In piedi, Signori, davanti a una Donna!

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Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato,
per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.

(William Shakespeare)

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11 settembre 2001

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Mi chiedi di parlare, stavolta. Mi chiedi di rompere almeno stavolta il silenzio che ho scelto, che da anni mi impongo per non mischiarmi alle cicale. E lo faccio. Perché ho saputo che anche in Italia alcuni gioiscono come l’altra sera alla Tv gioivano i palestinesi di Gaza. «Vittoria! Vittoria!». Uomini, donne, bambini. Ammesso che chi fa una cosa simile possa essere definito uomo, donna, bambino. Ho saputo che alcune cicale di lusso, politici o cosiddetti politici, intellettuali o cosiddetti intellettuali, nonché altri individui che non meritano la qualifica di cittadini, si comportano sostanzialmente nello stesso modo. Dicono: «Bene. Agli americani gli sta bene». E sono molto molto, molto arrabbiata. Arrabbiata d’ una rabbia fredda, lucida, razionale. Una rabbia che elimina ogni distacco, ogni indulgenza. Che mi ordina di rispondergli e anzitutto di sputargli addosso. Io gli sputo addosso. Arrabbiata come me, la poetessa afro-americana Maya Angelou ieri ha ruggito: «Be angry. It’ s good to be angry, it’ s healthy. Siate arrabbiati. Fa bene essere arrabbiati. È sano». E se a me fa bene io non lo so. Però so che non farà bene a loro, intendo dire a chi ammira gli Usama Bin Laden, a chi gli esprime comprensione o simpatia o solidarietà. Hai acceso un detonatore che da troppo tempo ha voglia di scoppiare, con la tua richiesta. Vedrai. Mi chiedi anche di raccontare come l’ ho vissuta io, quest’Apocalisse. Di fornire insomma la mia testimonianza. Incomincerò dunque da quella.

911RTRS_468x683Ero a casa, la mia casa è nel centro di Manhattan, e alle nove in punto ho avuto la sensazione d’ un pericolo che forse non mi avrebbe toccato ma che certo mi riguardava. La sensazione che si prova alla guerra, anzi in combattimento, quando con ogni poro della tua pelle senti la pallottola o il razzo che arriva, e rizzi gli orecchi e gridi a chi ti sta accanto: «Down! Get down! Giù! Buttati giù». L’ ho respinta. Non ero mica in Vietnam, non ero mica in una delle tante e fottutissime guerre che sin dalla Seconda Guerra Mondiale hanno seviziato la mia vita! Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre, anno 2001. Ma la sensazione ha continuato a possedermi, inspiegabile, e allora ho fatto ciò che al mattino non faccio mai. Ho acceso la Tv. Bè, l’ audio non funzionava. Lo schermo, sì. E su ogni canale, qui di canali ve ne sono quasi cento, vedevi una torre del World Trade Center che bruciava come un gigantesco fiammifero. Un corto circuito? Un piccolo aereo sbadato? Oppure un atto di terrorismo mirato? Quasi paralizzata son rimasta a fissarla e mentre la fissavo, mentre mi ponevo quelle tre domande, sullo schermo è apparso un aereo. Bianco, grosso. Un aereo di linea. Volava bassissimo. Volando bassissimo si dirigeva verso la seconda torre come un bombardiere che punta sull’ obiettivo, si getta sull’ obiettivo. Sicché ho capito. Ho capito anche perché nello stesso momento l’ audio è tornato e ha trasmesso un coro di urla selvagge. Ripetute, selvagge. «God! Oh, God! Oh, God, God, God! Gooooooood! Dio! Oddio! Oddio! Dio, Dio, Dioooooooo!» E l’ aereo s’ è infilato nella seconda torre come un coltello che si infila dentro un panetto di burro. Erano le 9 e un quarto, ora. E non chiedermi che cosa ho provato durante quei quindici minuti. Non lo so, non lo ricordo. Ero un pezzo di ghiaccio. Anche il mio cervello era ghiaccio. Non ricordo nemmeno se certe cose le ho viste sulla prima torre o sulla seconda. La gente che per non morire bruciata viva si buttava dalle finestre degli ottantesimi o novantesimi piani, ad esempio. Rompevano i vetri delle finestre, le scavalcavano, si buttavano giù come ci si butta da un aereo avendo addosso il paracadute, e venivano giù così lentamente. Agitando le gambe e le braccia, nuotando nell’ aria. Sì, sembravano nuotare nell’ aria. E non arrivavano mai. Verso i trentesimi piani, però, acceleravano. Si mettevano a gesticolar disperati, suppongo pentiti, quasi gridassero help-aiuto-help. E magari lo gridavano davvero. Infine cadevano a sasso e paf!

