uscite, tante che temo di poter dedicare poco tempo a Kat. Ma non escludo che possa tornare con nuove storie, il prossimo anno.

Vorresti dire qualcosa ai tui lettori?

Ho fatto una scommessa con me stessa. E ho bisogno dei lettori per vincerla.
Ho scelto di indossare una maschera perché ci sono storie troppo vere per essere raccontate e questa ne è un esempio. Inoltre volevo ripartire da zero, dopo dieci anni di pubblicazioni. Un giorno forse rivelerà chi sono, ma per adesso sono solo Kat. E già da ora posso ringraziare chi mi legge, senza conoscere il mio nome.
Grazie di cuore.

Ti ringrazio per avermi fatto compagnia e per aver condiviso un po’ di te con i miei Lettori!

Io ringrazio te, per aver accolto me e la mia piccola storia.


Non perdetevi le prossime tappe del tour e, se ancora non lo avete fatto, correte a leggere quelle precedenti e soprattutto il romanzo E tu credi al destino?

tour

…ma dove sei finita?

Buongiorno miei dolci Lettori!
Sono un fantasmino, me ne rendo perfettamente conto… Ma questo caldo mi sta distruggendo! Non riesco a concentrarmi sufficientemente per poter scrivere delle belle recensioni e di questo passo ho accumulato davvero tanti tanti libri da commentare!
Ovviamente la nuvoletta cattivella portatrice di pioggia mi segue sempre e ogni tanto esce fuori un nuovo motivo per fare cattivo sangue, ma cerco di non farmi abbattere: come si dice… “Barcollo, ma non mollo!”.

Questo vuole essere un articolo di buon auspicio, dato che nei prossimi giorni devo assolutamente postare degli articoli: scadenze in arrivoooooo! Pubblicherò il prima possibile il commento conclusivo per #AccioLibrum e I Preferitti di Giugno e Luglio. Martedì invece una recensione speciale (la farò a tutti i costi) per un progetto a cui sto partecipando! 😀
Il calendario è ricco e spero vivamente di non sciogliermi prima di lunerdì 🙂

A presto ❤️

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