9-11-wtc7Sai, io credevo d’aver visto tutto alle guerre. Dalle guerre mi ritenevo vaccinata, e in sostanza lo sono. Niente mi sorprende più. Neanche quando mi arrabbio, neanche quando mi sdegno. Però alle guerre io ho sempre visto la gente che muore ammazzata. Non l’ ho mai vista la gente che muore ammazzandosi cioè buttandosi senza paracadute dalle finestre d’ un ottantesimo o novantesimo o centesimo piano. Alle guerre, inoltre, ho sempre visto roba che scoppia. Che esplode a ventaglio. E ho sempre udito un gran fracasso. Quelle due torri, invece, non sono esplose. La prima è implosa, ha inghiottito se stessa. La seconda s’ è fusa, s’ è sciolta. Per il calore s’ è sciolta proprio come un panetto di burro messo sul fuoco. E tutto è avvenuto, o m’ è parso, in un silenzio di tomba. Possibile? C’era davvero, quel silenzio, o era dentro di me? Devo anche dirti che alle guerre io ho sempre visto un numero limitato di morti. Ogni combattimento, duecento o trecento morti. Al massimo, quattrocento. Come a Dak To, in Vietnam. E quando il combattimento è finito, gli americani si son messi a raccattarli, contarli, non credevo ai miei occhi. Nella strage di Mexico City, quella dove anch’ io mi beccai un bel po’ di pallottole, di morti ne raccolsero almeno ottocento. E quando credendomi morta mi scaraventarono nell’ obitorio, i cadaveri che presto mi ritrovai intorno e addosso mi sembrarono un diluvio. Bè, nelle due torri lavoravano quasi cinquantamila persone. E ben pochi hanno fatto in tempo ad evacuare. Gli ascensori non funzionavano più, ovvio, e per scendere a piedi dagli ultimi piani ci voleva un’ eternità. Fiamme permettendo.

Non lo conosceremo mai, il numero dei morti. (Quarantamila, quarantacinquemila…?). Gli americani non lo diranno mai. Per non sottolineare l’ intensità di questa Apocalisse. Per non dar soddisfazione a Usama Bin Laden e incoraggiare altre Apocalissi. E poi le due voragini che hanno assorbito le decine di migliaia di creature son troppo profonde. Al massimo gli operai dissottèrrano pezzettini di membra sparse. Un naso qui, un dito là. Oppure una specie di melma che sembra caffè macinato e invece è materia organica. Il residuo dei corpi che in un lampo si polverizzarono. Ieri il sindaco Giuliani ha mandato altri diecimila sacchi. Ma sono rimasti inutilizzati.

twintowersChe cosa sento per i kamikaze che sono morti con loro? Nessun rispetto. Nessuna pietà. No, neanche pietà. Io che in ogni caso finisco sempre col cedere alla pietà. A me i kamikaze cioè i tipi che si suicidano per ammazzare gli altri sono sempre stati antipatici, incominciando da quelli giapponesi della Seconda Guerra Mondiale. Non li ho mai considerati Pietri Micca che per bloccar l’ arrivo delle truppe nemiche danno fuoco alle polveri e saltano in aria con la cittadella, a Torino. Non li ho mai considerati soldati. E tantomeno li considero martiri o eroi, come berciando e sputando saliva il signor Arafat me li definì nel 1972. (Ossia quando lo intervistai ad Amman, luogo dove i suoi marescialli addestravano anche i terroristi della Baader-Meinhof). Li considero vanesi e basta. Vanesi che invece di cercar la gloria attraverso il cinema o la politica o lo sport la cercano nella morte propria e altrui. Una morte che invece del Premio Oscar o della poltrona ministeriale o dello scudetto gli procurerà (credono) ammirazione. E, nel caso di quelli che pregano Allah, un posto nel Paradiso di cui parla il Corano: il Paradiso dove gli eroi si scopano le Urì. Scommetto che sono vanesi anche fisicamente

ORIANA FALLACI

La rabbia e l’orgoglio
Articolo per il “Corriere della Sera”

 

BlogTour “E tu credi al Destino?” di K.J. Lee – Tappa #6

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Buongiorno Lettori!
Era da parecchio tempo che un blogtour non passasse da queste parti, ma oggi abbiamo il tanto atteso ritorno in compagnia di Kathrine J. Lee, autrice del romanzo E tu credi al destino?
A me il grande onore di intervistare l’autrice in persona e poter scorprire qualche segreto dietro la maschera della talentuosa Kat ^_^

E tu credi al Destino?


E tu credi al Destino

L’inchiostro le rivelerà i segni del Destino.
Una giovane donna, un pittore, un segno impresso sulla pelle e nelle stelle.
Quando il Destino intreccia i percorsi accade sempre l’imprevedibile. Lo sa bene Allyson che ha deciso di serrare il cuore, delusa dal suo unico amore. Ma arriverà qualcuno a salvarla dall’abbraccio della solitudine, qualcuno che porta con sé il disegno del fato.
Sotto il cielo di una San Francisco multicolore una giovane donna cercherà se stessa, ma verrà trovata dall’amore.
E tu credi al Destino?

Titolo: E tu credi al Destino?
Autore: Kathrine J. Lee
Prezzo: €0,99
Pagine: 153
Pubblicazione: 3 agosto 2015
Editore: Self-publishing

 

A tu per tu con…
Kathrine J. Lee

Ciao Kathrine, benvenuta fra Le Parole Segrete dei Libri… Non immagini quanto sia felice di averti con me oggi!
Partiamo da una domanda facile facile. Chi si nasconde dietro “Kathrine”? Non voglio nome e cognome, ovvio… Giusto qualche piccola info sulla persona che ha creato “E tu credi al Destino” ^_^

Ciao Lettrice, che bella domanda. Dietro la maschera di Kathrine si nasconde un’anima sognatrice, eternamente innamorata della scrittura, dell’amore, della vita. Eh sì, credo al Destino, altrimenti non avrei scritto questa storia.

Com’è nata la storia di Allyson?

Conoscevo già la storia di Allyson, ho solo dovuto raccontarla. Perché è una storia che molte donne hanno vissuto, che persino io in piccola parte ho vissuto. Allyson è ciascuna di noi.

Allyson è un personaggio estremamente realistico, in effetti… vive le emozioni e le contraddizioni che un rapporo come il suo trasmette nel modo in cui qualsiasi donna farebbe.
Il problema è: crediamo in ciò che è davanti ai nostri occhi o confidiamo nel destino?

Siamo in parte condizionati dal destino, perché siamo noi a credere che esso esista e possa concretamente agire nelle nostre esistenza. E in parte, agiamo d’istinto e viviamo giorno per giorno, senza affidarci a qualche forza superiore. Personalmente ho sempre fatto affidamento sulle mie forze e ciò che la vita mi ha posto davanti, ma non nascondo di essere una fatalista e sì, credo che il destino posso accorrere in nostro aiuto. Io lo aspetto.

Un elemento sicuramente insolito per il genere romance è la presenza di una piccola spolverata di magia. Come mai questa scelta?

Perché non posso farne a meno. La magia esiste nelle piccole cosa, la vita ne è piena. Basti pensare ad alcuni incontri. Come li si definirebbe, se non magici?

Destino… Magia… sono parole che rendono la vita più leggera. Come l’inchiostro nero sulla pagina bianca, che mette le ali al cuore di chi scrive e porta in alto, oltre le nuvole, quello di chi legge.
Se dovessi scegliere se scrivere o leggere, solo una delle due, cosa preferiresti fare?

Ah, non lo so. Forse scegliere scrivere. Sì, scrivere per tutta la vita, perché non potrei immaginare un’esistenza senza inchiostro.

Qual è la parte più bella dell’essere una scrittrice?

Emozionarsi ed emozionare. Credo che arrivare al lettore siano il dono più bello concesso dalla scrittura.

Cosa dobbiamo aspettarci da Kathrine adesso? Sono certa che la “vera Te” abbia molto da far leggere, ma la dolce Kat che fine farà?

La vera me ha in programma diverse uscite, tante che temo di poter dedicare poco tempo a Kat. Ma non escludo che possa tornare con nuove storie, il prossimo anno.

Vorresti dire qualcosa ai tui lettori?

Ho fatto una scommessa con me stessa. E ho bisogno dei lettori per vincerla.
Ho scelto di indossare una maschera perché ci sono storie troppo vere per essere raccontate e questa ne è un esempio. Inoltre volevo ripartire da zero, dopo dieci anni di pubblicazioni. Un giorno forse rivelerà chi sono, ma per adesso sono solo Kat. E già da ora posso ringraziare chi mi legge, senza conoscere il mio nome.
Grazie di cuore.

Ti ringrazio per avermi fatto compagnia e per aver condiviso un po’ di te con i miei Lettori!

Io ringrazio te, per aver accolto me e la mia piccola storia.


Non perdetevi le prossime tappe del tour e, se ancora non lo avete fatto, correte a leggere quelle precedenti e soprattutto il romanzo E tu credi al destino?

tour

…ma dove sei finita?

Buongiorno miei dolci Lettori!
Sono un fantasmino, me ne rendo perfettamente conto… Ma questo caldo mi sta distruggendo! Non riesco a concentrarmi sufficientemente per poter scrivere delle belle recensioni e di questo passo ho accumulato davvero tanti tanti libri da commentare!
Ovviamente la nuvoletta cattivella portatrice di pioggia mi segue sempre e ogni tanto esce fuori un nuovo motivo per fare cattivo sangue, ma cerco di non farmi abbattere: come si dice… “Barcollo, ma non mollo!”.

Questo vuole essere un articolo di buon auspicio, dato che nei prossimi giorni devo assolutamente postare degli articoli: scadenze in arrivoooooo! Pubblicherò il prima possibile il commento conclusivo per #AccioLibrum e I Preferitti di Giugno e Luglio. Martedì invece una recensione speciale (la farò a tutti i costi) per un progetto a cui sto partecipando! 😀
Il calendario è ricco e spero vivamente di non sciogliermi prima di lunerdì 🙂

A presto ❤️

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BENVENUTI!!!

Eccoci finalmente!!!

Auguro a tutti i vecchi e nuovi Lettori una serena e piacevole permanenza su questo nuovo angolo virtuale <3

Se ci siete… battete un colpo, lasciate un commento e fatevi sentire! Un super bacio 😀

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BUONA PASQUA 2015

A voi che siete Lettori, amici e compagni di viaggio…
A voi che credete in qualcosa, sia esso un Dio, un sogno o voi stessi (o magari tutti e tre, chissà)…
A voi che sapete racchiudervi in un libro e viverlo come nessuno altro è in grado di fare…
A voi che siete e sarete per sempre portatori sani di dipendenza cronica dalla pagina stampata…

AUGURO UNA FELICE
E SERENA PASQUA!

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Donna…

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Fragile, opulenta donna,
matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

Alda Merini

Quando gli scrittori intervistano i lettori: La lettrice segreta

Siamo quasi sempre noi blogger ad intervistare gli autori… perchè, allora, non dovrebbe succedere il contrario? XD Erica Stori, autrice (e da poco anche blogger), ha deciso di aprire una rubrica dedicata ai lettori, dove proprio questi ultimi sono protagonisti! La prima intervista è dedicata a… ME! <3
Ringrazio di cuore Erica per avermi proposto questa intervista a cui ho risposto davvero con estremo piacere 😀

Incontri speciali ❤

Vi è mai capitato di incontrare di persona qualcuno con cui avete stretto un forte legame d’amicizia attraverso il web? E’ una sensazione particolare, strana e stupenda allo stesso tempo… poter finalmente guardare negli occhi una persona con cui hai condiviso tanto! Svanisce il vetro che vi ha divisi ogni qual volta vi siete raccontati un momento della vostra giornata, siete proprio lì e potete infrangere ogni distanza con un abbraccio, un sorrisio, una parola… <3

E’ quello che ho vissuto ieri, alla presentazione del romanzo Rebirth – I Tredici Giorni della dolcissima e bravissima Alessia Coppola! Ho finalmente potuto conoscere, abbracciare e chiacchierare con due fanciulle e amiche con cui quotidianamente condivido il mio mondo fatto di libri ed emozioni, l’autrice del romanzo, Alessia e la scrittrice, e per l’occasione relatrice, Bianca Cataldi!

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La presentazione è stata bella, coinvolgente, divertente… Il romanzo di Alessia è stato accolto con entusiasmo e per me è stato un piacere immenso far parte di questo incontro e condividere con loro un piccolo momento libresco che vi mostrerò nei prossimi giorni 🙂

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Grazie di cuore per l’esperienza,
non vedo l’ora di potervi incontrare ancora <3